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X-WR-CALDESC;LANGUAGE=IT:Eventi recentemente pubblicati sul nostro sito
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SUMMARY;LANGUAGE=IT:Roy Lichtenstein Sculptor
DESCRIPTION;LANGUAGE=IT:La mostra dedicata a Roy Lichtenstein si concentra 
 sulla produzione scultorea dell'artista considerato uno dei maggiori prota
 gonisti della pop art americana. L'esposizione consiste in 45 opere tra di
 segni\, collage\, bozzetti\, maquettes\, modelli e sculture in bronzo real
 izzate tra il 1965 e il 1997 e provenienti dalla Roy Lichtenstein Foundati
 on e dall’Estate Roy Lichtenstein of New York\, nonché da musei e colle
 zioni private. Tale imponente raccolta viene presentata per la prima volta
  in Europa per documentare la vasta e complessa produzione scultorea dell'
 artista.\n\nSeppure l’interesse di Lichtenstein per la scultura dati dag
 li anni Quaranta con esperimenti di rilievo su pietra o di stratificazioni
  in carta\, le prime testimonianze capaci di riflettere un linguaggio matu
 ro datano dal 1964\, quando la sua pittura arriva a nutrirsi delle immagin
 i tratte dai mass-media\, in particolare dal fumetto. Da qui scaturiscono 
 le figurazioni in ceramica che partendo da una fonte bidimensionale\, cart
 acea\, si articolano nella tridimensionalità a formare una testa\, una pi
 la di tazze o un'esplosione. Sono motivi trasferiti da una fonte iconica p
 opolare\, insignificanti e di carattere non estetico\, a cui l'artista int
 ende dare un valore artistico\, come se fossero costanti di una cultura mo
 dernista che va da Brancusi a Calder. È un percorso che si dipana sino al
  1997\, data della sua prematura scomparsa\, attraverso decine e decine di
  sculture che vanno dalla figurazione all'astrazione\, così da oscillare 
 tra le definizioni plastiche e decorative Art Déco degli anni Trenta\, fo
 rmato dalla combinazione di ottone e vetro\, ai profili di teste femminili
  o di sculture moderniste che riflettono il fare espressionista\, neoplast
 ico e surrealista. Costante di tale fare dal 1965 è tuttavia la messa in 
 superficie della scultura\, vale a dire un trattamento appiattente del vol
 ume che si trasforma in linea e colore compatto\, seppur dotato di spessor
 e di un pollice\, come se l'insieme dovesse risultare un collage di ritagl
 i da giornale o da rivista. Simile procedere dà corpo\, dal 1976 a scultu
 re 'di profilo' dove la profondità e le ombre dell'oggetto trattato\, una
  lampada\, uno specchio o una caffettiera\, oppure un volto\, una sirena o
  una casa\, sono poste sullo stesso piano\, come se fossero schiacciate e 
 compresse su una stessa superficie. Una totale sintonia con i dipinti dove
  le differenze prospettiche sono annullate a favore di pieni e di vuoti\, 
 di trasparenze e di opacità che non lasciano intravedere alcuna profondit
 à\, se non la piattezza insignificante del messaggio tratto dal cartoon.
 \n \nLa riflessione su una visione di facciata è portare una critica al v
 alore superficiale del gesto eroico sotteso nella pennellata drammatica e 
 spettacolare degli espressionisti astratti. Questa si traduce inoltre in s
 culture ondeggianti\, senza sostanza e fuori misura dove il segno informal
 e si fa elegante movimento: entità adatta a decorare una piazza o un cent
 ro urbano. Un percorso ricco di ironia e di raffinatezza visuali dove la r
 appresentazione popolare sfugge alla sua banalità per affermarsi come sub
 lime trattato sull'appiattimento dei mass-media.\n \nIl catalogo dell'espo
 sizione\, pubblicato da Skira Editore\, a cura di Germano Celant\, con un
 introduzione di Dorothy Lichtenstein e Jack Cowart e testi di Alfredo Bi
 anchini\, Clare Bell e Ian Wallace\, comprenderà la complessa e ricca ric
 erca scultorea di Roy Lichtenstein\, arricchita dalla sue dichiarazioni.\n
  \nL’allestimento della mostra è a cura di Francesca Fenaroli dello Stu
 dio Gae Aulenti Associati di Milano.
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 5252 - 30122 Venezia
SUMMARY;LANGUAGE=IT:Matta. Roberto Sebastian Matta – Gordon Matta-Clark 
  Pablo Echaurren Matta
DESCRIPTION;LANGUAGE=IT:In concomitanza con la 55. Biennale di Venezia\, la
  mostra vuole indagare le idee e i pensieri che si sono tramandati – att
 raverso le generazioni\, il tempo e la geografia – da Roberto Sebastian 
 Matta ai suoi figli Gordon Matta-Clark e Pablo Echaurren Matta. \n\nL'espo
 sizione organizzata e prodotta dalla Galleria d'Arte Maggiore – G.A.M. d
 i Bologna\, riunisce negli spazi dell'area Scarpa della Fondazione Querini
  Stampalia\, tre grandi protagonisti dell'arte internazionale. Gordon Matt
 a-Clark e Pablo Echaurren Matta non hanno in comune solo il padre Roberto 
 Sebastian Matta\, figura storica che con le sue tele e le sue sculture ha 
 preso parte al Surrealismo ed influenzato gli artisti americani dell'Espre
 ssionismo Astratto\, ma con due stili espressivi differenti sono entrambi 
 due personaggi di rilievo della scena artistica contemporanea.\n\nLa mostr
 a\, curata da Danilo Eccher\, prende origine dall'opera di Roberto Sebasti
 an Matta ed attraverso le opere dei suoi protagonisti percorre mezzo secol
 o di storia dell'arte\, vissuta in tre paesi differenti: la Francia\, gli 
 Stati Uniti e l'Italia. Lo spaccato che ne deriva non è delimitato dalla 
 loro storia familiare\, per quanto eccezionale\, ma amplia i propri confin
 i all'ambiente culturale e politico in cui questi artisti sono stati profo
 ndamente coinvolti. Figli dello stesso padre\, ma di madri differenti\, si
 a Gordon che Pablo hanno avuto un rapporto conflittuale con la figura pate
 rna ed attraverso l'arte entrambi hanno cercato un dialogo concettuale - i
 mpossibile nella vita privata - con Matta attraverso le loro opere pur mat
 urando entrambi\, ed ognuno a suo modo\, linguaggi singolari e differenti.
  Se l'affinità con Matta-Clark è riconducibile a un livello formale\, es
 tetico-architettonico\, in Echaurren l'affinitudine è da ricercarsi nel c
 arattere più propriamente concettuale. \nIl filo conduttore della loro op
 era a livello critico sarà svelato da Danilo Eccher solo pochi giorni pri
 ma dell'apertura al pubblico\, ma ad una prima lettura emerge già come la
  socialità\, la continua ricerca di un rapporto non solo di partecipazion
 e del fruitore\, ma di un suo coinvolgimento diretto o indiretto\, fisico 
 o mentale\, culturale o sociale\, interno o esterno all'opera sia presente
  nell'opera dei tre. Non è un caso infatti se alcuni definiscono le figur
 e antropomorfe di Matta sia in pittura\, sia in scultura\, come 'morfologi
 e sociali'\, come una trasfromazione di passaggio tra i paesaggi interiori
  e il mondo esterno. Per Gordon la socialità è un fattore ancora più ev
 idente\, essendo la sua effimera arte basata sulla performance\, sui 'buil
 ding cuts'\, gli edifici tagliati\, trasformazioni sculturali di architett
 ure preesistenti dove lo spettatore è invitato ad entrare per muoversi fi
 sicamente ed emozionalmente in quegli spazi. Nella sua opera Matta-Clark c
 rea un rapporto diretto con il fruitore\, spesso basato sulla fiducia che 
 costui deve devolvere all'operato dell'artista che come in Matta ha fondam
 enti architettonici. Mentre per quanto riguarda Pablo tutta la sua vita ar
 tistica è immersa nella socialità\, nella sua esistenza quotidiana. E se
  è vero che le sue tele riportano al mondo dei fumetti\, della musica\, d
 ella street art\, alla cultura di massa\, è attraversando la sua iconogra
 fia Pop fatta di contiminazioni di generi che dialogano ora con il Dadaism
 o\, ora con lo stesso Surrealismo\, che l'artista propone con ironia attra
 verso l'apparizione di una natura familiare ed allo stesso tempo inquietan
 te una critica diretta alla società dei consumi. Proprio come sembrano su
 ggerire le figure antropomorfe e primitive presenti nei dipinti del padre.
  Non a caso l'opera di Matta mira anche a una riflessione sull'impatto che
  la tecnologia ha sull'esistenza umana.
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LOCATION:Scuola Grande di San Rocco - San Polo - 30135 Venezia
SUMMARY;LANGUAGE=IT:Vedova Tintoretto
DESCRIPTION;LANGUAGE=IT:La Scuola Grande di San Rocco\, che ospita il grand
 ioso ciclo dei Teleri di Jacopo Tintoretto\, si apre all’arte moderna e 
 contemporanea con il progetto: San Rocco Contemporaneo: in dialogo con Tin
 toretto. A cura di Stefano Cecchetto e Giorgio Baldo\, il progetto mette i
 n relazione cinque grandi artisti del Novecento internazionale con l’ope
 ra del Maestro Manierista.\n\nIl primo appuntamento di questo ciclo è ded
 icato alla figura di Emilio Vedova\, un protagonista della scena internazi
 onale del Novecento\, e per la prima volta saranno esposte le sue opere ch
 e testimoniano il profondo legame che il giovane Vedova sentiva verso l’
 opera di Tintoretto fino alla maturità dei lavori più recenti\, in una m
 ostra realizzata in collaborazione da Arciconfraternita Scuola Grande di S
 an Rocco e Fondazione Emilio e Annabianca Vedova.\nSi possono vedere gli s
 tudi di Vedova dal Tintoretto\, realizzati in epoche diverse fin dal 1936\
 , due sculture e una grande tela degli anni Sessanta fino al ciclo degli O
 ltre che l’artista realizzò nel 1985\, in un ideale percorso che ritrov
 a Vedova nei luoghi di Tintoretto.\nLe opere direttamente riferite a Jacop
 o Tintoretto sono esposte\, secondo il progetto di Germano Celant\, Fabriz
 io Gazzarri e Stefano Cecchetto\, come in un ideale viaggio e dialogo nel 
 tempo quasi lo spettatore possa rivivere e percepire lo sguardo attento e 
 sensibile che provocò Vedova in quella situazione di forte attrazione men
 tre il ciclo degli Oltre viene installato nella Sala Terrena tra le colonn
 e della navata centrale. \n\nTintoretto\, per Emilio Vedova\, è stato mol
 to di più di un antico Maestro di riferimento ed ha costituito il support
 o principale della sua formazione artistica. Questo percorso permette di s
 ottolineare l’impeto e la forza di una conversazione↔lacerazione\; par
 tendo dall’inizio\, dai primi esercizi di stile\, peraltro già marcati 
 da una forte personalità\,  si può comprendere lo sviluppo di quello che
  in seguito diventerà la cifra stilistica di uno dei grandi protagonisti 
 della scena internazionale del Novecento.\n
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LOCATION:Teatro La Fenice - San Marco\, Campo S. Fantin\, 1965 - Venezia
SUMMARY;LANGUAGE=IT:L'Elisir d'amore
DESCRIPTION;LANGUAGE=IT:Orchestra e Coro del Teatro La Fenice\, maestro del
  coro Claudio Marino Moretti. Con sopratitoli in italiano e in inglese.\n
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LOCATION:Teatro Malibran - Cannaregio - 30121 Venezia
SUMMARY;LANGUAGE=IT:Aspern
DESCRIPTION;LANGUAGE=IT:Singspiel in due atti. Prima rappresentazione a Ven
 ezia. \n\nMusica di Salvatore Sciarrino\, libretto Giorgio Marini e Salvat
 ore Sciarrino.\n
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LOCATION:Teatro La Fenice - San Marco\, Campo S. Fantin\, 1965 - Venezia
SUMMARY;LANGUAGE=IT:Carmen
DESCRIPTION;LANGUAGE=IT:Orchestra e Coro del Teatro La Fenice\, maestro del
  Coro Claudio Marino Moretti. Piccoli Cantori Veneziani\, maestro del Coro
  Diana D’Alessio.\n\nIn lingua originale con sopratitoli in italiano e i
 n inglese.\n\nCoproduzione Gran Teatre de Liceu di Barcellona\, Fondazione
  Teatro Massimo di Palermo\, Fondazione Teatro Regio di Torino e Fondazion
 e Teatro La Fenice di Venezia.
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SUMMARY;LANGUAGE=IT:La Traviata
DESCRIPTION;LANGUAGE=IT:Orchestra e Coro del Teatro La Fenice. Maestro del 
 Coro Claudio Marino Moretti\, con sopratitoli in italiano e in inglese. Al
 lestimento Fondazione Teatro La Fenice.
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 5252 - 30122 Venezia
SUMMARY;LANGUAGE=IT:Imago Mundi
DESCRIPTION;LANGUAGE=IT:La mostra presenta la collezione\, costituita da pi
 ù di un migliaio di opere\, di piccoli quadri (tutti in formato 10x12 cen
 timetri) che Luciano Benetton ha raccolto a partire dalle esperienze fatte
  nel corso dei viaggi che ha compiuto in ogni parte del mondo. Sono presen
 tate le opere raccolte in Australia\, India\, Corea\, Stati Uniti\, Giappo
 ne. La collezione è simile a un inventario aperto in grado di contribuire
  a dimostrare come siano mutevoli i modi in cui il mondo viene visto\, int
 errogato e rappresentato dagli artisti\, e come le loro esperienze possano
  contribuire a comprendere meglio la ricchezza custodita in tutto ciò che
  di diverso e lontano il mondo offre alle nostre interpretazioni.
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 76 - 30125 Venezia
SUMMARY;LANGUAGE=IT:Venezia e la Grafica. Le mostre biennali dell’incisio
 ne italiana contemporanea
DESCRIPTION;LANGUAGE=IT:Tra il 1955 e il 1968 si tenevano a Venezia le Bien
 nali dell’Incisione Italiana Contemporanea\, curate da Giorgio Trentin. 
 Un’operazione culturale di ampio respiro che voleva riportare l’arte i
 ncisoria sul piano più alto dell’arte\, negandole la funzione esclusiva
 mente “riproduttiva” in cui era stata a lungo confinata. Nelle sue set
 te edizioni furono invitati e documentati più di centocinquanta artisti\,
  tra cui alcuni tra i più importanti maestri dell’arte italiana del ‘
 900.\n\nLa mostra si articola in due distinti appuntamenti dedicati rispet
 tivamente alle edizioni dal 1955 al 1961 e dal 1963 al 1968\, proponendosi
  di ripercorrere i passi di un’avventura culturale che vide Venezia al c
 entro del dibattito incisorio italiano più aggiornato\, ponendo le basi a
 nche di un importante confronto internazionale.
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LOCATION:Palazzo Ducale - San Marco 01 - 30124 Venezia
SUMMARY;LANGUAGE=IT:Otello
DESCRIPTION;LANGUAGE=IT:Maestro del coro Claudio Marino Moretti. Maestro de
 l coro di voci bianche Diana D’Alessio.\n\nOrchestra e Coro del Teatro L
 a Fenice Piccoli Cantori Veneziani. Con sopratitoli in italiano e in ingle
 se.\n\nNell’ambito del festival 'Lo spirito della musica di Venezia'\nin
  coproduzione con la Fondazione Arena di Verona.
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SUMMARY;LANGUAGE=IT:Madama Butterfly
DESCRIPTION;LANGUAGE=IT:Orchestra e Coro del Teatro La Fenice. Maestro del 
 Coro Claudio Marino Moretti. Nuovo allestimento Fondazione Teatro La Fenic
 e\, in collaborazione con la Biennale di Venezia\nevento speciale della 55
 . Esposizione Internazionale d’Arte.\n\nCon il sostegno del Circolo La F
 enice.
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 ae 1990 - 30135 Venezia
SUMMARY;LANGUAGE=IT:La bottega dei suicidi
DESCRIPTION;LANGUAGE=IT:In una città in cui la vita è diventata talmente 
 triste che la gente non ha più voglia di vivere c’è un inatteso raggio
  di speranza: La bottega dei suicidi gestita da Mishima e Lucréce con i l
 oro figli.\nLe persone disperate\, infatti\, sono benvenute nel negozio e 
 l’attività va a gonfie vele. Alla nascita di Alan\, però\, la disgrazi
 a cade sulla famiglia\, lui sorride e\, peggio ancora\, è felice di esser
 e vivo! Prima opera d’animazione del regista francese Patrice Leconte e 
 deliziosa incursione europea nei territori paradossali che finora solo Tim
 \nBurton sembrava in grado di percorrere. L’humour nero profuso a piene 
 mani nella tragicomica odissea della famiglia Tuvache\, che gestisce una b
 ottega di servizi per gli aspiranti suicidi\, si presta\, infatti\, a una 
 serie di sensazioni che hanno il potere di promuovere un buonumore\nintell
 igente e spiazzante al giusto grado.
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SUMMARY;LANGUAGE=IT:La sposa promessa. Fill the Void
DESCRIPTION;LANGUAGE=IT:Shira\, figlia più giovane di una famiglia ebrea o
 rtodossa di Tel Aviv è stata promessa sposa ad un coetaneo della stessa e
 strazione sociale. La morte per parto della sorella la mette però di fron
 te a un dilemma: ascoltare il suo cuore o\nsposare il cognato Yochay e bad
 are a suo nipote\, come le suggerisce la madre? Regista americana che vive
  a Tel Aviv e che per amore è entrata nella comunità chassidica di quell
 a città\, Rama Burshtein critica\, ma non del tutto\, il potere di una tr
 adizione che occupa ma non si preoccupa del cuore\, impiegando ottimi atto
 ri (non ortodossi) per entrare nella dinamica di usanze le cui ragioni son
 o perse nel tempo. E\nnon manca un po’ di humour.
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 123 Venezia
SUMMARY;LANGUAGE=IT:Atlante dell’architettura italiana degli anni ‘50 e
  ‘60
DESCRIPTION;LANGUAGE=IT:Risultato scientifico di una ricerca dal titolo “
 Forma e struttura nella ricerca architettonica italiana del secondo dopogu
 erra”\, che ha visto coinvolte diverse università italiane\, la mostra 
 presenta oltre 60 capolavori dell'architettura italiana costruiti tra il 1
 950 e il 1970 (Nervi\, Musmeci\, Morandi\, Moretti\, Libera\, Luccichenti-
 Monaco\, Bottoni\, BBPR…). Mostra a cura di Luka Skansi.
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LOCATION:Museo Ebraico - Cannaregio 2902/B - 30121 Venezia
SUMMARY;LANGUAGE=IT:Outsider in a box
DESCRIPTION;LANGUAGE=IT:Il Museo Ebraico di Venezia è lieto di presentare 
 la mostra personale di Dwora Fried:Outsider in a box. \nPotenti e provocat
 orie\, a volte ironiche\, le creazioni di Dwora Fried catturano persone\, 
 luoghi ed emozioni sotto vetro. Letteralmente. \n\nComposte da vetrine di 
 legno\, le opere pongono inquietanti domande sull'identità\, le convinzio
 ni e gli spazi. Ricreano immaginari scenari di sfasamento\, intrappolament
 o ed isolamento. I confini di queste piccole scatole di legno permettono a
 llo spettatore di condividere il mondo interiore dell'artista. \n\n“Cres
 cere da ebrea a Vienna mi ha fatto sempre sentire come un'estranea e quest
 a prospettiva si riflette nella mia arte”\, spiega la Fried. “É sicur
 amente il più autobiografico dei miei lavori\; racchiude gli elementi del
 la mia vita da ebrea / austriaca / lesbica figlia di un sopravvissuto all'
 olocausto”. \n\n\nDwora Fried è nata e cresciuta a Vienna\, in Austria.
  Ha frequentato L'Università di Tel Aviv e si è laureata alla Avni Schoo
 l of Fine Arts in Israele. \nDa cittadina di Los Angeles\, dal 1978\, ha e
 sposto i suoi lavori a Londra\, Vienna e lungo tutta la California.
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LOCATION:Museo del Vetro - Fondamenta Giustinian 8 - Murano\, Venezia
SUMMARY;LANGUAGE=IT:Anna Skibska. Metamorfosi delle forme
DESCRIPTION;LANGUAGE=IT:L’artista polacca Anna Skibska ama raccontare la 
 metamorfosi delle forme utilizzando magistralmente le tecniche vetraie.\nM
 ediante una piccola torcia “stira” delle canne di vetro creando sottil
 i fili di vetro trasparenti\, piegati e fusi tra loro a formare eteree scu
 lture dal perfetto equilibrio. Ricamando la massa “incorporea” del vet
 ro con la stessa abilità dello scultore – che toglie piuttosto che aggi
 ungere\, scava invece che riempire – l’artista giunge a realizzare imp
 ercettibili trame di vetro\, vere e proprie “ragnatele geometriche”\, 
 sulle quali la luce si deposita cristallizzandosi così come fa la brina n
 elle mattine d’inverno\, disvelando la natura euclidea dei gelidi crista
 lli d’acqua.\n\nUn gioco tra visibile e invisibile che conduce all’ess
 enza-assenza della gravità e alla lievità delle sue composizioni.
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LOCATION:Giardini di Castello - Castello - 30122 Venezia
SUMMARY;LANGUAGE=IT:55. Esposizione Internazionale d’Arte - Il Palazzo En
 ciclopedico
DESCRIPTION;LANGUAGE=IT:Apre al pubblico da sabato 1° giugno a domenica 24
  novembre 2013 ai Giardini e all’Arsenale la 55. Esposizione Internazion
 ale d’Arte dal titolo 'Il Palazzo Enciclopedico'\, curata da Massimilian
 o Gioni e organizzata dalla Biennale di Venezia presieduta da Paolo Baratt
 a. \n\nLa Mostra è affiancata da 88 Partecipazioni nazionali negli storic
 i Padiglioni ai Giardini\, all’Arsenale e nel centro storico di Venezia.
  Sono 10 i paesi presenti per la prima volta: Angola\, Bahamas\, Regno del
  Bahrain\, Costa d’Avorio\, Repubblica del Kosovo\, Kuwait\, Maldive\, P
 araguay\, Tuvalu e Santa Sede. Novità assoluta è la partecipazione della
  Santa Sede con una mostra allestita nelle Sale d’Armi\, in quegli spazi
  che la Biennale sta restaurando per essere destinati a padiglioni durevol
 i. Il Padiglione Italia in Arsenale\, organizzato dal Ministero per i Beni
  e le Attività Culturali con la PaBAAC - Direzione Generale per il paesag
 gio\, le belle arti\, l’architettura e l’arte contemporanee - è curat
 o quest’anno da Bartolomeo Pietromarchi.\n\nLa Mostra 'Il Palazzo Encicl
 opedico' forma un unico percorso espositivo che si articola dal Padiglione
  Centrale (Giardini) all’Arsenale\, con opere che spaziano dall’inizio
  del secolo scorso a oggi\, e con molte nuove produzioni\, includendo più
  di 150 artisti provenienti da 37 nazioni. “Nel corso di questi anni –
  spiega il Presidente Paolo Baratta - nella rappresentazione del contempor
 aneo è cresciuto il desiderio dei nostri curatori di mettere gli artisti 
 in prospettiva storica o di affinità reciproca\, evidenziando legami e re
 lazioni sia col passato\, sia con altri artisti del presente. Nello stesso
  tempo\, rispetto all’epoca delle avanguardie\, è cresciuta sempre più
  l’attenzione verso l’intensità della relazione tra l’opera e lo sp
 ettatore (viewer) il quale\, ancorché scosso da gesti e provocazioni\, al
 la fine ricerca nell’arte l’emozione del dialogo con l’opera\, che d
 eve provocare quell’ansia ermeneutica\, quel desiderio di andare oltre c
 he ci si attende dall’arte.” “In questa direzione – prosegue Barat
 ta - compie un passo decisivo la prossima Biennale che darà vita a una gr
 ande mostra-ricerca. Con Il Palazzo Enciclopedico Massimiliano Gioni\, ass
 ai più che portarci un elenco di artisti contemporanei\, vuole riflettere
  sulle loro spinte creative e sembra portare ancora più avanti il quesito
 : ma qual è il mondo degli artisti? L’interesse prospettico arriva al p
 unto da ricercare relazioni con mondi diversi\, per cui sono rappresentate
  opere di artisti contemporanei\, ma anche opere del passato\, riferimenti
  diversi\, lavori che non hanno la pretesa di opere d’arte\, ma che fann
 o parte degli stimoli a immaginare e sognare oltre la realtà\, un’altra
  realtà. Insomma\, quelle visioni che hanno nel tempo classico sollecitat
 o le ‘aspirazioni’ degli artisti\, nel tempo moderno le ‘ossessioni
  degli stessi\, e a dar forma sensibile alle une e alle altre\, fino al 
 tempo presente\, ove si verifica un vero e proprio capovolgimento. Oggi\, 
 ci sembra dire Gioni\, è la realtà ordinaria a offrire su una tavola imb
 andita una pletora di immagini e visioni per l’uso quotidiano\, e che tu
 tte ci colpiscono senza possibilità di sfuggirle e che l’artista dovreb
 be semmai attraversare restando indenne\, come Mosè il Mar Rosso.” “I
 l Palazzo Enciclopedico è una mostra sulle ossessioni e sul potere trasfo
 rmativo dell’immaginazione e si apre al Padiglione Centrale ai Giardini 
 con una presentazione del Libro Rosso di Carl Gustav Jung” – continua 
 Gioni. “Nei vasti spazi dell’Arsenale l’esposizione è organizzata s
 econdo una progressione dalle forme naturali a quelle artificiali\, seguen
 do lo schema tipico delle wunderkammer cinquecentesche e seicentesche. In 
 questi musei delle origini – non dissimili dal Palazzo sognato da Auriti
  – curiosità e meraviglia si mescolavano per comporre nuove immagini de
 l mondo fondate su affinità elettive e simpatie magiche. Questa scienza c
 ombinatoria – basata sull’organizzazione di oggetti e immagini eteroge
 nee – non è poi dissimile dalla cultura dell’iper-connettività conte
 mporanea.” Dalle numerose opere ed espressioni figurative in mostra\, ch
 e includono film\, fotografie\, video\, bestiari\, labirinti\, tavole enci
 clopediche\, progetti\, performance e installazioni\, “emerge una costru
 zione complessa ma fragile\, un’architettura del pensiero tanto fantasti
 ca quanto delirante. “Dopo tutto – dice Gioni – il modello stesso de
 lle esposizioni biennali nasce dal desiderio impossibile di concentrare in
  un unico luogo gli infiniti mondi dell’arte contemporanea: un compito c
 he oggi appare assurdo e inebriante quanto il sogno di Auriti.” \n\nLa 5
 5. Esposizione Internazionale d’Arte è realizzata anche con il sostegno
  di Swatch\, partner della manifestazione\, ENEL main sponsor\, e di Japan
  Tobacco International\, Vela-Hello Venezia\, e illycaffè. Ringraziamenti
  a Cleary Gottlieb Steen & Hamilton LLP e Gi Group.\n\n[WWW.LABIENNALE.ORG
 ->http://www.labiennale.org/it/arte/]
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LOCATION:Campo Sant’Agnese - Campo Sant’Agnese\, 30123 Venezia
SUMMARY;LANGUAGE=IT:Back to Back to Biennale - Free Expression
DESCRIPTION;LANGUAGE=IT:L’arte contemporanea\, dal dopoguerra a oggi\, ha
  teorizzato e spiegato che ci sono diversi e tanti modi di esprimersi. I W
 riters rappresentano un movimento artistico fenomenale che parte dalla soc
 ietà fortemente urbanizzata\, dove le periferie sono considerate dei ghet
 ti e dove l'urbanesimo viene visto come una grande tavolozza su cui esprim
 ere la propria interpretazione della realtà. Il progetto Back to Back to 
 Biennale è un evento per certi aspetti collettivo e generazionale\, ed è
  caratterizzato dalle performance che gli artisti eseguiranno\, non c’è
  nessun filtro curatoriale o tematico\, l’espressione è libera\, così 
 come recita il sottotitolo.
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LOCATION:Torre di Porta Nuova - Castello 2737/F \, 30122 Venezia
SUMMARY;LANGUAGE=IT:Breath
DESCRIPTION;LANGUAGE=IT:Shirazeh Houshiary presenta Breath (Respiro)\, un v
 ideo a quattro canali realizzato la prima volta nel 2003\, ora rimasterizz
 ato e parte di una nuova e unica installazione fissa. In Breath (2013)\, i
  canti evocativi di preghiere Buddiste\, Cristiane\, Ebraiche e Islamiche 
 sono diffusi da quattro schermi video. Il suono diventa coreografia\, con 
 le immagini che catturano il respiro ritmato dei cantanti. L’installazio
 ne è un recinto rettangolare rivestito di feltro nero\, vi si accede attr
 averso uno stretto passaggio che porta a un interno bianco illuminato da u
 ne luce fioca. Quattro schermi sono sospesi ad altezza d’uomo\, da quest
 i si diffondono e si attenuano i canti delle diverse tradizioni\, si gonfi
 ano e si disperdono in un coro inquietante che riempie le sale e oltrepass
 a le pareti. Se all’interno c’è unicità\, all’esterno tutto è mol
 teplicità.
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LOCATION:Palazzo Mora - Strada Nova 3659 (San Felice)\, 30121 Venezia
SUMMARY;LANGUAGE=IT:Culture?Mind?Becoming
DESCRIPTION;LANGUAGE=IT:Culture?Mind?Becoming è una mostra di un gruppo di
  eccellenti artisti cinesi il cui obbiettivo è di sovrapporre l’impatto
  culturale di appropriazione\, riflessione e reinvenzione che esiste nella
  cultura cinese attraverso la lente della globalizzazione. In un periodo i
 n cui in genere gli artisti riflettono sull’empirismo individuale come c
 orpus sostanziale della loro prassi artistica\, gli artisti cinesi sono to
 rnati al loro patrimonio culturale dopo avere acquisito la conoscenza dell
 ’arte occidentale. Grazie a una continua sperimentazione ed evoluzione p
 romuovono un terreno comune in un contesto creativo e unico. Gli artisti c
 inesi sono influenzati a vari livelli dalla cultura occidentale in diversi
  momenti della loro vita. Vivendo in una società dalla cultura diversa\, 
 sono ispirati a ridefinire e reinventare la loro componente comune – l
 esperienza culturale orientale - che si manifesta attraverso le presentaz
 ioni artistiche.
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SUMMARY;LANGUAGE=IT:I libri d’acqua
DESCRIPTION;LANGUAGE=IT:Nocera ha spesso posto al centro del suo lavoro asp
 etti cruciali riguardanti i diritti fondamentali dell’essere umano. Con 
 il progetto I libri d’acqua l’artista focalizza l’attenzione sul tem
 a della migrazione come fenomeno sociale totale. Al centro della sua rifle
 ssione è posta l'importanza della mobilità umana come espressione di una
  libertà fondamentale di movimento e aspirazione all'emancipazione\, che 
 l’artista esprime simbolicamente attraverso il viaggio. I Libri di Anton
 io Nocera sono taccuini di viaggio senza parole\, racconti non scritti che
  si susseguono\, protetti dalle pagine\, e si dischiudono al nostro sguard
 o. Libri che sembrano scaturire\, come divini oggetti di mitologica memori
 a\, dall’acqua.
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LOCATION:Conservatorio di Musica Benedetto Marcello - San Marco 2810 - 3012
 4 Venezia
SUMMARY;LANGUAGE=IT:Ink · Brush · Heart\, XiShuangBanNa
DESCRIPTION;LANGUAGE=IT:“Alla fine del 2012 fui invitato a visitare la fo
 resta pluviale di XiShuangBanNa\, nel sud della Cina. Mentre mi intrattene
 vo nella serena quiete della foresta pluviale\, mi sentivo sempre più col
 pito dalla supremazia della natura. Se i colori del mio ambiente quotidian
 o sbiadivano ogni giorno di più verso il grigio\, qui i colori vibravano 
 lucenti e vitali. Osservavo gli alberi che raggiungevano i 90 metri di alt
 ezza\, un’altezza paragonabile a quella della maggior parte dei nuovi ed
 ifici delle città cinesi. Per essere così alti gli alberi dovevano avere
  radici profondissime. Mi resi conto che la nostra società\, per soddisfa
 re i bisogni più elevati doveva approfondire e legarsi alle sue tradizion
 i. Le foglie degli alberi formavano una composizione intrigante con le pen
 ne del pavone il quale\, avendo una coda su cui spiccano cento occhi\, era
  considerato la manifestazione terrestre della Fenice. Secondo la tradizio
 ne del Feng Shui è considerato l’animale celeste del sud della Cina che
  rappresenta il potere e la bellezza” (Simon Ma).
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LOCATION:Palazzo Bembo - Riva del Carbon\, 4785 San Marco 30124 Venezia
SUMMARY;LANGUAGE=IT:Lawrence Weiner: The Grace of a Gesture
DESCRIPTION;LANGUAGE=IT:THE GRACE OF A GESTURE\, un’opera d’arte di Law
 rence Weiner\, costituisce il pezzo centrale di una mostra organizzata dal
 la Written Art Foundation e presentata al pianterreno di Palazzo Bembo nei
  pressi del ponte di Rialto. Un elemento centrale sarà l’installazione 
 del THE GRACE OF A GESTURE (la grazia di un gesto) che apparirà su cinque
  dei maggiori sistemi di trasporto della città di Venezia\, i vaporetti. 
 Trasporteranno l’opera lungo il Canal Grande\, l’Arsenale\, i Giardini
  e oltre. L’opera sarà mostrata in cinque lingue diverse\, dal cinese a
 l giapponese\, dall’arabo all’ebraico. Incluse nella mostra a Palazzo 
 Bembo altre quattro opere di Weiner\, originariamente create per la sua mo
 stra Displaced al Dia Center for the Arts di New York nel 1991.
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LOCATION:Palazzo Albrizzi - Cannaregio 4118 - 30122 Venezia
SUMMARY;LANGUAGE=IT:Overplay
DESCRIPTION;LANGUAGE=IT:OVERPLAY focalizza in modo interdisciplinare il rap
 porto tra arte e crisi. Partendo da una ricognizione storica della storia 
 dell’arte (Caporali\, Correggio\, Jordaens\, Guardi\, Rousseau\, von Stu
 ck\, Schifano\, Vedova\, Santomaso) ci accompagna verso la “criticità d
 el senso” presente nell’installazione di Emiliano Bazzanella\, ove l
 iPad diventa la voce inquietante di infinite domande senza risposta creat
 e da un software\, oppure verso tentativi di fuga\, ribellione\, sublimazi
 one immaginaria e riconversione\, presenti in un folto gruppo di important
 i artisti contemporanei.
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LOCATION:Arsenale di Venezia - Castello - 30122 Venezia
SUMMARY;LANGUAGE=IT:Pato•Men\, Carlos Marreiros
DESCRIPTION;LANGUAGE=IT:Questo progetto di installazione d’arte incoraggi
 a una riflessione sulle informazioni e le conoscenze\, la sua disposizione
  ordinata o meno\, e la sua manipolazione. Dall’Arca di Noè al Rinascim
 ento\, dal Teatro della Memoria di Giulio Camillo\, al Teatro della Memori
 a di Steve Jobs\, la causa è il Palazzo Enciclopedico di Marino Auriti. M
 olti Teatri del Mondo si contendono il primato nel Teatro Globale\, e tutt
 avia c’è ancora posto per l’Etica. In PATO·MEN & Women le donne sono
  una minoranza ma tuttavia in numero molto significativo. Sono strani esse
 ri\, molto ordinati e spiritosi\, quasi edonisti\, che praticano l’Etica
 . Questa installazione d’arte sarà essenzialmente in bianco e nero.
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LOCATION:Ca' Rezzonico - Dorsoduro 3136\, 30123Venezia
SUMMARY;LANGUAGE=IT:A Very Light Art. Mario Airò / Stefano Arienti / Cerit
 h Wyn Evans / Flavio Favelli / Luigi Ontani / Gabriel Orozco / Heimo Zober
 nig
DESCRIPTION;LANGUAGE=IT:A Very Light Art è una mostra che si propone come 
 interfaccia tra opera d’arte e oggetto d’uso comune. E’ una riflessi
 one sul design e uno studio sul ruolo dell’artista nella storia in relaz
 ione all’ambiente architettonico. Una riflessione che trae spunto e stim
 olo dagli ambienti superlativi di Ca’ Rezzonico\, Museo del Settecento V
 eneziano\, scelto come luogo della contaminazione e del confronto.\n\nSett
 e gli artisti di fama internazionale selezionati dalla curatrice della mos
 tra Cornelia Lauf\, con la direzione scientifica di Gabriella Belli\, chia
 mati per la loro straordinaria sensibilità verso i materiali dell’alto 
 artigianato italiano e il contesto storico del palazzo: Mario Airò\, Stef
 ano Arienti\, Flavio Favelli\, Luigi Ontani\, Gabriel Orozco\, Cerith Wyn 
 Evans e Heimo Zobernig.\n\nMario Airò presenta una scultura luminosa sosp
 esa all’interno di una piccola cappella\, insieme a uno scrittoio proget
 tato per Adele-C e un vaso da fiori appoggiato a terra prodotto da Luigi B
 arato\, grande maestro nella lavorazione degli smalti su rame. Ognuno di q
 uesti oggetti non cela la propria funzione e\, al contempo\, si presenta c
 ome scultura. Una superlativa maestria artigianale è sempre alla base di 
 questi manufatti.\n\nStefano Arienti ci propone una piccola foresta di ram
 i di platano\, da cui pendono delle candele votive o dei fiori in cartacre
 spa. Le opere sono appese alle pareti della sala del Tiepolo alla stregua 
 delle antiche appliques. Questi elementi naturali\, spruzzati di vernice o
 ro e arricchiti da semplici ninnoli\, si pongono volontariamente in contra
 sto con lo sfarzo del palazzo.\n\nFlavio Favelli si riconosce per le sue m
 agiche trasformazioni di comuni oggetti di arredo (legati alla memoria del
 la sua infanzia) in sculture di insospettata poesia. Così\, cornici dorat
 e\, tendaggi di velluto\, specchi regali con superfici opache o lampadari 
 da rigattiere di gusto kitsch vengono ricomposti in oggetti di rara bellez
 za. L’artista ha realizzato Violet Murano: una grande lanterna per la po
 rta d’acqua del palazzo sul Canal Grande.\n\nLuigi Ontani\, grande maest
 ro della scena italiana\, ripropone la sua classica incursione nel mondo d
 ella mitologia giocando ad invertirne i nomi e i personaggi. L’opera pri
 ncipale è il lampadario Mayadusa\, realizzato nel 1988 a Murano con il ma
 estro Silvano Signorotto. Nella stessa sala\, Nel Regno del Ragno Eggoista
 : grande specchio con elaborata cornice raffigurante un ragno che tesse la
  sua tela ed il vaso Vanitaso\, entrambi accompagnati dagli acquerelli pre
 paratori.\n\nGabriel Orozco prende parte con due meravigliosi mobiles: eno
 rmi e ultra-leggeri congegni di bambù e piume. Uno dei lavori è composto
  di sole piume bianche\, l’altro è come una nuvola di colore marrone ch
 iaro. Questi lavori conferiscono un accento di leggerezza e giocosità all
 a cupa eleganza della sala Lazzarini.\n\nCerith Wyn Evans ha scelto d’in
 tervenire sull’impianto di illuminazione della celebre “Ciocca”\, me
 ravigliosa opera dell’arte vetraria muranese del sec. XVIII\, ideata e p
 rodotta da Giuseppe Briati. Cerith Wyn Evans torna ad usare un dispositivo
  d’illuminazione readymade\, che si accende ad intermittenza seguendo gl
 i impulsi trasmessi dal brano musicale di Ravel\, Le Gaspard de la Nuit. U
 n sottile e poetico “détournement” della storia\, capace di catturare
  la speciale malinconia che caratterizza Venezia. Sotto il lampadario\, un
  crisantemo in vetro\, soffiato dal maestro Gianni Seguso\, conclude il la
 voro di Wyn Evans.\n\nHeimo Zobernig realizza una serie di sfere rosso rub
 ino del diametro massimo consentito dalle bocche dei forni muranesi. Sospe
 se tutte insieme nel Portego del piano di palazzo\, invadono lo spazio e c
 reano un effetto luminoso che assorbe ogni elemento architettonico e d’a
 rredo.
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LOCATION:Isola di San Giorgio - Isola di San Giorgio
SUMMARY;LANGUAGE=IT:Perspectives by John Pawson
DESCRIPTION;LANGUAGE=IT:John Pawson rivela una nuova prospettiva della Basi
 lica di San Giorgio Maggiore. Perspectives offre al visitatore una vista u
 nica sulla bellezza del capolavoro architettonico di Andrea Palladio. La c
 ombinazione tra un menisco di cristallo concavo Swarovski e un emisfero ri
 flettente e più grande\, crea un’esperienza ottica che porta nuova luce
  all’interno della famosa basilica benedettina. La missione della Fondaz
 ione Swarovski è promuovere la creatività e l’innovazione grazie al la
 voro svolto insieme agli architetti\, gli artisti e i designer. Questo evi
 denzia il suo impegno verso la comunità artistica e non solo.
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LOCATION:Palazzo Pisani Santa Marina - Cannaregio\, Calle delle Erbe 6104 -
  30122 Venezia
SUMMARY;LANGUAGE=IT:Scotland + Venice 2013
DESCRIPTION;LANGUAGE=IT:La mostra presenta un nuovo lavoro di tre artisti s
 ignificativi che operano oggi in Scozia. Corin Sworn crea installazioni ch
 e esplorano il modo in cui gli oggetti circolano\, diffondono e creano sto
 rie. Duncan Campbell produce film con materiale d’archivio e sue riprese
 \, rimettendo in questione le informazioni presentate. Hayley Tompkins rea
 lizza oggetti dipinti che trasformano oggetti familiari e banali come colt
 elli\, martelli\, cellulari o pezzi d’arredamento. La mostra è curata e
  organizzata dal Common Guild\, Glasgow. Scotland + Veniceè un partenaria
 to tra Creative Scotland\, British Council Scotland e le Gallerie Nazional
 i di Scozia.
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LOCATION:Centro Studi e Documentazione della Cultura Armena - Corte Zappa\,
  D.D. 1602 - 30123 Venezia
SUMMARY;LANGUAGE=IT:Steel-Lives\, Still-Life
DESCRIPTION;LANGUAGE=IT:Una donna fissa intensamente il suo sguardo energic
 o sullo spazio della vita e lo trapassa. Cosa c’è dall’altra parte? L
 ’acciaio residuo scintilla con potente ridondanza\; un residuo che ha ma
 ncato l’obiettivo di rendere la vita come l’avrebbe potuta rendere. Un
  flusso cinematografico permea la temporalità stessa del lavoro fotografi
 co di Norayr Kasper\, lontano sia dalla nostalgia sia dal reportage fotogr
 afico. Ciò che è in ballo in queste opere non è la scomparsa ma l’exi
 stance. Steel-Lives\, Still-Life è una narrazione messa tra parentesi in 
 un luminoso contesto palladiano. La donna stessa sa di essere stata messa 
 tra parentesi dal mondo che è andato avanti senza di lei. Questa è ancor
 a vita (“still life”)\, ma una vita che deve scioccare la realtà.
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LOCATION:Museo Diocesiano Sant'Apollonia - Castello 4312 - 30122 Venezia
SUMMARY;LANGUAGE=IT:The Grand Canal
DESCRIPTION;LANGUAGE=IT:Il Canal Grande di Cina\, un patrimonio culturale v
 ivente\, è il tema di questa mostra collaterale. Esso è stato ricavato p
 er aprire gli scambi di risorse umane e materiali e ha portato a una diffu
 sione enciclopedica dell’arte\, delle idee e della cultura coerenti con 
 la globalizzazione di oggi. La mostra evidenzia la fusione di arte cinese 
 contemporanea\, storia\, tradizione e mondo materiale. In un’esplorazion
 e del significato pratico e culturale del Canal Grande\, gli artisti cines
 i affrontano le dicotomie complementari come fatto a mano/naturale\, tradi
 zionale/contemporaneo\, maschio/femmina e materiale/spirituale.
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LOCATION:Palazzo Trevisan degli Ulivi - Campo S.Agnese\, Dorsoduro 810 - 30
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SUMMARY;LANGUAGE=IT:Salon Suisse
DESCRIPTION;LANGUAGE=IT:Il Salon Suisse\, programma collaterale ufficiale d
 ella partecipazione svizzera alla 55. Esposizione Internazionale d’Arte\
 , comprende dibattiti e letture pubbliche ma anche iniziative sperimentali
  come performance audiovisive\, la ricostruzione di una mostra e conferenz
 e-performance. L’edizione di quest’anno è dedicata al retaggio dell
 Illuminismo europeo nel mondo artistico contemporaneo. Il suo curatore\, 
 Jörg Scheller\, ha invitato teorici e artisti internazionali a intavolare
  un dibattito sull’Illuminismo in un’ottica multiprospettica. Gli even
 ti\, gratuiti e accessibili a tutti\, si svolgono sempre nello storico Pal
 azzo Trevisan degli Ulivi.
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LOCATION:Teatro Fondamenta Nuove - Cannaregio 5013 - 30122 Venezia
SUMMARY;LANGUAGE=IT:Emergency Pavilion: Rebuilding Utopia
DESCRIPTION;LANGUAGE=IT:Sono passati quarant’anni. Quando ha cominciato a
  cambiare il mondo? Nel 1973? Nel 1989? Quando è morta la “imagination 
 au pouvoir”\, nel 1968 o nel 2012? O solamente il 1° gennaio 2013?
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LOCATION:Palazzo Bembo - Riva del Carbon\, 4785 San Marco 30124 Venezia
SUMMARY;LANGUAGE=IT:Personal Structures
DESCRIPTION;LANGUAGE=IT:La mostra presenta una straordinaria combinazione d
 i opere d’arte che offrono una vasta gamma di approcci individuali sui t
 emi del Tempo\, dello Spazio\, dell’Esistenza. Opere d’arte che si pre
 sentano con sincerità e con grande impatto all’interno di ogni spazio e
  allo stesso tempo creano la complessità della mostra. Ogni sala dovrà d
 are allo spettatore delle informazioni su ogni opera in mostra\, sul proge
 tto o sull’idea dal punto di vista dell’artista.
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LOCATION:Arsenale di Venezia - Castello - 30122 Venezia
SUMMARY;LANGUAGE=IT:Passage to History: Twenty Years of La Biennale di Vene
 zia and Chinese Contemporary Art
DESCRIPTION;LANGUAGE=IT:Il 2013 segna il ventesimo anniversario della parte
 cipazione degli artisti cinesi contemporanei alla Esposizione Internaziona
 le d’Arte della Biennale di Venezia\; ricorrono\, inoltre\, i venti anni
  di scambi culturali e artistici tra Cina e Occidente. In questo periodo s
 i è registrato un cambiamento negli atteggiamenti accettati verso la cult
 ura cinese e la sua identità internazionale nel mondo occidentale\, come 
 pure verso il contributo della Cina all’arte contemporanea\, soprattutto
  nella pittura. Il tema della mostra\, passaggio nella storia\, deriva app
 unto da questo. In effetti\, si vede chiaramente che gli sforzi congiunti 
 degli artisti e dei critici cinesi contemporanei\, sia in Cina sia all’e
 stero\, così come gli sforzi dei curatori occidentali con una passione pe
 r l’arte\, hanno reso possibile questo prezioso periodo della storia del
 l’arte cinese.
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LOCATION:Museo di Storia Naturale - Fontego dei Turchi\, S.Croce 1730 - 301
 35 Venezia
SUMMARY;LANGUAGE=IT:Bestiario Contemporaneo. Fra arte e scienze\, artisti i
 taliani dalla collezione ACACIA
DESCRIPTION;LANGUAGE=IT:Il rapporto arte-scienza e arte-natura è tra i pi
  antichi e indissolubili. Il mondo animale e vegetale\, i segreti della v
 ita microscopica così come le forme macroscopiche\, gli aspetti dell’an
 imato e dell’inanimato\, del finito e infinito sono stati argomenti di c
 onfronto e stimolo\, ambiti di suggestione e indagine dell’espressione a
 rtistica fin dall’antichità.\n\nGli artisti contemporanei non hanno sme
 sso di confrontarsi e di farsi ispirare\, di riflettere e meravigliarsi su
 lla realtà che emerge non solo dalla semplice visione della natura\, ma a
 nche dall’indagine scientifica\, che apre a nuove conoscenze\, consapevo
 lezze\, interrogativi.\n\nIn occasione della Biennale 2013\, l’arte cont
 emporanea viene chiamata a dialogare\, con la collezione permanente del Mu
 seo di Storia Naturale di Venezia\, in un alternanza tra grande effetto sc
 enografico e microscopica sorpresa\, secondo analogie formali e legami con
 tenutistici. Insieme ai reperti naturalistici\, le opere d’artisti affer
 mati sulla scena italiana e internazionale: Maurizo Cattelan con i suoi or
 mai famosi Musicanti di Brema dal canto belluino (Loves saves life\, 1995)
 \, Vanessa Beecroft le cui performance sono tableaux vivants \, Paola Pivi
 \, Francesco Vezzoli\, Rosa Barba\, Lara Favaretto\, Luca Trevisani\, Adri
 an Paci\, Roberto Cuoghi\, Nico Vascellari\, Francesco Gennari\, Marcella 
 Vanzo\, Sabrina Mezzaqui\, Marzia Migliora\, Mario Airò\, Gianni Caravagg
 io.\n\nDopo il grande successo della mostra milanese\, ACACIA proporrà a 
 Venezia una scelta di circa 30 opere d’arte\, che verranno ad instaurare
  un dialogo ironico e sorprendente con le raccolte naturalistiche del muse
 o veneziano di Storia Naturale. Tutte le forme espressive conosciute delle
  arti visive saranno rappresentate\, dalle più tradizionali – pittura e
  scultura - per arrivare\, passando per la fotografia\, alle più contempo
 ranee video ed installazione. Il comune denominatore che lega tutti gli ar
 tisti in mostra\, è il rifiuto a considerare l’arte come un esercizio f
 ormale\, vuoto e puramente autoreferenziale.
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LOCATION:Ex Magazzini di San Cassian - Santa Croce 2254 - 30124 Venezia
SUMMARY;LANGUAGE=IT:Noise
DESCRIPTION;LANGUAGE=IT:A cent'anni da L'arte dei Rumori di Luigi Russolo\,
  Noise propone una riflessione sul rumore quale condizione necessaria e pa
 rte integrante di ogni processo comunicativo. Una delle possibilità dell'
 arte è di rendere significante quella parte della comunicazione che solit
 amente sfugge alla codificazione e alla comprensione\, per tornare a un es
 senziale principio di indeterminatezza. Adottando un modus operandi legato
  all'ascolto e all'immersione\, gli artisti in mostra pongono la processua
 lità in una posizione privilegiata rispetto alle esigenze di rappresentaz
 ione e individuano\, in quello che potremmo definire errore\, una condizio
 ne essenziale per rendere conto della complessità dell'esistente.
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LOCATION:Fondazione Bevilacqua La Masa - Dorsoduro 2826 - 30123 Venezia
SUMMARY;LANGUAGE=IT:Unattained Landscape - Paesaggio Incompiuto
DESCRIPTION;LANGUAGE=IT:In occasione della 55° Esposizione Internazionale 
 d'Arte della Biennale di Venezia\, la Japan Foundation inaugura la mostra 
 Unattained Landscape - Paesaggio Incompiuto\, realizzata in collaborazione
  con la Fondazione Bevilacqua La Masa. \nL'esibizione presenta l'operato d
 i artisti giapponesi e internazionali da una moltitudine di campi creativi
  diversi: arti visive\, design\, manga\, letteratura\, performance\, sonor
 o e film. Unattained Landscape - Paesaggio Incompiuto propone una sovrappo
 sizione di talenti\, attitudini e discipline che incoraggia ad andare oltr
 e il modello delle consuete mostre d'arte contemporanea. Questo nuovo appr
 occio curatoriale è la migliore maniera per descrivere i cambiamenti fren
 etici all'interno dell'identità giapponese\, ed è un microcosmo che most
 ra le mutazioni nei modi di comprendere\, rappresentare e vivere la vita d
 a parte delle comunità globali.\n\nCon questo evento espositivo la Japan 
 Foundation intende incoraggiare una maggiore comprensione globale della cu
 ltura giapponese\, promuoverne la conoscenza e contribuire ad attività cu
 lturali internazionali.\n\nUnattained Landscape - Paesaggio incompiuto è 
 una mostra per la promozione dell'arte e degli scambi tra culture\, concep
 ita dalla Japan Foundation per riflettere la creazione contemporanea nella
  sua essenza\, riconsiderando e interrogandosi sulla possibilità che l'ar
 cipelago giapponese sia un modello per la cultura contemporanea. Questo te
 rritorio vasto e dispersivo\, come può diventare la patria di una cultura
  comune? In che modo è possibile ispirare le medesime sensazioni in color
 o che lo visitano? Come può trasmettere il medesimo giudizio alle diverse
  comunità\, anche se frammentate\, su scala comune?\nUnattained Landscape
  - Paesaggio Incompiuto sfida l'arcipelago (la terra nella sua forma conte
 mporanea) e il significato dell'appartenenza a una comunità\, comprendend
 o in questo la sua formazione e il suo legame col territorio. Nel momento 
 in cui le nazioni vengono create o sciolte\, marcando i loro territori con
  nuovi confini\, anche mentalmente si formano delle mappe temporanee\, le 
 quali creano territori invisibili e discontinui che trascendono dal concet
 to di 'nazione'. Queste mappe rivelano una versione immaginaria del Giappo
 ne: raccolgono i desideri e i modelli di un paese rappresentato non solo d
 a una moltitudine di città\, oppure da poesie\, videogiochi o cibo\, ma d
 a una fusione di fantasie ispirate da menti e film sia giapponesi\, sia st
 ranieri.\nGli artisti\, che in mostra contribuiranno a creare nuove vision
 i nel tentativo di rispondere a queste domande\, sono: Meiro Koizumi\, Sim
 on Fujiwara\, Shuji Terayama\, Tomoko Yoneda\, Marina  Abramović\, Mauriz
 io Cattelan e Pierpaolo Ferrari\, Karen Cytter\, Tacita Dean\, Hiroya Oku\
 , Jim O'Rourke\, David Peace\, Rirkrit Tiravanija.
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LOCATION:Palazzo Barbarigo Minotto - Fondamenta Duodo o Barbarigo S. Marco 
 2504 -  30124 Venezia
SUMMARY;LANGUAGE=IT:The Dream of Eurasia. 987 Testimonials The Italian Atti
 tude
DESCRIPTION;LANGUAGE=IT:L’installazione condensa in sé due aspetti: il l
 inguaggio artistico di Omar Galliani che attinge alla grande tradizione ri
 nascimentale italiana\, e la capacità di instaurare un dialogo fra le cul
 ture europee e asiatiche. La metafora da cui partire per comprendere quest
 a nuova configurazione è il frattale\, l’ovale del viso di Eurasia che 
 rappresenta milioni di volti\, su cui si radica la colonna: la diversità 
 morfologica e culturale si riconosce nell’appartenenza a un valore nuovo
  che scaturisce dall’unione di differenze. Per attuare il progetto\, l
 artista e i curatori\, in sinergia con le realtà di impresa italiane\, c
 oinvolgeranno 987 testimonial la cui presenza sarà documentata attraverso
  scatti fotografici e riprese video.
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LOCATION:San Francesco della Vigna - Castello 2786\, Arsenale - Venezia
SUMMARY;LANGUAGE=IT:The Intimate Subversion by Ángel Marcos
DESCRIPTION;LANGUAGE=IT:“Se non cambiamo direzione\, è probabile che fin
 iremo esattamente dove siamo diretti”. Proverbio cinese. Che cosa possia
 mo fare? Questa domanda è il corpo fondamentale del progetto\, ma è nece
 ssario compiere una sintesi: probabilmente le azioni che possiamo portare 
 a termine per instaurare una civiltà sostenibile devono essere collegate 
 ai nostri sentimenti e pensieri più intimi\, le aree del pensiero creativ
 o e affettivo cariche di energia e di difficile distruzione. Sappiamo\, in
 vece\, quanto le aree che riguardano i beni materiali siano deboli\, così
  come lo sono gli stati d’animo che dipendono dal consumo. Non ci resta 
 quindi che provare con gli affetti\, anche perché non ci resta altro che 
 L’intima sovversione.
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LOCATION:Galleria Internazionale d'Arte Moderna-Ca' Pesaro - Santa Croce 20
 76 - 30125 Venezia
SUMMARY;LANGUAGE=IT:The Sonnabend Collection
DESCRIPTION;LANGUAGE=IT:Ileana Sonnabend è stata una delle più grandi e i
 nfluenti scopritrici di talenti artistici della seconda metà del Novecent
 o\, conosciuta e apprezzata per l’intuito\, la forza di carattere\, la s
 ua visionarietà precorritrice e quell’eclettismo di gusto e pensiero ch
 e le hanno permesso di comprendere e promuovere il nuovo nell’arte ameri
 cana e europea.\n\nLa sua collezione straordinaria\, creata in tanti anni 
 dedicati a sostenere i giovani artisti e le avanguardie del Novecento\, tr
 ova ora una “casa europea” nelle splendide sale monumentali del second
 o piano della Galleria Internazionale d’Arte Moderna a Ca’ Pesaro.\n\n
 La mostra\, primo passo di una collaborazione a lungo termine con la Sonna
 bend Collection e la Sonnabend Collection Foundation\, si presenta come un
 a straordinaria opportunità di arricchire le collezioni d’arte cittadin
 e del Novecento\, a completamento del percorso espositivo permanente di Ca
 ’ Pesaro\, che proprio grazie alle opere della collezione di Ileana Sonn
 abend\, potrà proporre al suo pubblico un itinerario più completo e ricc
 o di capolavori nella storia dell’arte dell’intero XX Secolo.\n\nEcco 
 allora che The Sonnabend Collection a partire proprio dal punto in cui si 
 è interrotta l’avventura collezionistica di Ca’Pesaro e il suo rappor
 to con la Biennale\, condurrà il visitatore in un percorso di altissima q
 ualità artistica dentro i principali linguaggi sperimentali della seconda
  metà del Novecento\, attraverso oltre 70 opere-icona di quegli anni.\n\n
 In mostra si potranno ammirare capolavori notissimi come Figure 8 di Jaspe
 r Johns del ’59 e Interior (Combine painting) del 1956\, Payload (1962) 
 e Kite (1963) di Robert Rauschenberg\, artista che Ileana contribuì\, con
  Leo Castelli e Alan Solomon\, a portare alla Biennale di Venezia del 1964
 \, dove Rauschenberg vinse il Gran premio della Pittura. Accanto a questi 
 maestri ci saranno i grandi esponenti della Pop Art: Jim Dine sarà in mos
 tra con due bellissime opere e Claes Oldenburg con Roast Beef\, di Roy Lic
 htenstein sarà esposto anche il famoso Little Aloha (1962)\, James Rosenq
 uist con Balcony del ‘61\, Tom Wesselman - Still life #45 e Seascape #14
  – e soprattutto Andy Wharol presente con un nucleo incredibile di ben o
 tto lavori\, tra cui Nine Jackies (1964)\, Triple Rauschenberg\,  Cambell
 s Soup Can (Turkey Noodle)\, entrambi del 1962.\n\nL’esposizione chiud
 e con una grande sala dedicata alla Minimal Art\, tra le passioni\, appare
 ntemente contrastanti di Ileana\, proponendo alcune importanti opere degli
  anni Sessanta dei padri del movimento\, Donald Judd\, Dan Flavin\, Robert
  Morris\, con le loro sculture composte da forme geometriche elementari\, 
 singole o ripetute\, realizzate con materiali di preferenza industriali.
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LOCATION:Galleria Bevilacqua la Masa - San Marco 71/C - 30124 Venezia
SUMMARY;LANGUAGE=IT:Beware of the Holy Whore: Edvard Munch\, Lene Berg and 
 the Dilemma of Emancipation
DESCRIPTION;LANGUAGE=IT:'Beware of the holy whore: Edvard Munch\, Lene Berg
  and the Dilemma of Emancipation' è un progetto organizzato dall'Office f
 or Contemporary Art Norway e dalla Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezi
 a\, come contributo ufficiale della Norvegia alla 55ma Esposizione Interna
 zionale d'Arte\, la Biennale di Venezia. La mostra\, che comprende una ser
 ie di lavori poco noti di Edvard Munch e un film recentemente commissionat
 o all'artista norvegese Lene Berg\, è focalizzata sull'idea di emancipazi
 one come prospettiva eternamente contraddittoria\, sospsesa tra il regno d
 ella libertà e le conseguenze di quell'isolamento che spesso accompagna l
 a ricerca di una vita alternativamente e qualitativamente diversa. Nel Sag
 gio sulla Liberazione\, Herbert Marcuse sottolinea come la lotta per una '
 nuova sensibilità' implichi un riscatto psichedelico e narcotico sia dall
 a razionalità del sistema dominante\, sia dalla logica che tenta di cambi
 are quel sistema. Questa nuova sensibilità\, a metà strada tra l'ordine 
 costituito e la vera liberazione\, può condurre a una trasformazione rasi
 cale\, e qui l'arte può assumere un ruolo di stimolo e di rinascita.\n \n
 L'impulso a operare ai margini - al di fuori del sistema dato\, cercando d
 i fare breccia all'interno per ridefinire il contesto - è una delle princ
 ipali forze propulsive nella storia dell'arte\, nonché uno degli elementi
  chiave della mostra 'Beware of the holy whore: Edvard Munch\, Lene Berg a
 nd the Dilemma of Emancipation'. La mostra\, curata da Marta Kuzma\, Diret
 trice\,\nOffice for Contemporary Art Norway\, Angela Vettese\, Presidente\
 , Fondazione Bevilacqua La Masa e Pablo Lafuente\, Curatore associato\, Of
 fice for Contemporary Art Norway\, porterà in una costellazione lavori po
 co noti e in alcuni casi inediti della collezione del Museo Munch di Oslo 
 e il nuovo film di Lene Berg\, Ung Løs Gris (Sporco Giovane Cattivo\,2013
 )\, con l'obiettivo di esplorare la relazione tra l'arte\, il contesto soc
 iale nel quale questa si inserisce\, il cambiamento delle relazioni tra i 
 generi\, sia nell'epoca in cui visse Munch che nella nostra.\n\nAll'inizio
  del ventesimo secolo\, i costumi sessuali e i tradizionali ruoli di gener
 e furono rivoluzionati dalle nuove teorie psicologiche relative al sesso e
  alla politica\, nonché dalla lotta per l'uguaglianza delle donne. Stimol
 ato da questi mutamenti\, Munch affrontò l'alienazione che caratterizzava
  il gruppo dei bohèmien di Cristiania (il nome della città diOslo al tem
 po)\, che era sospeso tra due possibilità contrapposte: assimilare i valo
 ri condivisi\, o andare al di là di essi per definire un nuovo contesto p
 er la percezione. L'enfasi con cui Munch trattò questi temi dal 1902 al 1
 908\, prima del ricovero in un istituto psichiatrico\, evoca angoscia e am
 biguità interiore. Munch ha descritto quel periodo come 'un'eterna guerra
  civile'\, al termine del quale il suo lavoro fu caratterizzato da una mag
 giore distanza dai soggetti trattati\, con caricature in cui è presente u
 na critica ironica a una società sempre più capitalistica e permissiva. 
 In Studi Sociali: Causaed Effetto (1910)\, Munch operò una riflessione an
 che sullo stato della produzione artistica e sulla sua ricezione\, attrave
 rsoi patrocinatori\, il mercato\, la critica e l'opinione pubblica\, apren
 do nuove dimensioni nella sua opera e passando da una prospettiva psicolog
 ica a una storica e sociale.\n\nQuesti temi sono risonanti nel film di Len
 e Berg\, che si concentra su tre personaggi stereotipati\, a cui vengono p
 oste domande sui loro ruoli di vittime o carnefici in una situazione compl
 essa. Il film analizza l'interpretazione del comportamento umano sulla bas
 e dei pregiudizi e delle regole dominanti. Come la mostra nel suo compless
 o\, il film presenta la decostruzione di una scena originale\, la quale fu
 nziona da catalizzatore per la riconsiderazione delle politiche di liberaz
 ione\, del conflitto di genere e del conflitto interiore: ovvero il dilemm
 a dell'emancipazione.\nAltri eventi\n'Una discussione con Peter Watkins e 
 una proiezione di Edvard Munch (1973)'Watkins considera Edvard Munch il fi
 lm che più lo denota. L'opera drammatizza tre decenni della vita dell'art
 ista in formadi documentario a carattere storico\, esprimendo la visione s
 oggettiva di Munch riguardo a eventi familiari tragici\, le difficoltà ne
 i suoi primi rapporti sessuali\, e la resistenza oppostagli da parte delle
  forze reazionarie di Cristiania in seguito alla sua frequentazione dei ci
 rcoli bohèmien nella metà degli anni ottanta dell'ottocento. Il film si 
 concentra sulle reazionipersonali di Munch a questi avvenimenti\, avvolgen
 doli nella realtà storico-sociale dell'epoca\, per mostrare come influiro
 no in maniera diretta sullo sviluppo del suo stile come pittore.\n\nAccant
 o al suo lavoro come filmmaker\, Peter Watkins per oltre quarant'anni ha a
 nalizzato e contestato l'incremento ampiamente accettato di una forma stan
 dardizzata della narrativa e dell'immagine dettata dal cinema hollywoodian
 o all'interno di tutte le modalità audiovisive contemporanee di comunicaz
 ione\, che includono anche le moderne tecnologie di internet. Spesso si fa
  riferimento a Edvard Munch come ad un artista 'moderno'\, però - Watkins
  pone la domanda - come è possibile definire il 'modernismo' in senso pi
  ampio\, rispetto a un mondo che idolatra forme audiovisive manipolative 
 che favoriscono il consumismo di massa\, la passività politica\, e il cre
 scente disastro ambientale?
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LOCATION:Istituto Santa Maria della Pietà - Castello 3703/a - 30122 Venezi
 a
SUMMARY;LANGUAGE=IT:Rhapsody in Green
DESCRIPTION;LANGUAGE=IT:Nel 1924\, quando George Gershwin componeva la sua 
 Rhapsody in Blue\, Huang Tu-Shui (1895-1930)\, il primo artista modernista
  Taiwanese\, fondeva il suo bronzo In the Outskirts che rappresentava un b
 ue e le gru\, un paesaggio molto comune nei campi di riso dell’Asia meri
 dionale. Il colore verde\, semanticamente ambiguo per la tradizione cinese
  e assente dal bronzo fuso\, è tuttavia ovviamente implicito nella creazi
 one di Huang\, e costituisce il punto di partenza della Rhapsody in Green.
  Questa mostra analizza come tre artisti taiwanesi contemporanei\, Tsan-Hs
 ing Kao (1945)\, Ming-Chang Huang (1952) e Yu-Cheng Chou (1976)\, reagisca
 no artisticamente al colore verde\, sia con un approccio visivo\, che inte
 rsoggettivo\, in altre parole concettuale\, ricordandoci il suo GIUSTO pos
 to nel nostro ambiente di oggi.
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LOCATION:Palazzo Zenobio - Dorsoduro 2596 - 30123 Venezia
SUMMARY;LANGUAGE=IT:Atlantis
DESCRIPTION;LANGUAGE=IT:Maxim Kantor\, uno degli artisti russi più conosci
 uti al mondo\, pittore e incisore\, scrittore e saggista\, ritorna a Venez
 ia con la mostra «Atlantis»\, ospite dal 1 giugno al 10 settembre 2013 d
 i Palazzo Zenobio. \n\nNelle sale del palazzo settecentesco\, i curatori A
 lexander Borovski\, direttore della Sezione Arte Contemporanea del Museo S
 tatale Russo di San Pietroburgo\, e Cristina Barbano\, curatrice ed organi
 zzatrice dei progetti italiani dell’artista\, assieme al direttore artis
 tico del Palazzo\, Marco Agostinelli\, presentano in un percorso site-spec
 ific la produzione più recente dell’artista\, che nel 2012 oltre ad imp
 ortanti personali a Parigi\, Oxford e San Pietroburgo ha tenuto anche una 
 importante mostra  al Palazzo delle Stelline di Milano.\n\nNella città la
 gunare\, dove ogni giorno si alternano alta e bassa marea\, l’artista ra
 cconterà la propria visione dell’attuale\, ed ennesima\, fase di crisi 
 della civiltà occidentale\, entrata in una fase di “bassa marea storica
 ”: il mare che si allontana è l’immagine della recessione della civil
 tà\, la metafora evidente del senso di smarrimento dei nostri giorni. All
 a bassa marea seguirà inevitabilmente l’alta marea\, potente e minaccio
 sa: rivoluzioni\, guerre\, tempeste. Con le sue opere l’artista esprime 
  la dinamica dei cicli storici: il mare e il tempo della storia sono cicli
 ci e rispondono solo alle proprie leggi.\n\nSe nella storia del pensiero o
 ccidentale l’immagine platonica dell’isola di Atlantide che si inabiss
 a\, matrice di angosce ancestrali\, rappresenta in modo ricorrente le medi
 tazioni critiche sul destino della nostra civiltà\, nella storia dell’a
 rte queste ultime trovano espressione nelle rappresentazioni visive di rea
 ltà immaginarie o storiche anche molto distanti fra loro\, come la torre 
 di Babele\, la distruzione di Pompei\, la torre di Tatlin\, le Torri Gemel
 le\, simboli della vanità dei progetti grandiosi\, della finitezza degli 
 sforzi umani\, del ritmo ciclico della storia. \nRichiamandosi a queste vi
 sioni\, la prima parte della mostra si focalizza sull'immagine della torre
 -stato. «Atlantis/Atlantide» porta in sé i tratti della Torre di Babele
  (come è stata rappresentata da Bruegel e dalle incisioni medievali)\, em
 blema della dispersione dell’umanità\, ma richiama anche il Monumento a
 lla terza internazionale di Tatlin\, il suo progetto più famoso anche se 
 mai realizzato\, simbolo di una agognata società di uguali. È al tempo s
 tesso cattedrale gotica\, architettura tramite cui l’uomo tenta di eleva
 rsi e di avvicinarsi al divino\, e grattacielo americano\, icona della rin
 uncia a questa tensione e della volontà di concentrarsi solo sul successo
  materiale.\n\nIn uno spazio separato\, Kantor presenta i personaggi della
  storia  della civiltà occidentale nell’ultimo secolo e mezzo di storia
 . Da Stalin a Roseevelt\, da Churchill a Mussolini\, fino a Sarkozy\, Puti
 n e Obama\, in piccoli ritratti spesso con connotazione satirica\, ideolog
 i\, politici  che hanno suggerito le concezioni dello sviluppo della socie
 tà come una Atlantide dai piedi di argilla\,  in primo piano i grandi sof
 ferti ritratti di  Marx\, Lenin\, Savonarola e di suo padre\, il filosofo 
 Karl Kantor. E poi la gente\, i semplici e i probi che Kantor definisce il
  “materiale della storia”.\n\nAltre sale sono dedicate all'Oceano da c
 ui Atlantide nasce e in cui muore\, un Oceano quasi umanizzato e colto in 
 ogni suo aspetto: dalla calma più piatta alla tempesta più violenta\, da
 lla lunghe spiagge sabbiose al faro\, dalla bassa marea rivelatrice dei mi
 steri dei fondali all'alta marea violenta e impetuosa.
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LOCATION:Ca' Rezzonico - Dorsoduro 3136\, 30123Venezia
SUMMARY;LANGUAGE=IT:Imbarcazioni da regata
DESCRIPTION;LANGUAGE=IT:Fra le cerimonie più spettacolari di Venezia vi so
 no di certo le regate organizzate dalla Serenissima in onore di principi e
  regnati in visita alla città. I più importanti artisti del Settecento p
 restarono la loro opera per realizzare le stravaganti imbarcazioni dai nom
 i esotici di bissone\, malgarote\, peote. Specialisti nel campo furono And
 rea Urbani o la famiglia Mauro\, ma anche grandi maestri come Giambattista
  Tiepolo\, Francesco Guardi\, Giambattista Piranesi e i meno noti Gaspare 
 Diziani e Francesco Zugno.\n\nIn tali opere\, libere da vincoli funzionali
 \, la fantasia degli artisti si sprigionava in capricciose invenzioni con 
 motivi ornamentali\, scene mitologiche e figure allegoriche. Erano imbarca
 zioni destinate a durare lo spazio di una cerimonia\, documentate oggi sol
 amente da disegni preparatori oppure da stampe che ne tramandano il fastos
 o apparato decorativo.\n\nUna delle collezioni più importanti d’incisio
 ni e disegni dedicati a questo aspetto specificatamente veneziano dell’e
 ffimero barocco è conservata presso il Gabinetto dei disegni e delle stam
 pe del Museo Correr e viene ora esposta\, dopo lungo tempo\, a Ca’ Rezzo
 nico.
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LOCATION:Palazzo Contarini Polignac - Dorsoduro 875 30123 Venezia
SUMMARY;LANGUAGE=IT:Future Generation Art Prize @ Venice 2013
DESCRIPTION;LANGUAGE=IT:Il Future Generation Art Prize @ Venice presenta la
  seconda edizione del primo concorso artistico globale con 21 artisti prov
 enienti da quasi tutti i continenti e da 16 diversi paesi. Le opere di 21 
 artisti indipendenti\, tra cui la vincitrice del primo premio\, Lynette Yi
 adom-Boakye\, e i vincitori dei premi speciali Ryanne Tabet\, Marwa Arsani
 os\, Jonathas de Andrade\, Micol Assaël e Ahmet Ögüt\, delineano un amp
 io spettro di posizioni artistiche che permettono di scoprire e mappare te
 ndenze future e innovative di una nuova generazione di artisti.
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LOCATION:Ex cantiere navale San Pietro di Castello - Castello 40 - 30122 Ve
 nezia
SUMMARY;LANGUAGE=IT:25% Catalonia at Venice
DESCRIPTION;LANGUAGE=IT:Otto persone disoccupate sono state scelte per copr
 ire il più ampio spettro sociale possibile (un senegalese senza documenti
 \, un’architetta giovane e superqualificata\, una ricercatrice scientifi
 ca\, un operaio sopra i 50 anni) per essere fotografate da Francesc Torres
  durante un periodo di convivenza in cui l’artista descrive le loro vite
  quotidiane. Oltre alla documentazione visiva del loro quotidiano\, Torres
  fa ad ognuno un ritratto ufficiale. Dopo questa prima fase in cui vengono
  documentate la vita di ogni giorno e la situazione economica dei personag
 gi\, la cineasta Mercedes Álvarez filma le opinioni dei personaggi sul ru
 olo dell’arte nella loro vita. E le otto persone disoccupate diventano c
 osì i soggetti attivi della mostra.
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  Venezia
SUMMARY;LANGUAGE=IT:Danza Bharatanatyam
DESCRIPTION;LANGUAGE=IT:Seminario di Danza Bharatanatyam a cura Di Marianna
  Biadene.
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LOCATION:Istituto Veneto di Scienze\, Lettere ed Arti - Campo S. Stefano\, 
 2945 - 30124 Venezia
SUMMARY;LANGUAGE=IT:Glasstress\, White Light / White Heat
DESCRIPTION;LANGUAGE=IT:Agli artisti invitati si chiede di rispondere sul t
 ema della luce e del calore\, i componenti del fuoco\, l’elemento distru
 ttivo/creativo legato alla formazione dell’universo e della materia prim
 ordiale del caos. L’energia dei raggi solari fornisce la luce e il calor
 e\, essenziali a tutte le forme di vita e alla sopravvivenza su questo pia
 neta. La luce e il calore sono fondamentali per la fabbricazione del vetro
 : la luce è parte integrante della nostra percezione del vetro\, mentre i
 l calore è necessario a plasmarlo.
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SUMMARY;LANGUAGE=IT:Anthony Caro
DESCRIPTION;LANGUAGE=IT:Saranno le splendide sale del Museo Correr a ospita
 re la prima grande retrospettiva italiana dedicata a uno dei massimi scult
 ori viventi: Sir Anthony Caro (New Malden\, Surrey\, 1924).\n\nIl versatil
 e artista britannico rivoluziona in modo radicale a partire dagli anni Ses
 santa la sua arte. Dopo un esordio prettamente figurativo\, sotto l’infl
 uenza del suo maestro Henry Moore\, si allontana infatti dalla tradizione 
 scultorea per creare assemblaggi rivoluzionari\, saldati e imbullonati\, d
 ipinti a colori vivaci e collocati sul pavimento\, nello spazio dello spet
 tatore. Sono opere astratte\, ma ricche di contenuto ideale. Un nuovo e af
 fascinante linguaggio plastico che consacra Caro come figura cardine nello
  sviluppo della scultura del XX secolo accanto a David Smith\, Mark Di Suv
 ero\, Richard Serra.\n\nIl suo materiale prediletto è l’acciaio\, ma l
 artista non rinuncia a sperimentare con i più svariati elementi come il
  bronzo\, il legno\, la carta e il piombo. Gli assemblaggi d’elementi me
 tallici bidimensionali diventano l’emblema della nuova scultura inglese.
 \n\nSimbolo del nuovo e della modernità in scultura\, Anthony Caro è pre
 sente in tutte le più importanti manifestazioni internazionali: ricordiam
 o la prima personale a New York da André Emmerich nel 1964\, la partecipa
 zione come unico scultore al padiglione inglese della Biennale di Venezia 
 nel 1966\, la retrospettiva al MoMa di New York nel ‘75\, la mostra dell
 ’84 alla Serpentine Gallery di Londra e\, ancora\, la collaborazione con
  l’architetto Norman Foster per il “Millennium Bridge” di Londra. La
  Tate Modern Art di Londra nel 2004 ha festeggiato i suoi ottant’anni\; 
 ora sarà Venezia a celebrare la personalità carismatica di Anthony Caro.
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LOCATION:Palazzo Giustinian Recanati - liceo artistico - Dorsoduro 1012 - 3
 0123 Venezia
SUMMARY;LANGUAGE=IT:Otherwise Occupied
DESCRIPTION;LANGUAGE=IT:Otherwise Occupied presenta due artisti palestinesi
  noti internazionalmente\, Bashir Makhoul e Aissa Deebi. Entrambi gli arti
 sti sono nati nell’ambito dei confini del 1948\, ai margini di un altro 
 stato nella loro patria e all’esterno della Cisgiordania occupata e dei 
 centri della cultura palestinese contemporanea. Sono emigrati per diventar
 e cittadini di altri stati che operano in un mondo artistico globale. Si c
 onsiderano ancora palestinesi e sono alla ricerca di nuovi modi per immagi
 nare la nazione\, anche se ne sono fisicamente lontani. L’arte riesce a 
 occupare gli spazi culturali che altrimenti sono inaccessibili o invisibil
 i. Otherwise Occupied descrive altri modi per immaginare la nazione all’
 esterno e oltre il conflitto\; è quindi un’occasione per ripensare in m
 odo artistico e critico la de-territorializzazione della Palestina.
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LOCATION:Videoteca Pasinetti - La Casa del Cinema - Palazzo Mocenigo San St
 ae 1990 - 30135 Venezia
SUMMARY;LANGUAGE=IT:Ai Weiwei - never Sorry
DESCRIPTION;LANGUAGE=IT:Ai Weiwei\, uno dei più famosi artisti cinesi a li
 vello internazionale\, è celebre anche per il suo aperto schieramento nel
 la denuncia degli scandali e delle difficili condizioni in cui versano mil
 ioni di persone nel suo paese\; in un contesto di rigida censura e blocco 
 del sistema giuridico\, Ai si esprime e organizza le persone attraverso l
 arte e i social media. In risposta\, le autorità cinesi hanno chiuso il
  suo blog\, lo hanno picchiato\, arrestato e un dissidente dell’era digi
 tale\, al confine tra arte e politica\, il cui ritratto fornisce una vario
 pinta osservazione della Cina contemporanea e di una delle sue figure pubb
 liche più convincenti.\n«Ho voluto girare un film su Ai Weiwei per racco
 ntare\nun artista disposto a correre ogni rischio per spingere la società
  ad affrontare i propri difetti»\, spiega Alison Klayman. «Ma Never Sorr
 y non è un film solo su Ai Weiwei: spero che porti gli spettatori a inter
 rogare se stessi\ncosa sarebbero disposti a rischiare per potersi\nesprime
 re liberamente».
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LOCATION:Punta della Dogana - Dorsoduro\, 02 - 30123 Venezia
SUMMARY;LANGUAGE=IT:Prima Materia
DESCRIPTION;LANGUAGE=IT:A partire da giovedì 30 maggio\, in occasione dell
 a 55. Biennale internazionale di Arti Visive di Venezia\, Punta della Doga
 na apre al pubblico l’esposizione Prima Materia. François Pinault ha af
 fidato la curatela della mostra a Caroline Bourgeois e Michael Govan.\nL
 esposizione raccoglie un insieme di circa 80 opere\, dal 1960 a oggi\, re
 alizzate da artisti della Collezione Pinault.\n \nPrima Materia propone un
  dialogo tra importanti movimenti storici - come il Mono-Ha e l’Arte Pov
 era – e monografici\, con i lavori di Llyn Foulkes\, Mark Grotjahn e Mar
 lene Dumas. Prima Materia include anche una selezione di importanti instal
 lazioni di artisti come Diana Thater e Ryan Trecartin & Lizzie Fitch\, rei
 mmaginate per gli spazi di Punta della Dogana\, sino a nuove opere commiss
 ionate appositamente per la sede espositiva\, realizzate da Loris Gréaud\
 , Philippe Parreno\, Theaster Gates.\n \nOltre la metà degli artisti e la
  quasi totalità delle opere esposte sono presentate per la prima volta ne
 ll’ambito di un’esposizione della Collezione Pinault.\n \nTra gli arti
 sti in mostra: Adel Abdessemed\, Robert Barry\, Alighiero Boetti\, James L
 ee Byars\, Marlene Dumas\, Ryan Fitch & Lizzie Trecartin\, Lucio Fontana\,
  Llyn Foulkes\, Theaster Gates\, Dominique Gonzalez Foerster\, Loris Gréa
 ud\, Mark Grotjahn\, David Hammons\, Roni Horn\, Kishio Suga\, Koji Enokur
 a\, Lee Ufan\, Sherrie Levine\, Mario Merz\, Bruce Nauman\, Nobuo Sekine\,
  Roman Opalka\, Giulio Paolini\, Philippe Parreno\, Giuseppe Penone\, Mich
 elangelo Pistoletto\, Bridget Riley\, Thomas Schütte\, Shusaku Arakawa\, 
 Susumu Koshimizu e Diana Thater.\n\nL’esposizione Prima Materia è accom
 pagnata da un catalogo\, edito da Electa\, che raccoglie contributi e conv
 ersazioni inedite con gli artisti in mostra\, realizzati tra gli altri da 
 Caroline Bourgeois\, Germano Celant\, Erich Franz\, Madeleine Gins\, Micha
 el Govan\, Jarrett Gregory\, Fabrice Hergott\, Philippe Alain Michaud\, Ha
 ns-Ulrich Obrist\, Adrian Searle\, Franklin Sirmans\, Ali Subotnick e Joch
 en Volz.\n \nCon Prima Materia\, Punta della Dogana inaugura un nuovo cicl
 o di commissioni specifiche per il “Cubo”\, spazio centrale dell’edi
 ficio\, di cui è baricentro architettonico e cuore simbolico. Ogni anno\,
  un artista è invitato a concepire un progetto specifico per questo luogo
 . Per la prima edizione del programma\, Punta della Dogana accoglie l’ar
 tista cinese Zeng Fanzhi.\n \nParallelamente all’esposizione\, il Teatri
 no di Palazzo Grassi\, il nuovo auditorium da 225 posti\, interamente rest
 aurato da Tadao Ando\, presenta un programma di film d’artista della Col
 lezione Pinault\, con opere di Philippe Parreno\, Loris Gréaud e Anri Sal
 a.
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LOCATION:Palazzo Falier - San Marco 2906 - 30124 Venezia
SUMMARY;LANGUAGE=IT:A Remote Whisper
DESCRIPTION;LANGUAGE=IT:Pedro Cabrita Reis\, uno dei maggiori artisti porto
 ghesi della sua generazione\, presenta un’installazione dal titolo A Rem
 ote Whisper in uno spazio espositivo di 700 metri quadri del piano nobile 
 di Palazzo Falier. Un sussurro lontano fluisce attraverso le sale\, abbrac
 cia le pareti\, le porte e i pavimenti con tubi di alluminio\, luci fluore
 scenti e cavi come disegni nello spazio. Si tratta di una costruzione semi
 -precaria\, grezza e tuttavia quasi architettonica che integra frammenti d
 i opere provenienti dal suo studio\, un tempo da lui abbandonati\, materia
 le documentale\, fotografie\, disegni e dipinti insieme a relitti e ciarpa
 me trovati in città.
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LOCATION:Spazio Thetis - Castello Arsenale
SUMMARY;LANGUAGE=IT:Mind · Beating
DESCRIPTION;LANGUAGE=IT:“Mente” significa pensiero e coscienza in senso
  psicologico\, ed è come il cervello\, un grande hub centralizzato per ri
 cevere e classificare le informazioni. Lo scopo della mostra è considerar
 e la mente come un contenitore\, ed estendere il tutto al sistema pensiero
 \, esplorando le relazioni tra creazione visiva e mondo multidimensionale 
 attraverso il “cuore”\, l’organo di ricezione delle informazioni com
 une a tutti gli uomini\, la sua frequenza\, il suo battito. Sebbene parole
  come “globalizzazione” e “transfrontaliero” siano molto utilizzat
 e\, Mind·Beating analizzerà gli ultimi lavori e le idee dei loro creator
 i a partire da prospettive simili prima di trovare parole più adatte.
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LOCATION:Spazio Punch Giudecca - Giudecca 800 / o\, Venezia 30133
SUMMARY;LANGUAGE=IT:The Joycean Society
DESCRIPTION;LANGUAGE=IT:Dora Garcia è vincitrice del Premio Internazionale
  di Arte Contemporanea della Fondazione Principe Pierre di Monaco (PIAC)\,
  per la sua opera The Deviant Majority (2010)\, nominata dal curatore Agus
 tin Perez Rubio. Per il 2013 Garcia propone la realizzazione di un nuovo l
 avoro\, The Joycean Society (2012-2013)\, che considera il terzo lavoro di
  una serie. Quest’opera\, una video installazione\, trae ispirazione da 
 gruppi di lettura e club letterari\, nello specifico coloro che leggono in
  pubblico le opere di James Joyce. In questo lavoro l’artista osserva e 
 documenta i momenti in cui i membri di una comunità si impegnano a compre
 ndere un linguaggio letterario in rapporto alla narrazione e alle storie t
 radotte in una scrittura.
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LOCATION:Ateneo Veneto - San Marco 1897 - 30124 Venezia
SUMMARY;LANGUAGE=IT:Nell'acqua capisco
DESCRIPTION;LANGUAGE=IT:Protagonista del progetto è l’acqua e racconta r
 elazioni\, comunicazioni\, sentimenti e aspirazioni che passano attraverso
  questo elemento come veicolo per esprimere uno stato d’animo. L’acqua
  è il tratto comune di tutte le opere in mostra\, nel suo fragore c’è 
 il tentativo di nascondere stati di disagio\, nell’acqua ci si immerge p
 er recuperare tutto ciò che è fuori da essa. Ma l’acqua è anche un el
 emento di condivisione\, interprete di messaggi inclusivi\, in essa c’è
  la possibilità di riconversione di un bene comune nei suoi aspetti più 
 produttivi. Tutto questo è raccontato attraverso opere di artisti che con
  l’acqua hanno saputo creare un dialogo\, mai scontato\, a volte gioioso
  spesso doloroso ma sempre riflessivo.
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LOCATION:Magazzini del Sale - Dorsoduro\, Zattere 265 - 30123 Venezia
SUMMARY;LANGUAGE=IT:Rhizoma (Generation in Waiting)
DESCRIPTION;LANGUAGE=IT:Edge of Arabia è un’associazione artistica indip
 endente che si occupa di promuovere l’arte contemporanea araba con parti
 colare attenzione verso l’Arabia Saudita. La mostra proposta per la 55. 
 Esposizione Internazionale d’Arte\, RHIZOMA (Generation in Waiting)\, a 
 cura di Sara Raza e del poeta e artista Saudita Ashraf Fayadh\, trae ispir
 azione da una generazione di artisti giovani. Congiungendo le arti visive 
 alla filosofia naturale e alle scienze\, la mostra presenterà un network 
 emergente di artisti all'interno dell'Arabia Saudita. Come è spiegato dal
 la curatrice Sara Raza “il titolo e il concetto che stanno dietro l’es
 posizione hanno un diretto riferimento a un rizoma: radice di una pianta c
 he invece di sviluppare le proprie radici lateralmente le allunga verso l
 alto. Si crea così una metafora per la fiorente generazione Saudita del
  giorno d’oggi“.
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LOCATION: Workshop Arte Contemporanea - Dorsoduro 2793/a | Venezia\, VE 301
 23\, Italy
SUMMARY;LANGUAGE=IT:Diana Al-Hadid and Medardo Rosso
DESCRIPTION;LANGUAGE=IT:Workshop\, in collaborazione con la galleria Marian
 ne Boesky di New York e il Museo Medardo Rosso di Barzio è lieta di prese
 ntare ‘Diana Al-Hadid and Medardo Rosso’. \n\n\n'Un intero secolo sepa
 ra le vite e le carriere di Medardo Rosso (1858-1928)\, lo scultore italia
 no ribelle che ha trascorso gli anni tra il 1890 e i primi del 1900 nella 
 Parigi post-impressionista\, e Diana Al-Hadid (nata nel 1981)\, la trentad
 uenne scultrice siriana americana che vive e lavora a Brooklyn. Tuttavia D
 iana sente una profonda affinità con il lavoro e i procedimenti di Rosso\
 , un legame che è rafforzato dalla prossima mostra delle opere dei due ar
 tisti nella stessa galleria. Da una parte del secolo c’è Rosso\, una de
 lle figure più ombrose nella storia dell’arte. Nato a Torino ma cresciu
 to a Milano\, fu uno scultore autodidatta pervaso dal sentimento anti-acca
 demico tipico dell’epoca. Dall’altra parte del secolo c’è Diana Al-
 Hadid\, la quale emigrò da Aleppo a Cleveland da bambina. Negli ultimi se
 tte anni\, ha prodotto\, con un flusso creativo ininterrotto\, più di 24 
 installazioni scultoree e 30 disegni. Ha mostrato il suo lavoro in più di
  sessanta occasioni in musei e gallerie in tutto il mondo.\nIl desiderio d
 i Al-Hadid di esibire le proprie opere insieme a quelle di Rosso dimostra 
 un cambiamento nel suo pensiero\; rendendo la presenza di Rosso evidente e
  tangibile\, Al-Hadid ci invita a creare un dialogo tra le sue opere e que
 lle di Rosso. la sua iconografia in occasione di questa mostra lascia inte
 ndere che questa conversazione si stia in effetti verificando: per la prim
 a volta\, Al-Hadid ha creato delle rappresentazioni di visi umani a grande
 zza naturale. A differenza di Rosso\, però\, le sue creazioni sono teste 
 di bronzo mute\, prive di espressione\, senza corpo\, che sembrano riposar
 e su piedistalli apparentemente instabili privati di strutture solide inte
 rne. Rispetto all’intensità e la pienezza psicologicamente espressiva d
 elle teste di Rosso\, le teste prive di sguardo di Al-Hadid comunicano vac
 uità. Mentre Rosso ci invita ad immaginare la ricchezza nascosta di quest
 i lati interni\, Al-Hadid rende visibile ‘l’interno’ ed insiste che 
 sia solo un vuoto.' \n\n(Testo citato da 'Walking Through Walls: Medardo R
 osso and Diana Al-Hadid'\, scritto dalla storica dʼarte Sharon Hecker)\n 
 \n\nLe opere di Diana Al-Hadid fanno parte di collezioni quali The Whitney
  Museum of American Art\, New York\; The Museum of Fine Arts\, Houston\; V
 irginia Museum of Fine Arts\, Richmond and The Weatherspoon Art Museum\, G
 reensboro. Mostre personali presso The Weatherspoon Art Museum\, Greensbor
 o\; Virginia Museum of Fine Arts\; Nasher Sculpture Center\, Dallas\; Cent
 ro de Arte Contemporánea\, La Conservera\, Murcia\, Spain\; Nevada Museum
  of Art\, Reno\; Hammer Museum\, Los Angeles. Nel 2011 ha ricevuto the Joa
 n Mitchell Foundation Grant e nel 2009 the Louis Comfort Tiffany Foundatio
 n Grant\, the United States Artist Rockefeller Fellowship\, e il New York 
 Foundation Fellowship per la Scultura.
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LOCATION:Centro Civico San Lorenzo - Campo San Lorenzo\, Castello 5065 - 30
 122 Venezia
SUMMARY;LANGUAGE=IT:The Book Affair
DESCRIPTION;LANGUAGE=IT:“The Book Affair” è una fiera di due giorni de
 dicata all’editoria indipendente organizzata in occasione della 55. Bien
 nale d’Arte di Venezia dalla casa editrice Automatic Books in collaboraz
 ione con A plus A Centro Espositivo Sloveno e la Municipalità di Venezia 
 Burano e Murano\, Servizio Cultura e Sport.\nDopo il successo della prima 
 edizione (1–3 giugno 2011)\, “The Book Affair” si terrà nuovamente 
 a Venezia il 30 e 31 maggio 2013 presso la Biblioteca di San Lorenzo\, vic
 ino all’Arsenale e a pochi passi da piazza San Marco\, il cuore della ci
 ttà. Aperta al pubblico (ingresso libero)\, la fiera ospita più di trent
 a espositori\, selezionati tra editori internazionali\, distributori e col
 lezionisti che si dedicano alla produzione di libri\, edizioni limitate\, 
 cataloghi d’arte\, monografie\, periodici e ‘fanzines’. “The Book 
 Affair” avrà luogo in concomitanza con l’inaugurazione della Biennale
  di Venezia\, uno dei più importanti eventi d’arte contemporanea al mon
 do\, che conta circa 20.000 presenze tra artisti\, curatori\,\ngiornalisti
 \, critici e operatori del settore.\nLa fiera nasce quindi con l’idea di
  offrire agli editori l’occasione unica di esporre i propri progetti in 
 giornate cruciali per il mondo dell’arte.\n“The Book Affair” si prop
 one come piattaforma per una discussione critica sull’editoria artistica
 \, in un crocevia di diverse discipline tra cui le arti visive\, la letter
 atura e il design radicale\, costituendo uno spazio di indagine per dar vi
 ta a pratiche interdisciplinari\, collaborazioni e co-produzioni.\n\nLa fi
 era è l’occasione per raccontare l’editoria facendola dialogare con l
 e arti visive\, la letteratura e il graphic design\, promuovendo il dibatt
 ito\, lo scambio e la presentazione di idee e progetti. Dur ante i due gio
 rni di fiera saranno inoltre organizzati una serie di progetti speciali\, 
 conferenze\, mostre ed eventi con l’obiettivo di analizzare e raccontare
  il ruolo del libro all’interno dell’arte contemporanea\, in continuit
 à con il ciclo di conferenze dedicate al libro d’artista svoltesi nell
 ottobre 2012 a Venezia dal titolo “The Seller\, the Publisher and the 
 Artist”.
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LOCATION:Ca' Rezzonico - Dorsoduro 3136\, 30123Venezia
SUMMARY;LANGUAGE=IT:About Turn: Newfoundland in Venice\, Will Gill & Peter 
 Wilkins
DESCRIPTION;LANGUAGE=IT:About Turn presenta nuovi corpi di opere di Will Gi
 ll e Peter Wilkins\, artisti contemporanei che lavorano a Terranova\, in C
 anada. La mostra è stimolata da esplorazioni complementari di narrazioni 
 sul mondo. L’opera\, il cui orizzonte include video\, fotografia e pittu
 ra\, gioca abilmente nell’ambito dei confini dell’astrazione e della n
 arrativa. Il riconoscibile e l’intangibile. Le opere di Gill mescolano u
 n’ingenuità pretesa con il controllo formale\, sollevato dalla vita fam
 iliare e dai sogni fugaci. Le immagini di Wilkins creano un ponte tra l’
 arte storica e contemporanea\, utilizzando astrazioni distillate e sottili
 \, per durata e forma.
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LOCATION:Museo Diocesiano Sant'Apollonia - Castello 4312 - 30122 Venezia
SUMMARY;LANGUAGE=IT:Ana Tzarev “Love & Peace. The Life Of Flowers”
DESCRIPTION;LANGUAGE=IT:La scultrice e pittrice di fama mondiale Ana Tzarev
  è lieta di presentare l'ultimo capitolo della sua campagna globale Love 
 & Peace: un enorme scultura floriforme che sboccia al centro di una sensaz
 ionale collezione di suoi dipinti di fiori presso il prestigioso Museo Dio
 cesano di Sant'Apollonia\, durante la 55 Biennale d'Arte di Venezia.\nL'op
 era centrale della mostra è una grande scultura in fibra di vetro\, una d
 elle tante della serie di fiori dalle dimensioni di 15 piedi\, creati dall
 'artista come parte di una speciale mostra in tutto il mondo. I fiori di L
 ove & Peace sono stati presentati in numerosi spazi\, come il London Park 
 Lane\, Roma\, New York\, Shezhen\, Cina e Singapore. Visto il crescente in
 teresse sia da parte dei visitatori che della stampa internazionale per qu
 esta fioritura incredibile\, sono state previste altre tappe di questo tou
 r mondiale\, tra cui Praga e Istanbul. La forza propulsiva della campagna 
 Love & Peace della Tzarev è la sua convinzione che l'arte sia il ponte at
 traverso cui il mondo viene connesso\, e che il linguaggio universale dei 
 fiori aprirà un dialogo tra le nazioni per promuoverne la reciproca stima
  e speranza. Tzarev incoraggia i visitatori della scultura a partecipare a
 lla sua campagna attraverso i social network\, invitandoli a farsi fotogra
 fare insieme al magnifico fiore e a condivedere la loro esperienza via Fac
 ebook\, Twitter\, Tumbir e Pinterest. L'artista ha in programma di coinvol
 gere ulteriormente il pubblico attraverso la distribuzione di un'applicazi
 one progettata per collegare i luoghi in cui sono state installate le sue 
 sculture. Grazie a questa visione partecipativa della fruizione artistica\
 , Tzarev e i suoi estimatori in tutto il mondo sono uniti in questo bouque
 t globale.Oltre all'immenso papavero\, questa mostra sarà caratterizzata 
 da sculture floreali su scala ridotta in foglia di bronzo e oro\, nonché 
 da una selezione di sontuosi dipinti floreali nello stile inconfondibile  
 della Tzarev.I dipinti – lavori così ricchi nella tonalità e nel corpo
  che  più che visti vanno sentiti – esplorano la forma\, il colore e il
  simbolismo dei fiori. La passione della Tzarev per la flora definisce app
 ieno la sua produzione creativa. Durante il corso della sua vita\, ha viag
 giato in tutto il mondo per immergersi nella ricchezza delle diverse cultu
 re. Tzarev ha tratto ispirazione da varie fonti come le piante indigene de
 ll'Africa\, i fiori tropicali delle Hawaii\, i vivaci mercati floreali del
 l'Asia e i giardini imperiali russi\, documentando tutto ciò che incontra
 va attraverso vividi e luminosi schizzi\, che illuminano e travolgono i se
 nsi.Un'amore per la bellezza come qualità innata nell'animo umano. In que
 sto senso l'opera della Tzarev fa appello a qualcosa di profondamente radi
 cato in ognuno di noi\, condivisibile da tutte le persone. Kathie Bolgenes
 e\,  membro del consiglio della US National Committee of UN Womwn\, New Yo
 rk Metro Chapter\, scrive riguardo la potente abilità di comunicazione de
 ll'artista: “i fiori di Ana Tzarev sono una dinamica collezione di vibra
 nte bellezza\, colori e tessiture che coniugano la forza e la fragilità d
 el femminino. L'orizzonte condiviso di pace e amore attraverso sculture di
  fiori che sbocciano ci offrono una visione ottimistica e di speranza per 
 il futuro”.\n
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LOCATION:Biblioteca Nazionale Marciana - San Marco 07 - 30124 Venezia
SUMMARY;LANGUAGE=IT:Art and Knowledge - The Spirit of the Place in the 5 Pl
 atonic Solids of Lore Bert
DESCRIPTION;LANGUAGE=IT:Nella Sala Monumentale della prestigiosa Biblioteca
  Nazionale Marciana (Piazza San Marco) Lore Bert presenta 5 sculture di sp
 ecchio in un environment di carta accanto a 11 opere di grande formato\, i
 n una mostra dal titolo Art and Knowledge - The Spirit of the Place in the
  5 Platonic Solids of Lore Bert. I 5 Solidi Platonici stanno per i 5 eleme
 nti: terra\, acqua\, fuoco\, aria e universo. Lore Bert studia all’Accad
 emia Belle Arti di Berlino. Realizza oltre 200 mostre e 125 environments i
 n più di 26 Paesi del mondo\, fra cui 40 mostre personali in musei. Numer
 ose pubblicazioni\, fra cui 38 monografie\, documentano il suo lavoro che 
 fa parte di molte collezioni internazionali.
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LOCATION:Ca'Foscari Esposizioni - Ca' Giustinian dei vescovi - Dorsoduro 32
 46 - 30123 Venezia
SUMMARY;LANGUAGE=IT:The Garbage Patch State Venice
DESCRIPTION;LANGUAGE=IT:Maria Cristina Finucci\, per la rappresentazione a 
 Venezia del nuovo Stato\, presenta una specifica installazione fatta di ta
 ppi di plastica colorata\, imbrigliati da reti\, che dal padiglione trapas
 sano verso il Gran Canal. Una metafora dello straripare della plastica e d
 ei rifiuti in tutti i mari e gli oceani del pianeta. All’interno del pad
 iglione\, la sua video-opera “ Dentro”\, proiettata a 360°\, darà al
 lo spettatore la sensazione di essere immerso in un mare di plastica.\n\nI
  Garbage Patch sono enormi agglomerati di rifiuti non biodegradabili galle
 ggianti nell’Oceano Pacifico. Isole fluttuanti costituite da milioni di 
 tonnellate di materiali plastici trascinati dalle correnti marine e concen
 trati in un vortice infinito. Le loro dimensioni aumentano incessantemente
 . Pare che abbiano già le proporzioni di un continente\; se fosse vero\, 
 li potremmo intendere come speculari rispetto ai continenti che abitiamo: 
 un inquietante contrappasso. \nSono infatti estremamente pericolosi. La lo
 ro presenza pregiudica gli equilibri della biosfera: non solo questi resid
 ui\, eliminati dalla catena consumistica\, minacciano gli animali che inge
 riscono direttamente la plastica\; ma decomponendosi lentamente\, rilascia
 no in mare sostanze perniciose\, che gli esseri viventi assimilano\, immet
 tendole così a loro volta nel più ampio ciclo riproduttivo e alimentare.
  \nI Garbage Patch hanno effetti estremi e rappresentano una vera e propri
 a urgenza planetaria\; ma sono poco visibili. Affiorano solo parzialmente 
 alla superficie\, hanno aspetto mobile e forma indeterminata. Ci appaiono 
 remoti. Raramente fanno notizia\, e comunque sinora hanno suscitano solo b
 lande reazioni. La notizia della loro esistenza suona come se provenisse d
 a un’altra dimensione\, lontana nello spazio. Non si trasforma in consap
 evolezza condivisa. Si tratta di una disattenzione pericolosa. \nMaria Cri
 stina Finucci ha visto nei Garbage Patch un simbolo dell’attuale crisi n
 ella relazione tra uomo e ambiente. Una crisi che trascina con sé ampie c
 onsiderazioni su ciò che siamo\, sul mondo che viviamo\, sulla necessità
  di rispettare le risorse offerteci dalla natura.\nSiamo condizionati al b
 isogno\, al consumo. E i nostri acquisti finiscono per lo più in “rifiu
 to”\, abbandono. Questo alimenta la catena della produzione industriale 
 e del degrado ambientale. Inoltre\, secondo la stima del Commissario Europ
 eo per l’ambiente\, Janez Potočnik\, la popolazione del nostro pianeta 
 supererà probabilmente quota 9 miliardi entro la metà di questo secolo. 
 Urgono un’analisi approfondita e una riflessione in termini di prospetti
 ve possibili perché abbiamo un micidiale potere di autodistruzione e risc
 hiamo di pregiudicare irrimediabilmente gli equilibri della biosfera. \nLa
  qualità della vita sul pianeta dipende da noi.\nPuntando sulle vitali ri
 sorse dell’immaginazione\, ma senza dimettersi dalla realtà\, Finucci h
 a intrapreso un’opera in progress\, di grande impegno e di deciso valore
  comunicativo: quella di trasformare i Garbage Patch in entità presenti\,
  ineludibili. Per farlo ha dato a queste isole forma tangibile\, riconosci
 bile\, quella di uno Stato\, il Garbage Patch State\, o away state\; lo St
 ato di ciò che gettiamo via\, away\, ma anche lo Stato che è “away”:
  remoto\, altrove\, lontano da noi\, dai nostri occhi\; una di quelle noti
 zie che\, più o meno consapevolmente respingiamo come estranee alla nostr
 a vita\, relegandole alla periferia dello sguardo e del pensiero. L’away
  state è un riflesso diretto e incontrovertibile delle nostre abitudini e
  dei nostri comportamenti\; rappresenta bene\, in senso reale e metaforico
 \, il “rimosso” della società dei consumi.\nL’affermazione simbolic
 a del Garbage Patch State si associa\, per Maria Cristina Finucci\, all’
 insieme di simboli e funzioni che connotano ogni Stato: un inno\, una ling
 ua\, dei costumi\, una costituzione\, una politica\, archivi\, presidente 
 e ambasciatori\, portavoce e burocrati. Naturalmente il Garbage Patch Stat
 e è dotato di una bandiera\; ma così come lo Stato si sottrae alla visib
 ilità pubblica\, anche la sua bandiera è trasparente. Inoltre è insidio
 so\, aggressivo e bellicoso\; ad alimentarlo sconsideratamente rifornendol
 o di armi siamo noi. È abitato da una popolazione variegata e stratificat
 a\, una collettività numerosissima e longeva fatta di individui dotati og
 nuno di un proprio carattere e di una propria storia. A impersonarli sono 
 bottiglie\, barattoli e tappi: portatori sani di un disastro ambientale. 
 \nFinucci ha messo in campo un discorso narrativo\, una sorta di storytell
 ing che parte da lei e poi\, facendo leva sul protagonismo individuale\, s
 i trasforma in processo interattivo e si fa collettivo. \nIl Garbage Patch
  State funge infatti da catalizzatore di idee e di energie e\, con il prog
 etto Wasteland\, tocca scuole\, università\, musei\, coinvolgendo un gran
 de numero di persone. Coloro che entrano in contatto con il progetto sono 
 invitati a stabilire un legame\, a partecipare\, a identificarsi nel proce
 sso di costruzione del racconto. I loro apporti potranno essere accolti. F
 edele alla propria aspirazione a una condivisione degli intenti e dei proc
 essi creativi\, Finucci apre insomma una dimensione intermedia tra quella 
 collettiva e quella personale. Mentre s’intrecciano informazioni scienti
 fiche e fiction\, interpretazioni di diversa provenienza si sovrappongono 
 e si compongono nello sviluppo della storia\, e la narrazione si arricchis
 ce\, si articola e si sfaccetta a ogni nuova tappa. \nPur mantenendo un fo
 rte rapporto con la realtà\, il progetto si basa sulla discontinuità. Di
 slocazione e trasposizione fantastica contribuiscono ad aprire uno spazio 
 altro: lo spazio di una ribellione\, di un sabotaggio. Si tratta però di 
 un sabotaggio a fini costruttivi\; di una ribellione che\, attraverso la c
 reazione di una nuova narrativa\, intende generare una risposta a una situ
 azione di rischio reale.\nL’obiettivo è quello di spezzare l’ottundim
 ento generalizzato\, di risvegliare la sensibilità collettiva e di metter
 ci di fronte ad aspetti della realtà che non riusciamo più a cogliere pe
 rché soffriamo di un deficit di attenzione\; la finalità è quella di la
 vorare in comune per preservare l’ecosistema in pericolo. \nWasteland è
  un atto poetico\, è lo spazio di un gioco\; ma si tratta di un gioco ser
 io\, che s‘innesta su una situazione cruciale. Conferendo evidenza al da
 nno ambientale che generiamo\, rappresenta un’accusa di negligenza e di 
 cecità e ci mette di fronte alla nostra responsabilità rispetto al prese
 nte e al futuro. Insiste sulla necessità di nuove pratiche e di nuove mis
 ure ecologiche. Rappresenta una sollecitazione a riflettere sulle modalit
  di condurre il progresso. E declinandosi in un discorso articolato\, div
 enta spazio agibile\; è già stato presentato a Parigi\, presso la sede d
 ell’UNESCO\, e a Ca’ Foscari\, a Venezia. Tra le prossime tappe ci sar
 à Roma\; in tutti questi casi diventa occasione per interpretazioni molte
 plici e per un’interazione riflessiva. Finirà per coinvolgere i cittadi
 ni del mondo in un flashmob. \nMaria Cristina Finucci è convinta che\, pe
 r instillare negli individui il desiderio di tale cambiamento\, non si deb
 ba gridare alla catastrofe\, non bastino i fatti e le cifre\, ma occorrano
  il desiderio e la fantasia\, lo stimolo di ciò che “potrebbe essere”
 \; e che\, proprio quando non si intravede una soluzione\, occorra inventa
 re uno spazio nuovo. Il suo impegno\, che è insieme critico e poetico\, m
 uove in questa direzione: il suo Garbage Patch State è quello spazio. \nW
 asteland si inserisce in una delle tendenze più feconde dell’attuale pa
 norama culturale: quella relativa alle pratiche artistiche e culturali che
 \, tra arte e attivismo\, tra fiction e realtà\, sono orientate a cambiar
 e il mondo. \nE implica una concentrazione\, uno sforzo strenuo e tenace\;
  in questo senso costituisce il paradigma degli sforzi che occorre fare se
  vogliamo questo cambiamento.
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LOCATION:Fondazione Giorgio Cini - Isola di San Giorgio\,  Venezia
SUMMARY;LANGUAGE=IT:Marc Quinn
DESCRIPTION;LANGUAGE=IT:La Fondazione Giorgio Cini aprire al pubblico dal 2
 9 maggio 2013: “Marc Quinn”\, grande mostra personale a cura di German
 o Celant e prodotta in collaborazione con l’artista\, che vede una selez
 ione di oltre 50 opere – tra sculture\, dipinti\, disegni e altri oggett
 i d’arte – realizzate da Marc Quinn\, uno dei più noti esponenti dell
 a generazione degli Young British Artists.\nCon oltre 50 opere tra cui  13
  mai esposte prima\,la mostra dal titolo Marc Quinn è tra le più importa
 nti mai dedicate all’artista. Oltre a celebrare il rinnovarsi della coll
 aborazione tra Quinn e Celant (che risale all’esposizione Garden organiz
 zata da Fondazione Prada a Milano nel 2000)\, il progetto espositivo segna
  il ritorno dell’artista a Venezia  dopo The Overwhelming World of Desir
 e alla Collezione Peggy Guggenheim nel 2003\, e ribadisce il crescente int
 eresse della Fondazione Giorgio Cini per l’arte contemporanea.\nNelle in
 tenzioni di Marc Quinn – che da sempre attua una profonda indagine su al
 cuni temi privilegiati\, quali il rapporto tra arte e scienza\, il corpo u
 mano e i suoi meccanismi di sopravvivenza\, la vita e la sua conservazione
 \, la bellezza e la morte – l’antologica alla Fondazione Giorgio Cini 
 è un “viaggio dalle origini della vita” e celebra\, attraverso opere 
 originali\, “il timore e la meraviglia nei confronti del mondo in cui vi
 viamo”.\n\nÈ possibile ammirare\, in un nuovo ed unico spettacolare all
 estimento concepito appositamente per l’Isola di San Giorgio\, il ciclo 
 Evolution (2005): serie di dieci monumentali blocchi di marmo raffiguranti
  feti di varie dimensioni\, che riproduce il mistero della vita come dono 
 extraterreno che emerge dalla laguna. Un omaggio alla natura\, che vede l
 arte come componente intrinseca e misteriosa\, sono le sette colossali c
 onchiglie della serie The Archaeology of Art: queste perfette forme simmet
 riche sono infatti realizzate da minuscole creature senza cervello\, che s
 embrano seguire un ordine apparentemente più grande di loro. Infine sarà
  possibile vedere la grande opera Alison Lapper Pregnant (2005)\, installa
 ta dal settembre 2005 su una della basi al centro della londinese Trafalga
 r Square. L’opera\, che era il pezzo centrale della cerimonia di chiusur
 a dei Giochi Paralimpici per celebrare il trionfo della forza vitale sulle
  avversità\, propone “un nuovo modello di eroismo femminile” in cui a
 more\, maternità\, vitalità raggiungono una forma imprevedibile e un pic
 co inaspettato.\n\nIl lavoro concettuale di Marc Quinn si realizza attrave
 rso scultura\, pittura\, installazioni e video. Il forte interesse dell’
 artista per la capacità di metamorfosi sia della natura che della vita um
 ana lo guida verso un’attrazione per la spiritualità innata dell’uomo
 . Quinn mette in discussione i codici della natura attraverso l’utilizzo
  di materiali che non accettano compromessi\, quali ghiaccio\, sangue\, ma
 rmo\, vetro e piombo. Attraverso l’utilizzo di tali materiali le opere d
 i Quinn esplorano vita\, morte\, sessualità e religione in modo poetico e
  allo stesso tempo provocatorio. Quinn trasforma l’atto del semplice oss
 ervare\, forzando lo spettatore a mettere in discussione quanto lo circond
 a\, spingendolo verso l’ignoto\, per favorire la riscoperta.
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LOCATION:Zuecca Project Space - Fondamenta delle Zitelle - 30133 Venezia
SUMMARY;LANGUAGE=IT:Ai Weiwei – Disposition
DESCRIPTION;LANGUAGE=IT:Unica significativa nuova mostra personale dell’a
 rtista nel 2013\, l’esposizione sarà allestita in due spazi: il Comples
 so delle Zitelle\, sede di Zuecca Project Space\, e la Chiesa di Sant’An
 tonin. Ai Weiwei presenta Straight\, il primo progetto sviluppato utilizza
 ndo lunghe barre di armatura recuperate nelle scuole crollate durante il t
 erremoto di Sichuan del 2008. Questo lavoro\, di cui una prima versione è
  stata presentata all’Hirshhorn Museum di Washington D.C. nel 2012\, vie
 ne installata in scala maggiore presso lo Zuecca Project Space. Ai Weiwei 
 è internazionalmente conosciuto per il suo lavoro che riflette la Cina de
 i nostri giorni e la sua preoccupazione per i diritti dell’uomo e la lib
 ertà d’espressione. La seconda opera\, intitolata S.A.C.R.E.D.\, è una
  nuova installazione site specific per la 55. Esposizione Internazionale d
 ’Arte presso la Chiesa di San’Antonin e si presenta con un immediato s
 enso del dramma per un evento che sottende allo sviluppo contradditorio de
 lla Cina contemporanea.
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LOCATION:Fondamenta delle Zattere - Dorsoduro 417 (Fondamenta delle Zattere
 )\, 30100 Venezia
SUMMARY;LANGUAGE=IT:Bart Dorsa. Katya
DESCRIPTION;LANGUAGE=IT:Bart Dorsa. Katya è una mostra di lastre fotografi
 che di collodio e vetro argentato e sculture in bronzo presentate in uno s
 pazio buio appositamente organizzato. Il progetto racconta la storia perso
 nale di una ragazza russa scoperta a Mosca dall’artista americano. Il vi
 aggio di Katya\, che passa da una rigorosa vita monastica ortodossa che du
 ra 10 anni dai 3 ai 13 anni\, alla vita underground di Mosca\, è un retic
 olo di storie impresse sulla pelle del viso e del corpo. La sua forma è s
 tampata e impressa sul vetro e in una scultura di bronzo che descrive il v
 iaggio di Katya e l’archetipo del mitico crocevia\, il tema principale d
 el lavoro di Dorsa.
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LOCATION:Ca' Foscari Esposizioni - Dorsoduro 3246 Venezia
SUMMARY;LANGUAGE=IT:Lost in Translation
DESCRIPTION;LANGUAGE=IT:Lost in Translation è una mostra di oltre cento op
 ere di arte contemporanea russa degli ultimi quaranta anni che prende in e
 same gli aspetti storici\, politici\, sociali ed economici del processo di
  “traduzione” di un’opera d’arte nell’età della globalizzazione
 . La mostra presenta quei lavori che sono particolarmente difficili da dec
 ifrare per un pubblico che non ha familiarità con il “contesto russo”
  nel quale queste opere si sono formate e al quale rimandano. Tutti i lavo
 ri sono esposti insieme alla loro “traduzione allargata” che individua
  e spiega i riferimenti essenziali a ottenere una migliore comprensione de
 l messaggio racchiuso.
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CATEGORIES:RASSEGNE CINEMATOGRAFICHE
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LOCATION:Fondazione Querini Stampalia - Campo Santa Maria Formosa Castello 
 5252 - 30122 Venezia
SUMMARY;LANGUAGE=IT:Fuori rotta – un dialogo tra l’Italia e la Grande C
 ina un programma di short film
DESCRIPTION;LANGUAGE=IT:Partendo dall’idea di costruire una narrazione co
 mplessa tra artisti provenienti dall‘Italia e artisti provenienti dalla 
 Grande Cina\, questo progetto di short film si articola come una variazion
 e del linguaggio video e di sensazioni che vanno oltre la geografia di pro
 venienza degli artisti per costruire invece un racconto frammentato che co
 nfonde e scioglie questi mondi lontani in un continuum di risonanze senza 
 logica.\n\nIl progetto\, a cura di Chiara Bertola e Davide Quadrio\, è pr
 esentato da Fondazione Querini Stampalia\, Venezia e Arthub Asia\, Shangha
 i in collaborazione con il marchio Made in Italy di luxury shoes Ballin ch
 e affonda le proprie radici storiche nel territorio di Venezia (Fiesso d
 Artico). Ancora una volta Ballin conferma il proprio impegno a sostenere 
 e celebrare un’iniziativa legata al mondo dell’arte\, della cultura e 
 della creatività\, valori intrinseci nel Dna aziendale.\n\nIl titolo “F
 uori rotta” – ripreso dal “Carnet de route” di Marc Augé – sott
 olinea come l’andare fuori rotta\, il seguire strade non previste\, il c
 onfondere opponendo argomenti diversi\, in sostanza l’uscire dall’itin
 erario stabilito\, riesca a ridurre la distanza geografica e culturale tra
  due Paesi di fatto molto diversi.\nAttraverso disorientamenti e dirottame
 nti nella distanza\, si mescolano visioni\, desideri\, sofferenze\, ironie
  che svelano una prossimità molto più forte della lontananza normalmente
  misurata sulla strada lineare che conduce da un comparto stagno geografic
 o ad un altro.\n\nL’obiettivo è rompere i cliché di giudizi prevedibil
 i o abituali e spingere lo sguardo dello spettatore a creare libere associ
 azioni\; e ancora quello di individuare altre storie per accorgersi che se
 mpre e in ogni luogo l’essere umano ha lo stesso bisogno di relazionarsi
  con il proprio passato\, la stessa necessità di non perdere i dettagli 
  cruenti o leggeri – del quotidiano e che ovunque si trovi è vitale s
 eguire fuori strada le rotte indicate dalla poesia...\n\nAl progetto parte
 cipano\, con i loro short film\, gli artisti Yuri Ancarani\, Chen Chieh­j
 en\, Ra Di Martino\, Yervant Gianikian e Angela Ricci Lucchi\, Invernomuto
 \, Kan Xuan\, Li Ran\, Lu Yang\, Adrian Paci\, Roberto Paci Dalò\, Mariat
 eresa Sartori\, Wu Junyong\, Yang Zhenzhong\, Zhang Peili.\n\nA cura di Ch
 iara Bertola e Davide Quadrio.
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LOCATION:Palazzo Grimani - Ramo Grimani\, Castello 4858 - 30122 Venezia
SUMMARY;LANGUAGE=IT:In Grimani. Ritsue Mishima Glass Works
DESCRIPTION;LANGUAGE=IT:In Grimani. Ritsue Mishima Glass Works è la prima 
 mostra di arte contemporanea costruita per le sale del museo\, già reside
 nza cinquecentesca di una potente famiglia veneziana. I lavori in vetro di
  Ritsue Mishima sono il frutto di una lunga frequentazione del palazzo. L
 artista\, residente a Venezia dal 1989\, si esprime utilizzando la mille
 naria cultura artigianale della fornace e i maestri vetrai muranesi danno 
 forma alle sue idee\, come testimonia il lavoro fotografico di Rinko Kawau
 chi\, cui è dedicata una sala\, permettendoci una visione poetica del mis
 terioso lavoro esecutivo in fornace.
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LOCATION:Studio Vedova - Dorsoduro 50\, Zattere 30123 Venezia
SUMMARY;LANGUAGE=IT:Emilio Vedova  …Cosiddetti Carnevali…
DESCRIPTION;LANGUAGE=IT:Nello Spazio Vedova sono presentate le opere dal ci
 clo …Cosiddetti Carnevali… di Emilio Vedova. La mostra\, curata da Ger
 mano Celant con Fabrizio Gazzarri\, raccoglie per la prima volta in manier
 a ampia e significativa opere di questo insieme in parte inedito e testimo
 nia la sorprendente e inesauribile forza poetica di Emilio Vedova consider
 ato uno dei protagonisti più autorevoli dell’informale internazionale.
 \n\nI ...Cosiddetti Carnevali... riuniscono sotto uno stesso titolo opere 
 realizzate tra il 1977 e il 1991 e testimoniano un momento particolarmente
  originale all'interno del percorso dell’artista e ne esprimono una inco
 nsueta esperienza.\n\nEmilio Vedova\, provocato dall'intensa relazione con
  lo spirito più autentico del carnevale\, aprì una ricerca su questo tem
 a utilizzando   materiali che richiamano\, di volta in volta\, altri perio
 di del suo lavoro\, quasi che i ...Cosiddetti Carnevali... rappresentino p
 er parecchi anni una ricerca parallela ad altre sperimentazioni\, all'inte
 rno del magmatico flusso della sua opera. La dichiarata indicazione temati
 ca voluta dall'artista e il sapiente uso del collage e assemblage di masch
 ere\, corde\, carte\, stampe\, plastiche\, legni sui più differenti suppo
 rti caratterizzano subito con grande evidenza la natura e la problematica 
 di questo ciclo.\n\nL'intero insieme costituito da una grande varietà di 
 supporti e di modalità espositive le cui marcate differenze tecniche e li
 nguistiche arricchiscono la cospicua pluralità del linguaggio pittorico d
 i Emilio Vedova. Un primo gruppo di opere\, quello che appartiene alla fin
 e degli anni Settanta\, è caratterizzato dai tipici frammenti asimmetrici
  a causa del loro dinamismo obliquo e instabile. Superfici dalle forme irr
 egolari e bifrontali\, disposte nello spazio per mezzo di basi in acciaio 
 specchiante e dipinti prevalentemente in bianco\, nero e grigio metallizza
 to\, a volte con inserti di fotocollage\, graffiti\, combustioni sui quali
  - attraverso la tecnica dell'assemblage - l'artista provoca uno spostamen
 to su altri piani poetici. Negli anni successivi ritroviamo nei Carnevali 
 un ritorno a una pittura di grande impatto gestuale e cromatico sia essa s
 u tela\, su legno o plastica dove è ancora più evidente l'interessante c
 onnessione tra un fare nuovamente e direttamente espressionista e la sospe
 nsione quasi metafisica provocata dalla maschera.\n\nDal punto di vista st
 orico un primo rapporto tra Vedova e il Carnevale risale al 1954\, quando\
 , premiato alla Biennale di San Paolo\, rimase per tre mesi in Brasile. A 
 Rio de Janeiro realizzò una serie di disegni e di pastelli in occasione d
 ella grande festa popolare carioca. Allo stesso modo il viaggio in Messico
  del 1980 fu determinante per ritrovare nuova energia creativa\, dopo i so
 fferti silenzi espressivi dei Plurimi / Binari del ciclo Liberazione '77/'
 78. L'incontro con quel mondo lontano e la sua potenzia rituale ed arcaica
  favorì sia i ...Cosiddetti Carnevali... che i grandi Teleri degli anni O
 ttanta\, i Dischi\, gli Oltre e il Continuum\, quasi l'energia spettacolar
 e del mondo altro fosse stata matrice di un nuovo fervore creativo.\n\nIl 
 catalogo dell'esposizione\, pubblicato da Skira editore\, a cura di German
 o Celant raccoglierà testi inediti e appunti dell'artista\, con illustraz
 ioni di tutti i ...Cosiddetti Carnevali....
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LOCATION:Ikona Gallery - Campo di Ghetto Nuovo\, Cannaregio 2909 - Venezia
SUMMARY;LANGUAGE=IT:Iconography\, città\, persona\, corpo\, memoria
DESCRIPTION;LANGUAGE=IT:Le città di Venezia\; Parigi\; New York sono descr
 itte rispettivamente nelle immagini di J.Batho\; R.Doisneau\; B.Abbott e L
 .Model. I ritratti di G.Freund mostrano la persona mentre il corpo appare 
 nel transito dalle fotografie di L.Clark\; B.Morgan\; D.Pedriali e F.Scian
 na. La memoria viene revocata dalle testimonianze di C.Rose.\nICONOGRAFIE 
 diverse che divengono metafore dell’Occidente alla fine della modernità
  e sollevano importanti domande su noi stessi e i nostri orizzonti.\nCitt
 \, Persona\, Corpo\, Memoria in fotografia riassumono i temi cardine di t
 utte le mostre realizzate da IKONA GALLERY a partire dal 1979 e al contemp
 o possono considerarsi le vere icone di IKONA VENEZIA.
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LOCATION:Galleria Bevilacqua la Masa - San Marco 71/C - 30124 Venezia
SUMMARY;LANGUAGE=IT:Simon Starling\, An installation for two publishers\, T
 hree Star Books and Westreich Wagner Publications
DESCRIPTION;LANGUAGE=IT:Dando un seguito all'installazione curata da Rirkri
 t Tiravanija due anni fa\, Simon Starling realizzerà nelle vetrine della 
 Galleria di Piazza San Marco della Fondazione Bevilacqua La Masa\, un'inst
 allazione site-specific per due importanti editori di libri d'artista\, Th
 ree Star Books e Westreich Wagner Publications.\nStarling disporrà quattr
 o libri degli editori nello spazio delle vetrine della Galleria\, trattand
 o i volumi in modo non dissimile dai prodotti di lusso presenti in quell'a
 ngolo del sestiere San Marco.\nUn libro verrà esposto al centro di ogni v
 etrina\, parzialmente oscurata per l'occasione\, in una scatola foderata d
 i velluto nero. Il vetro sarà ornato con simboli in foglia d'oro\, comuni
  segni di interpunzione in testo e stampa\, qui usati con nonchalance\, qu
 asi a mettere in discussione l'effettiva materialità dei volumi.\nL'ogget
 to tra virgolette\, o indicato\, è infatti un'opera d'arte sapientemente 
 manufatta e concepita\, quasi più scultura che libro. Ed è proprio a que
 sto gioco tra media\, comunicazione\, rappresentazione e oggettualità che
  punta Starling\, allo stesso tempo strizzando l'occhio alle insegne della
  tradizione italiana. \n\nThree Star Books e Westreich Wagner Publications
  desiderano ringraziare la Fondazione Bevilacqua La Masa per avere ospitat
 o l'installazione del progetto.
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LOCATION:Fondazione Querini Stampalia - Campo Santa Maria Formosa Castello 
 5252 - 30122 Venezia
SUMMARY;LANGUAGE=IT:QIU ZHIJIE. L’Unicorno e il Dragone
DESCRIPTION;LANGUAGE=IT:L’artista cinese Qiu Zhijie\, curatore dell’ult
 ima Biennale di Shanghai\, presenterà alla Fondazione Querini Stampalia u
 na selezione di opere inedite in occasione della sua prima mostra personal
 e in Italia durante la 55. edizione della Biennale d’Arte di Venezia. At
 traverso un’articolata ed eterogenea scelta di lavori\, l’artista espl
 orerà le dinamiche complesse che tracciano gli itinerari spaziali e tempo
 rali tra Occidente ed Oriente\, tra passato e presente. Considerato nel pa
 norama artistico cinese come un vero e proprio intellettuale - nel senso r
 inascimentale della parola - Qiu Zhijie è un pensatore\, un attivista\, u
 n poeta\, un cartografo e persino un archivista del sapere. Nessuno meglio
  di lui potrebbe esplorare queste storie intricate che si estendono parall
 elamente nel tempo e nello spazio. Come artista Qiu Zhijie definisce il su
 o modo di operare come “arte totale”\, sostanzialmente una presa di co
 scienza che la creazione artistica non può essere sradicata e sottratta a
 lla situazione storica e culturale che la circonda e che l’ha innestata.
 \nLa mostra di Qiu Zhijie è la prima tappa di New Roads\, un progetto tri
 ennale di collaborazione internazionale tra Cina e Italia nato dalla volon
 tà di creare una piattaforma di dialogo multiculturale attraverso l’art
 e contemporanea.\nTre sono le istituzioni coinvolte: Fondazione Querini St
 ampalia di Venezia e il Museo Aurora di Shanghai che\, attraverso il fonda
 mentale intervento di mediazione interculturale e artistica di Arthub Asia
 \, mettono a confronto la loro storia e le loro collezioni\, analizzandole
  e espandendole attraverso progetti commissionati a artisti contemporanei 
 occidentali e orientali.\n\nLe opere site specific di Qiu Zhijie\, così c
 ome tutti i precedenti progetti di arte contemporanea del programma Conser
 vare il Futuro\, sviluppati dal 2000 alla Fondazione Querini Stampalia\, s
 ono state pensate in relazione agli oggetti della collezione permanente. I
 n questo caso\, il confronto e l’analisi si estenderanno oltre\, costrue
 ndo dei ponti concettuali e stilistici tra le opere della Fondazione venez
 iana e la preziosa collezione asiatica d’arte antica del Museo Aurora di
  Shanghai.\n\nEludendo la distanza geografica e smascherando quei pregiudi
 zi secolari accumulati nel corso degli scambi culturali tra Oriente e Occi
 dente\, l’approccio cartografico di Qiu Zhijie traccia\, scopre ed evide
 nzia le connessioni tra i due musei ma anche tra Shanghai e Venezia\, due 
 città accomunate da molteplici aspetti tra cui la loro innata indole all
 apertura e allo scambio\, tipica dei luoghi che si affacciano sul mare. 
 Guardando le mappe di Qiu Zhijie\, viene subito in mente l’organicità e
  la Fluidità della mappa di Venezia\, sinuosa e densa. Qiu Zhijie le cost
 ruisce individuando un sistema di cellule tipologiche e simboliche che si 
 aggregano l’una all’altra come nel tessuto urbano della Serenissima\, 
 dando vita a straordinarie e organiche cartografie che come grandi arazzi 
 capovolti raccontano dei molti nodi e fili che le tengono insieme.\nIl tit
 olo della mostra L’Unicorno e il Dragone. Una cartografia delle collezio
 ni della Fondazione Querini Stampalia e del Museo Aurora\, trova ispirazio
 ne nella conferenza di Umberto Eco - “Cercavano gli unicorni” - tenuta
  all’Università di Pechino nel 1993. Lo studioso\, in un’analisi dei 
 meccanismi che scaturiscono dal confronto e dalla scoperta di culture dive
 rse\, puntualizza una certa tendenza\, protratta attraverso i secoli\, a c
 lassificare simboli\, nozioni e concetti estranei\, adattandoli ai propri 
 sistemi di referenze culturali. L’esempio più clamoroso citato da Eco 
  proprio quello secondo il quale Marco Polo\, vedendo un rinoceronte dura
 nte i suoi viaggi in Oriente\, lo identificò subito come un unicorno\, se
 guendo l’unica possibile classificazione che la tradizione occidentale g
 li aveva messo a disposizione per definire una creatura con un corno.\nLa 
 serie inedita di mappe di Qiu Zhijie\, alcune impresse su carta con una te
 cnica secolare cinese di tamponamento con spugne (rubbing)\, altre disegna
 te ad inchiostro direttamente sulle pareti\, illustrerà proprio questi bi
 zzarri equivoci nati dai rapporti di scambio culturale tra Italia e Cina e
 \, in senso allargato\, tra Occidente e Oriente. Attraverso molteplici ref
 erenze storiche\, filosofiche e figurative\, l’artista non solo ci guide
 rà nella storia ed evoluzione di queste mistificazioni\, ma ci aiuterà a
  scoprire come tali interpretazioni fuorvianti possano rivelarsi basilari 
 nella scoperta di nuove e inaspettate analogie transculturali.\nÈ infatti
  molto facile identificare l’errore palese di Marco Polo\, ma quello che
  Qiu Zhijie ci sa rivelare è che in realtà\, anche nella tradizione cine
 se è sempre stato presente un unicorno\, che non è né un cavallo con un
  corno in fronte\, né un rinoceronte. L’unicorno cinese è infatti una 
 figura mitologica chiamata Qilin o Tianlu\, e in alcune raffigurazioni app
 artenenti alla collezione Aurora\, sorprendentemente simile al leone alato
  di San Marco.\nL’opera dell’artista si vuole focalizzare quindi anche
  sul processo di trasformazione di quelle immagini che\, pur strutturate g
 ià da antichi innesti di forme\, vengono “contaminate” e trasformate 
 dall’interazione e comunicazione tra culture.\nQueste commistioni di sig
 nificati mistici e forme verranno rappresentati da Qiu Zhijie anche attrav
 erso una serie di sculture in vetro di animali mitologici che racchiudono 
 immagini provenienti da due depositi di memoria: le collezioni del Museo v
 eneziano e del Museo Aurora di Shanghai.
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LOCATION:CFZ Cultural Flow Zone - Ca' Foscari Zattere - Zattere\, Dorsoduro
  1392 - 30123 Venezia
SUMMARY;LANGUAGE=IT:Capital of Nowhere
DESCRIPTION;LANGUAGE=IT:Una collettiva di artisti russi dedicata alle esper
 ienze di vita nel paesaggio in trasformazione della civiltà mediatica e r
 icca di installazioni interattive e multimediali. La mostra nasce come lab
 oratorio di Ca’ Foscari\, alla cui progettazione\, realizzazione e comun
 icazione partecipano studenti\, dottorandi e assegnisti universitari. \n\n
 \nLa mostra CAPITAL OF NOWHERE è incentrata sulla vita immersa nelle imma
 gini fluttuanti.\nLe case\, gli alberi\, le statue\, le chiese e le tombe 
 sono ancora in piedi\, bene in vista\, e occupano ancora un posto nella no
 stra vita\, o meglio nella nostra memoria. Perché ora la nostra casa è i
 ntelligente\, il paesaggio è culturale\, lo spazio informativo.\nLe paret
 i non sono più costruite pietra su pietra\, non sono più i bastioni di d
 ifesa o i templi degli dei. E nemmeno il sogno dei futuristi\, il vetro tr
 asparente e iridescente\, riflesso del mondo intero. \nOggi le pareti sono
  uno schermo che mostra tutto quello che vuoi. Dio\, il diavolo\, la nonna
 \, bimbi africani in fin di vita\, gli orsi bianchi nell'Artico. Oppure\, 
 se preferisci invertire l'ordine\, la nonna in Africa\, i bimbi felici al 
 Polo nord\, i pinguini in paradiso. \n\nLa nostra città è ovunque e da n
 essuna parte\, è nostra e non è nostra.\nCosa resta da difendere\, se tu
 tto intorno non c'è che una fata morgana elettronica? \nChe c'è da conqu
 istare\, se il paesaggio è uscito da se stesso per precipitarsi verso un 
 radioso avvenire? \nDov'è la luce nella finestra\, se non vi è nulla al 
 di fuori della finestra?\nDove sono le porte del paradiso\, ora che il par
 adiso non ha più pareti? \nCosa resta da fare all'artista che conosce il 
 prezzo delle immagini fluttuanti?\nNon gli resta che creare nuove immagini
 .\nE tracciare con uno sforzo di volontà il proprio sistema di coordinate
  nel caos elettronico\, dove non c'è più nulla di vero e solo due cose c
 olmano l'anima con una divina trepidazione: la volta celeste al di sopra d
 i noi e la legge morale in noi.
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LOCATION:Ex Cotonificio - Università IUAV di Venezia - Dorsoduro 2196 - 30
 123 Venezia
SUMMARY;LANGUAGE=IT:Giorgio Casali fotografo. Domus 1951 – 1983
DESCRIPTION;LANGUAGE=IT:Mostra a cura di Angelo Maggi e Italo Zannier\nImma
 gini dal Fondo Casali\, conservato presso l’Archivio Progetti Iuav. Dall
 e foto apparse su “Domus”\, gli oggetti e i personaggi che hanno segna
 to la memoria collettiva di una generazione.
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LOCATION:Centro Culturale Candiani - Piazzale Candiani 7 - Mestre (VE)
SUMMARY;LANGUAGE=IT:Just Another Exhibition
DESCRIPTION;LANGUAGE=IT:Fino all'8 giugno due mostre miscelano i grandi nom
 i della fotografia con le opere di giovani artisti: un'ampia retrospettiva
  su Fulvio Roiter e una collettiva dell'Accademia di Belle Arti di Venezia
 \, curata da Guido Cecere\, dove si possono ammirare\, accanto agli scatti
  degli studenti\,i lavori di fotografi celebri a livello internazionale.\n
 \nFulvio Roiter. Retrospective\n\nÈ considerato 'il fotografo di Venezia'
  pur avendo iniziato la sua carriera viaggiando per il mondo. \nIl fascino
  della semplicità\, unito alla perfezione dei suoi scatti\, diventa il pr
 otagonista di questa mostra interamente dedicata alla città lagunare.\nNe
 lle immagini in bianco e nero di Roiter\, Venezia appare diversa\, come un
 a città in cui le persone contano più delle mura e dei giochi d'acqua\, 
 e s'impossessano della scena. Sono fotografie che sconfinano nel reportage
  e nelle quali Venezia diventa uno sfondo importante\, non solo riconoscib
 ile\; sono scatti che mostrano un Fulvio Roiter acuto osservatore\, pronto
  a cogliere l'attimo come nella migliore tradizione del reportage\, ma con
  tanta poesia in più\, dando vita a immagini nelle quali l'anima della ci
 ttà si rivela attraverso le presenze ei gesti di chi la vive\, anche solo
  per una fugace visita.\n\nVedere meglio -mostra fotografica a cura di Gui
 do Cecere\n\n'Guardare il mondo attraverso una lente 'potrebbe essere una 
 delle tante definizioni simboliche sulla fotografia. Allo stesso modo\, an
 che gli occhiali rendono il mondo più leggibile\, mettendolo più 'a fuoc
 o': indossare occhiali e fotografare sono perciò azioni che permettono di
  vedere meglio. Da questa similitudine concettuale è nata l'idea di far p
 rodurre a un gruppo di 35 fotografi professionisti immagini il cui focus f
 ossero appunto gli occhiali.Anomi noti e affermati a livello internazional
 e\, come Nino Migliorie Mario Cresci\, sono stati affiancati i lavori di u
 na trentina di giovani fotografi dell'Accademia di Belle Arti di Venezia. 
 E' nato così un corpus di immagini assolutamente nuovo e stimolante\, in 
 cui si alternano distillata esperienza e fresca immaginazione\, classicit
  e sperimentalismo\, colore e bianco e nero\, leggerezza e profondità. L
 e fotografie in mostra cristallizzano le situazioni immaginate e ideated a
 gli artisti\, altre volte\, invece\, isolano gli occhiali dal contesto gen
 erale e creano occasioni di maggiore attenzione sull'oggetto in sé\, sul 
 suo design\, sul fascino che possiede e sulle sue possibilità espressive.
 \n\nI professionisti e gli studenti hanno osservato\, scrutato\, indagato\
 , immaginato\, inventato\, a volte  scherzato\, e alla fine scelto: perch
  la Fotografia\, come afferma il curatore\,'è sempre una scelta nel vede
 re\, una visione parziale e soggettiva ma che\, allo stesso tempo\, dice m
 olto del gusto e del pensiero di chi sta dietro la lente\, e in questo cas
 o anche dietro 'le lenti' '.
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LOCATION:Ca' Tron - Università IUAV di Venezia - Santa Croce 1957 - 30135 
 Venezia
SUMMARY;LANGUAGE=IT:L'immigrazione come questione urbana
DESCRIPTION;LANGUAGE=IT:I fenomeni migratori internazionali contemporanei p
 ossono essere letti come uno degli elementi fondamentali dell’attuale fa
 se di globalizzazione\, processo particolarmente evidente nei contesti urb
 ani. In Italia\, Europa\, come in altre realtà la componente straniera ra
 ppresenta una percentuale crescente delle società urbane\, che i pianific
 atori di oggi e ancor più quelli di domani non possono ignorare. Le migra
 zioni internazionali si caratterizzano infatti per essere un fenomeno urba
 no che coinvolge tutte le dimensioni del policy making\, dallo sviluppo ec
 onomico e spaziale locale\, alle politiche sociali\, educative e sanitarie
  fino alla sicurezza. Come tali si rende sempre più necessario includerle
  fra le priorità delle agende non solo dei governi nazionali ma anche reg
 ionali e locali.
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LOCATION:Museo del Merletto - Piazza Galuppi 187 - Burano\, Venezia
SUMMARY;LANGUAGE=IT:Flora Viale. Frammenti Sacri
DESCRIPTION;LANGUAGE=IT:L’antica arte dei merletti\, quasi esclusivamente
  di matrice femminile e ancora oggi così inscindibilmente legata al costu
 me e alla storia dell’isola di Burano\, continua ad affascinare e a infl
 uenzare gli artisti.\n\nÈ il caso di Flora Viale\, artista italo-statunit
 ense\, che\, elaborando le problematiche poste dalla sensibilità e dalla 
 percezione realizza una serie di “frammenti” carichi di significati e 
 quesiti cui dare risposta. Che cosa questi frammenti rappresentino è fors
 e il fulcro del suo atto creativo\, cui corrisponde un processo di “prob
 lem-solving” che fa scaturire un intenso flusso di intuizioni\, proposte
  e scenari. Sono forse “reliquie” dell’uso\, esperienze o creazioni 
 – da cui sgorga un senso di bellezza\, ma anche di pena\, schiavitù\, f
 inezza\, preziosità\, devozione o decorazione – o semplice “arte” d
 a indossare\, come si faceva un tempo?
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LOCATION:Museo Correr - San Marco 52 - 30124 Venezia
SUMMARY;LANGUAGE=IT:Vedova Plurimo
DESCRIPTION;LANGUAGE=IT:Quest’anno Emilio Vedova parla a tutta la città 
 di Venezia\, le sue opere “abitano” alcuni tra i più prestigiosi spaz
 i culturali cittadini. Tra questi non potevano mancare tre luoghi di “cu
 lto” della museografia lagunare come il Museo Correr\, Ca’ Rezzonico 
  Museo del Settecento veneziano e Ca’ Pesaro\, Galleria Internazionale
  d’Arte Moderna\, che\, con le loro collezioni permanenti\, si “aprono
 ” a uno straordinario “confronto-incontro” con l’opera del grande 
 maestro veneziano\, attraverso un filo conduttore comune denominato “Ved
 ova Plurimo”.\n\nÈ con questo titolo che prende vita il progetto promos
 so con la collaborazione della Fondazione Emilio e Annabianca Vedova e cur
 ato da Germano Celant\, e con il progetto espositivo di Daniela Ferretti\,
  che sollecita a rileggere alcune magistrali opere del grande artista alla
  luce della storia artistica della città lagunare che\, inevitabilmente\,
  ha permeato anche la sua straordinaria personalità.\n\nAl Museo Correr\,
  nella Sala delle Quattro Porte\, uno dei pochi ambienti delle Procuratie 
 Nuove che ha conservato sostanzialmente intatta la struttura originale\, r
 isalente tra la fine del XVI e l’inizio del XVII secolo\, sarà installa
 to il Disco Chi brucia un libro brucia un uomo\, del 1993\, realizzato da 
 Emilio Vedova dopo il devastante incendio e la distruzione della bibliotec
 a di Sarajevo negli anni della guerra\, esposto insieme al telero Oltre 
 86.
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LOCATION:Hotel Bauer - San Marco 1459 - 30124 Venezia
SUMMARY;LANGUAGE=IT:I Vetri della Seguso per il Bauer
DESCRIPTION;LANGUAGE=IT:Con la mostra 'I Vetri della Seguso per il Bauer' 
  che volutamente\, a mo’ di integrazione\, si svolge in contemporanea 
 con la grande esposizione 'Seguso. Vetri d’arte: 1931-1973' al Museo del
  Vetro di Murano\, curata da Marc Heiremans – il visitatore ha l’oppor
 tunità di ammirare alcune delle soluzioni d’illuminazione e di arredo d
 ell’epoca\, ancor oggi presenti in vari ambienti\, assieme ai loro diseg
 ni preparatori\, gli originali fogli di progetto usati in fornace dai maes
 tri vetrai durante la creazione\, conservati presso l’archivio del Centr
 o Studi del Vetro della Fondazione Giorgio Cini e restaurati per l’occas
 ione grazie al generoso sostegno dell’Hotel Bauer.
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LOCATION:Museo del Vetro - Fondamenta Giustinian 8 - Murano\, Venezia
SUMMARY;LANGUAGE=IT:SEGUSO. Vetri d’arte: 1932 - 1973
DESCRIPTION;LANGUAGE=IT:La mostra è il frutto di un lungo lavoro di ricerc
 a da parte dello studioso belga Marc Heiremans\, grande esperto di storia 
 del vetro muranese contemporaneo\, su una delle eccellenze produttive del 
 XX secolo: la “Seguso Vetri d’Arte”.\n\nAttraverso una carrellata di
  capolavori viene focalizzata la vicenda di un’imprenditoria familiare\,
  vera e propria “dinastia” della lavorazione del vetro\, che ha contri
 buito in modo determinante allo sviluppo di quest’arte durante il Novece
 nto. La fucina di famiglia\, in cui lavorano Antonio Seguso\, il figlio Ar
 chimede e i nipoti\, diviene azienda nei primi Anni ’30\, in un periodo 
 di forte innovazione e grande progettualità manifatturiera.
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LOCATION:Casa di Carlo Goldoni - San Polo\, 2794 - 30125 Venezia
SUMMARY;LANGUAGE=IT:Antonella Zaggia. Cartemarcíe. Gioelli di carta
DESCRIPTION;LANGUAGE=IT:L’arte applicata di Antonella Zaggia\, artista ve
 neziana da anni impegnata in ambito “teatrale”\, approda a Casa Goldon
 i con la sua creazione di gioielli in papier mâché.\n\nSi tratta di ogge
 tti realizzati utilizzando i materiali più diversi: dal vetro alle perle\
 , dalla rafia ai rametti di legno\, dal metallo alla resina e al nylon lav
 orato a caldo\, inseriti in strutture di carta tramite varie tecniche\, tr
 a cui la doratura in foglia d’oro e d’argento o l’unionecontrasto co
 n gli elementi della tradizione artigianale veneziana\, come le vecchie ve
 nturine di Murano e le minute conterie. Il risultato sono composizioni di 
 grande suggestione visiva che vanno dalle spille da occhiello ai pendenti 
 che “simulano” baccelli di vetro\, ai gusci di noce\, alle “pietre l
 aviche” che inglobano preziosi o\, ancora\, ai minuscoli “vulcani” c
 on eruzioni di perle su filo sintetico.
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LOCATION:Videoteca Pasinetti - La Casa del Cinema - Palazzo Mocenigo San St
 ae 1990 - 30135 Venezia
SUMMARY;LANGUAGE=IT:Vladimir Asmirko. Solovki: il cielo in terra
DESCRIPTION;LANGUAGE=IT:In occasione del 10° Anniversario della Comunità 
 Russo-Ortodossa “Sante Donne Mirofore” di Venezia\, sabato 18 maggio s
 i inaugura la mostra fotografica dell’artista russo Vladimir Asmirko pre
 sso La Casa del Cinema Pasinetti a Venezia. Nella stessa occasione verrà 
 proiettato il film documentario dell’artista “In Giappone\, in cerca d
 i…Russia”.\n\nIl cielo del Nord si specchia nel mare e questo mare vie
 ne chiamato Bianco. Oltre l’orizzonte\, sono sparse sei grandi isole e u
 na decina di isolotti minori: l’arcipelago di Solovki\, o semplicemente 
 Solovki\, come lo chiamano gli abitanti. La terra e il cielo sembrano tocc
 arsi in questo posto. Inferno e Paradiso. Più di mille anni prima della n
 ascita di Cristo\, su queste isole furono erette delle costruzioni in piet
 ra. Nel XV secolo vennero ad abitarvi dei monaci ortodossi e\, nel XVI sec
 olo\, adoperando i massi e i mattoni già esistenti sul posto\, vi fu cost
 ruita una poderosa fortezza monastica\, un monumento unico dell’architet
 tura russa e patrimonio dell’UNESCO. Nel 1920\, dopo la Rivoluzione\, il
  monastero venne chiuso e l’intero arcipelago di Solovki fu trasformato 
 in una prigione a cielo aperto. Solovki divenne il primo lager speciale di
  questo genere e fu chiuso nel 1939. I prigionieri erano di varia estrazio
 ne\, principalmente ricchi nobili\, prelati ortodossi e cattolici\, ingegn
 eri\, scienziati\, scrittori. In tutto\, centomila persone\, di cui circa 
 la metà morì. Forse per questo\, o perchè il circolo polare Artico è m
 olto vicino – appena 150 Kilometri – nei Solovki la natura ha qualcosa
  di particolare e vi regna un silenzio insolito. \n\nScrive l’artista 
 Ho compiuto due viaggi ai Solovki\, entrambe le volte d’estate\, quando
 \, nel Nord della Russia\, non fa mai notte. Il tramonto non è che un bre
 ve\, luminoso crepuscolo\, seguito quasi subito dal sorgere del sole. Come
  l’essere umano che inspira e poco dopo espira\, sembra quasi che la Nat
 ura segua lo stesso ritmo”.Il tempo che divide il calare e il sorgere de
 l sole\, qui\, in capo al mondo\, è permeato da una quiete mistica. Le st
 rida dei gabbiani in lontananza\, come granelli di sale\, sottolineano il 
 sapore del silenzio. Oggi\, tra le mura dei monasteri risuonano di nuovo l
 e preghiere e le isole accolgono visitatori da ogni angolo del mondo\, mon
 aci\, pellegrini\, turisti. Vi si respira e ci si sente in modo speciale. 
 Che sia la terra di Solovki a volgersi al cielo\, o che sia il cielo a chi
 narsi così vicino\, l’effetto è il cielo in terra”. \n\nVladimir Asm
 irko\, nelle parole della critica d’arte Ekaterina Kim\, “è fino in f
 ondo un artista fotografico russo\, in grado di cogliere e trasmettere esp
 erienze non verbali che nascono dentro quando si guardano paesaggi perfett
 i\, pietre che racchiudono pagine di storia\, o persone che hanno vissuto 
 vite lunghe e complesse.  Oggi abbiamo l’opportunità di percepire il su
 o modo di vedere i Solovki\, un luogo che riassume la storia russa e\, sop
 rattutto\, la storia della fede russo-ortodossa. Nel silenzio di Solovki\,
  colto con sorprendente precisione dall’obbiettivo di Vladimir\,  si inc
 ontrano memorie dei secoli passati e preghiere sincere. Nessuna città\, n
 essuna vicenda del mondo moderno potranno mai narrare tanto sulla Russia\,
  quanto un antico monastero nel Nord del Paese. Le immagini offrono allo s
 tesso tempo paesaggi e simboli. Una barca solitaria\, delle antenne satell
 itari\, qualche mattone buttato in un canto: riflessi di tratti riconoscib
 ili della vita a Solovki. Allo stesso modo\, ha un significato simbolico i
 l colore rosso\, spennellato qua e là nelle fotografie. Rosso è il color
 e del sole\, portatore di vita e\, insieme\, nell’iconografia russo-orto
 dossa\, un segno di sacrificio\, di morte purificatrice\, che apre le port
 e alla vita eterna e alla gioia. Una gioia che possiamo provare anche noi\
 , in parte\, dinnanzi a monumenti di architettura e d’arte tra i più be
 lli”.
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LOCATION:Ex Convento dei SS.Cosma e Damiano - Giudecca 621 - 30133 Venezia 
 (Ve)
SUMMARY;LANGUAGE=IT:I was born in your bed
DESCRIPTION;LANGUAGE=IT:L'artista multimediale ceco Daniel Pešta (1959) è
  presente in molte collezioni e musei europei. Quest'anno si è presentato
  nel Bundestag tedesco nell'ambito della mostra Kunst in der Katastrophe. 
 Il progetto è stato sviluppato con la collaborazione ed il gentile suppor
 to del signor Milan Horvát e dell'associazione rom di Lysá nad Labem.\n
 \nNegli spazi della Sala del Camino\, nell'ex convento dei SS. Cosma e Dam
 iano alla Giudecca\, saranno esposte due video installazioni dal titolo I 
 was born in your bed e un ciclo di ritratti dei bambini rom che hanno part
 ecipato ai video dal titolo I am a gypsy and you?\n \nIl tema centrale del
 l'intero progetto è la “questione rom”\, un fenomeno sociale di grand
 e attualità\, ed in particolare il rapporto ambivalente\, spesso associat
 o a una serie di pregiudizi\, del singolo individuo nei confronti della mi
 noranza rom. L’artista si è concentrato soprattutto sulla generazione d
 ei giovanissimi rom. Proprio in essa egli vede la chiave per la futura int
 egrazione dei rom nella società maggioritaria. È questo il motivo per cu
 i\, nel suo lavoro\, Daniel Pešta ha cercato di far luce sui sentimenti e
  sull'ambiente dei bambini rom e sulla percezione che essi hanno delle pro
 prie possibilità di riuscire nella vita.\n\nL’ installazione artistica 
 video si compone di due grandi proiezioni lunghe sette metri il cui concet
 to si basa su un semplice principio\, quello della foto scolastica. Due cl
 assi di bambini sono disposte in piedi nella tipica posa delle nostre ista
 ntanee di scuola. In mano tengono dei sacchetti di tessuto trasparente bia
 nchi e neri\, simili a quelli in cui gli alunni cechi portano a scuola le 
 scarpe che indosseranno in aula. I bambini si raggruppano. I loro moviment
 i si riducono al minimo. Dopo un po' una voce adulta pronuncia\, uno alla 
 volta\, i nomi dei singoli alunni. Man mano che i loro nomi vengono pronun
 ciati\, i bambini si mettono in testa i sacchetti che tengono pronti in ma
 no. È sorprendente come i bambini rom si sottomettano volontariamente agl
 i ordini. Reagiscono così uno dopo l'altro\, fino a quando tutte le teste
  rimangono coperte. La trasformazione dell'individuo in folla si è così 
 perfettamente compiuta.
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LOCATION:Forte Marghera - Via Forte Marghera - 30170 Mestre (Venezia)
SUMMARY;LANGUAGE=IT:Il giardino promesso
DESCRIPTION;LANGUAGE=IT:Il maggio di Forte Marghera sarà all'insegna del c
 onnubio tra arte\, botanica e musica contemporanea: venerdì 3 maggio verr
 à infatti inaugurata\, alle ore 18.30\, al Padiglione Palmanova\, l'insta
 llazione botanica 'Il giardino promesso - Appunti per una botanica manzoni
 ana' di Claudio Rocchetti\; seguirà poi\, alle ore 20.30\, una performanc
 e sonora curata dallo stesso artista.\n\nIl progetto\, promosso da Eventi-
 Arte-Venezia (gruppo di sperimentazione artistica indipendente attivo a Fo
 rte Marghera dal 2008) per il Parco del Contemporaneo 2013\, e realizzato 
 anche grazie al sostegno e al patrocinio dell'Assessorato comunale all'Amb
 iente e alle Politiche Giovanili e della Presidenza del Consiglio comunale
 \, prevede che\, all'interno dell'installazione artistica\, ogni venerdì 
 di maggio\, a partire dalle ore 20.30 circa\, artisti italiani ed europei 
 si esibiscano in un ciclo di performance musicali aperte al pubblico gratu
 itamente.\n\n'Il Giardino Promesso' - si legge in una nota relativa al pro
 getto - prende forma dalla lettura e dallo studio del 33. capitolo del rom
 anzo 'I Promessi Sposi'\, nel quale l'autore descrive con dovizia di parti
 colari un giardino abbandonato\, elencando ogni pianta ospitata al suo int
 erno. Il fascino suscitato delle pagine del Manzoni di fronte allo spettac
 olo dell'abbandono\, quasi anticipa quell'idea di 'giardino senza giardini
 ere' che avrà un'importanza centrale nel concetto di 'Terzo paesaggio'\, 
 sviluppato da Gilles Clément nella seconda metà del Novecento. Questa su
 ggestione ha colpito l'artista Claudio Rocchetti\, la cui ricerca\nè da t
 empo incentrata sul rapporto tra abbandono e memoria.\n\nLa scultura-ambie
 nte è stata realizzata con tutte e venti le piante citate da Manzoni e pr
 evede una serie di apparati didattici appositamente sviluppati\, grazie ai
  quali il pubblico potrà leggere il testo tratto dal romanzo\, ma anche r
 iconoscere le specie arboree impiegate e capirne la simbologia.\n\nAnche g
 li appuntamenti sonori hanno lo scopo di mettere in relazione la ricerca m
 usicale contemporanea ad un particolare paesaggio e ai temi dell'abbandono
  e della memoria. I concerti in programma sono: venerdì 17  Ottaven\; ven
 erdì 24 Enrico Malatesta\, Attila Faravelli & Matija Schellander\; venerd
 ì 31 Kam Hassah.
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LOCATION:Cassa di Risparmio di Venezia - Campo San Luca\, San Marco 4216 - 
 30124
SUMMARY;LANGUAGE=IT:Uomini
DESCRIPTION;LANGUAGE=IT:L'uomo contemporaneo con le sue preoccupazioni\, le
  debolezze\, le piccole o grandi vanità\, l'edonismo\, è  al centro dell
 'osservazione fotografica che il Circolo Fotografico La Gondola propone ne
 gli spazi della Cassa di Risparmio in  Campo San Luca a Venezia.\nNon un'i
 ndagine estesa da parte dei ventidue fotografi bensì annotazioni acute\, 
 talvolta ironiche o pungenti sulla condizione dell'universo maschile.\nSi 
 esplorano situazioni\, modelli\, stereotipi\, in qualche caso cogliendo il
  soggetto “in flagranza” come solo la fotografia riesce a fare\, altre
  volte attraverso allusioni o metafore che sollecitano più d'una riflessi
 one.\nDiversamente dalla mostra “Donne!” proposta quattro anni fa nei 
 medesimi spazi\, “Uomini” non ripercorre l'evoluzione dei comportament
 i negli ultimi decenni\, bensì si sofferma sull'attualità\; val la pena 
 di sottolineare che ai fotografi partecipanti non è stato imposto alcun v
 incolo  e perciò quanto viene esposto è frutto di scelte del tutto perso
 nali che rispecchiano i singoli orientamenti.\nPeraltro\, suddividendo la 
 mostra in tematiche\, viene presa in considerazione l'infanzia e l'adolesc
 enza con i suoi riti\, alcuni dei quali frutto delle nuove dipendenze tecn
 ologiche (Vegh\, Doni\, Miotto)\, lo sport e il tempo libero (Brandolisio\
 , Rizzardini)\, le situazioni curiose e intriganti (Casanova\, Giantin\, N
 avoni) la vanità e l'erotismo (Uliana\, La Rosa\, Brugnaro\, Stefanutti\,
  Pandiani\, Crisigiovanni)\, e infine\, forse l'aspetto più interessante\
 ,  il mistero e la religiosità (Zangiacomi\, Braiato\, Galluccio\, Zemell
 a\, Chiapponi).\nPur nella relativa esiguità delle opere presentate – t
 renta fotografie – riteniamo che la mostra offra non pochi spunti d'inte
 resse accompagnati dalla consueta qualità fotografica\, punto fermo di og
 ni esposizione della Gondola. A quest'ultimo riguardo\, teniamo ad evidenz
 iare\, proprio in relazione al tema\, come siano  ben sette le fotografe c
 he espongono\, vale a dire un terzo  dei partecipanti. \nPer un Circolo co
 me il nostro\, nel passato immeritatamente accusato di pervicace “maschi
 lismo”\, si tratta di un autentico motivo di soddisfazione non disgiunto
  dalla curiosità di  vedere come le autrici considerino\, sia pure attrav
 erso l'occhio deformante dell'obiettivo\,  l'altra “metà” del loro ci
 elo.\n\nEspongono 22 fotografi con 30 immagini:\n\nAntonio Baldi\, Maurizi
 o Braiato\, Aldo Brandolisio\, Fabrizio Brugnaro\, Lorenzo Bullo\, Paola C
 asanova\, Carlo Chiapponi\, Mariateresa Crisigiovanni\, Mirella Doni\, Gia
 nfranco Giantin\, Stefania Galluccio\, Mirella La Rosa\, Matteo Miotto\, A
 ldo Navoni\, Stefano Pandiani\, Alessandro Rizzardini\, David Salvadori\, 
 Massimo Stefanutti\, Fabrizio Uliana\, Izabella Vegh\, Emilio Zangiacomi  
 Pompanin\, Anna Zemella.
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LOCATION:Palazzo Badoer - Università IUAV di Venezia - San Polo 2468\, 255
 4 - 30125 Venezia
SUMMARY;LANGUAGE=IT:La primavera archivistica
DESCRIPTION;LANGUAGE=IT:Interventi: \n\nGabriele Bezzi PARER – Regione Em
 ilia Romagna “Il polo archivistico regionale dell’Emilia Romagna. PARE
 R un modello per la conservazione della memoria digitale”.\n \nMicaela P
 rocaccia Direzione generale per gli archivi\n“Scarta la carta... e altro
 : l’eliminazione dei documenti d’archivio”.\n \nGiorgetta Bonfiglio 
 Dosio Università degli Studi di Padova\n“Esiste una filologia dell’ar
 chivistica? La rilevanza della tradizione nei percorsi di ricostruzione e 
 descrizione degli archivi storici”.\n \nGianni Penzo Doria Università d
 egli Studi di Trieste\n“Effemeridi di Diplomatica contemporanea: dove st
 a andando il documento digitale dopo le riforme del Governo Monti”.
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LOCATION:Ex Cotonificio - Università IUAV di Venezia - Dorsoduro 2196 - 30
 123 Venezia
SUMMARY;LANGUAGE=IT:Casa a corte
DESCRIPTION;LANGUAGE=IT:Esiti del laboratorio integrato 1H di Agostino De R
 osa\, Esther Giani\, Matteo Guardini. \n\nMostra a cura di Irene Peron\, V
 alentina Covre con Mariavittoria Bosi.\n \nResponsabile scientifico Esther
  Giani. Nell’ambito del corso di laurea in scienze dell’architettura.
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LOCATION:Teatro La Fenice - San Marco\, Campo S. Fantin\, 1965 - Venezia
SUMMARY;LANGUAGE=IT:Cosi fan tutte
DESCRIPTION;LANGUAGE=IT:Dramma giocoso in due atti KV588\, libretto di Lore
 nzo Da Ponte. Musica di Wolfgang Amadeus Mozart. Prima rappresentazione as
 soluta: Vienna\, Burgtheater\, 26 gennaio 1790.
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LOCATION:Françoise Calcagno Art Studio - Campo del Ghetto 2918 - 30121 Ven
 ezia
SUMMARY;LANGUAGE=IT:Splendore
DESCRIPTION;LANGUAGE=IT:La galleria Françoise Calcagno Art Studio e l'Asso
 ciazione Culturale Boiler sono liete di presentare la\npersonale di Elio T
 alon\, secondo appuntamento del ciclo di mostre del neonato Gruppo Boiler.
 \nLa mostra di scultura di Elio Talon dal titolo Splendore\, dopo l’esor
 dio a Bologna è al suo secondo\nappuntamento a Venezia presso la galleria
  Françoise Calcagno Art Studio.\nIn esposizione vedremo quindici opere ac
 compagnate da scritti poetici dello stesso artista.\nElio Talon\, nato a C
 aorle (Venezia) nel 1970\, vive a Bologna\, dove si è diplomato in Scultu
 ra all’Accademia di\nBelle Arti\, nel 2005\, con una tesi dal titolo “
 Il senso del sacro all’origine dell’arte”.\nLa sua ricerca artistica
  nasce dalla poesia: numerose sono le pubblicazioni su riviste e antologie
 \, come\nnumerosi i riconoscimenti\, del 2006 è la pubblicazione di Sider
 alia (Ed. Le Voci della Luna).\nDel 2008 è la personale La vertigine e l
 incanto al Museo Casa Frabboni di San Pietro in Casale con catalogo\nedi
 to da Minerva Edizioni.\nHa esposto nelle principali città italiane\, a P
 arigi e a New York\nL’elemento arcaico è presente sia nella forma plasm
 ata che nella tessitura dei testi dove italiano e dialetto\nconvivono di i
 nevitabile contaminazione.\nNasce un’alchimia onirica che volge non tant
 o ad un nostalgico sentire del passato\, ma ad una nuova visione\ndella co
 scienza futura.\nLe tematiche pescano di certo nell’inconscio collettivo
 \, elaborando un’immagine angelicata del femminino\ncome modello di rife
 rimento per un’evoluzione della coscienza.\nAnche il maschile partecipa 
 di questa tensione metamorfica\, in abbandono estatico e sinuoso o in form
 a di\nieratica contemplazione.\nI testi poetici tratti da Le Nuove Aurore\
 , ultima raccolta dell’artista\, accompagnano lo spettatore oltre la\nso
 glia del visibile. La sostanza diviene riverbero di luce che sfuma ad una 
 visione eterea e trascendente\, in\nuna vestizione del divino in chiave la
 ica\, dove materia e spirito partecipano dello splendore vitale.
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LOCATION:Libreria Feltrinelli - Piazza XXVII Ottobre 01\, sesto piano - 301
 75 Mestre (VE)
SUMMARY;LANGUAGE=IT:Henry Miller e Feltrinelli: storia di una guerra contro
  la censura
DESCRIPTION;LANGUAGE=IT:L’Italia del 1962\, quando Giangiacomo Feltrinell
 i decise di pubblicare clandestinamente gli scandalosi Tropici di Henry Mi
 ller\, era molto diversa da quella di oggi. Questa mostra\, in\noccasione 
 della nuova edizione dei Tropici pubblicata da Feltrinelli a cinquant’an
 ni da quel fatidico 1962\, fa il punto su quello che Henry Miller ciha ins
 egnato in fatto di\nletteratura e libertà.
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LOCATION:Arsenale di Venezia - Castello - 30122 Venezia
SUMMARY;LANGUAGE=IT:'Love me\, Love me not'  Contemporary Art from Azerbaij
 an and its Neighbours
DESCRIPTION;LANGUAGE=IT:Prodotto e supportato da YARAT - un’organizzazion
 e non-profit dedicata al sostegno e alla comprensione dell'arte contempora
 nea in Azerbaijan e alla creazione di una piattaforma per l'arte azera sia
  a livello nazionale che internazionale - Love me\, Love me not offrirà n
 uove prospettive sulle diverse e culturalmente ricche culture dell'Azerbai
 jan e dei suoi vicini. Attualmente curiosità e pregiudizio convivono anco
 ra in questa regione\; le opere in mostra daranno una visione penetrante d
 elle dinamiche di ogni nazione\, portando alla luce aspetti dimenticati o 
 sconosciuti della storia e dimostrando l'ampiezza della visione e della cr
 eatività in gioco entro i loro confini.
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LOCATION:Teatro La Fenice - San Marco\, Campo S. Fantin\, 1965 - Venezia
SUMMARY;LANGUAGE=IT:Don Giovanni
DESCRIPTION;LANGUAGE=IT:Don Giovanni (titolo originale: Il dissoluto punito
  ossia il Don Giovanni\, K 527) è un'opera lirica in due atti di Wolfgang
  Amadeus Mozart.\nÈ la seconda delle tre opere italiane che il compositor
 e salisburghese scrisse su libretto di Lorenzo Da Ponte (che era al serviz
 io dell'imperatore d'Austria)\, il quale attinse a numerose fonti letterar
 ie dell'epoca. Essa precede Così fan tutte (K 588) e segue Le nozze di Fi
 garo (K 492)\, e venne composta tra il marzo e l'ottobre del 1787\, quando
  Mozart aveva 31 anni.\nCommissionata dall'imperatore Giuseppe II\, non an
 dò tuttavia in scena per la prima volta a Vienna\, bensì al Teatro degli
  Stati di Praga.\nIl filosofo danese Søren Kierkegaard scrisse un lungo s
 aggio in cui afferma\, citando Charles Gounod\, che il Don Giovanni è «u
 n lavoro senza macchia\, di ininterrotta perfezione». Il finale\, in cui 
 Don Giovanni rifiuta di pentirsi\, è stato argomento delle dissertazioni 
 filosofiche e artistiche di molti scrittori\, tra cui George Bernard Shaw\
 , che nel Man and Superman parodiò l'opera con un esplicito riferimento a
  Mozart nel cliente della scena finale tra il Commendatore e Don Giovanni.
 \nIl Don Giovanni è considerato uno dei massimi capolavori di Mozart\, de
 lla storia della musica e della cultura occidentale in generale. In esso v
 i è il riflesso di tutto il genio mozartiano e di un Settecento musicale 
 giunto ormai all'apice del suo fulgore e alle porte dell'ormai prossimo Ro
 manticismo.\nL'organizzazione Opera America l'ha inserita al settimo posto
  per frequenza di rappresentazione in Nord America[2].\n\nRegia: Damiano M
 ichieletto. Scene: Paolo Fantin. Costumi: Carla Teti. Orchestra e Coro del
  Teatro La Fenice\, maestro del Coro Claudio Marino Moretti.
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LOCATION:Galleria A+A - Centro Espositivo Pubblico Sloveno - San Marco 3073
  - 30124 Venezia
SUMMARY;LANGUAGE=IT:Reality Manipulation. Il Network Underground della New 
 Wave Italiana Anni '80.
DESCRIPTION;LANGUAGE=IT:Tre eventi dedicati alla scena musicale e artistica
  underground della New Wave italiana organizzate da Persuasion e A plus A 
 Centro Espositivo Sloveno di Venezia in collaborazione con l’Università
  Cà Foscari di Venezia.\n\nIl collettivo Persuasion e A plus A Centro Esp
 ositivo Sloveno presentano Reality Manipulation: un progetto focalizzato s
 ulla scena musicale underground italiana degli anni ottanta e in particola
 re la cosiddetta ''cassette culture''\, a cui prenderanno parte alcuni pro
 tagonisti del periodo proponendo concerti\, conferenze e workshop\, con lo
  scopo di riuscire a trasportare e re-introdurre nel contemporaneo alcune 
 forme di auto-produzione\, auto-determinazione e 'network sociale' che i g
 iovani d'oggi sembrano non aver mai considerato come possibilità concrete
  di espressione produttiva.\n\nIl progetto si sviluppa attraverso tre appu
 ntamenti\, ognuno focalizzato su un aspetto diverso (musica\,  grafica\, d
 istribuzione)\, che insieme concorreranno a formare una visione completa e
  approfondita dell'argomento con la partecipazione di alcune figure di spi
 cco del periodo: \nSandro Marchetti (LAS's Crime)\, Alessandro Aiello ed E
 nrico Aresu (Canecapovolto)\, Maurizio Pustianaz e Gianfranco Santoro.\nGl
 i eventi hanno luogo negli spazi di A plus A Centro Espositivo Sloveno di 
 Venezia.\n\nA dispetto del periodo Punk\, già ampiamente investigato\, an
 che a livelli accademici\, i musicisti e gli artisti del movimento musical
 e New Wave non hanno mai ricevuto la dovuta attenzione nonostante la ricch
 ezza e qualità delle produzioni. Questa serie di eventi\, inedita nel suo
  genere\, sarà il primo passo verso un più ampio progetto di ricerca e i
 ndicizzazione degli artisti e dei materiali realizzati in Italia tra il 19
 77 e il 1989.\n\nIl primo appuntamento il 28 aprile 2013 alle ore 19 è de
 dicato all'aspetto musicale. Suonerà LAS's Crime\, musicista senese\, che
  proporrà per l'occasione un live-set esclusivo e Dario Rossi giovane mus
 icista romano. Sandro Marchetti\, in arte LAS's Crime\, propose durante gl
 i anni 80 un'elettronica oscura e ossessiva\, del tutto innovativa\, che r
 egistrava\, curava e distribuiva autonomamente su nastro. Recentemente i s
 uoi lavori sono stati ristampati su vinile\, grazie all'ondata di riscoper
 ta di queste sonorità\, raggiungendo un pubblico più ampio e influenzand
 o nuovi musicisti indipendenti\, come Dario Rossi.\nVerranno messe a confr
 onto due generazioni che si esprimono a distanza temporale con le medesime
  metodologie e atmosfere.\n\nIl 13 maggio 2013 dalle ore 10 alle ore 19 vi
 ene proposto un laboratorio / workshop con il collettivo Canecapovolto\, s
 ul tema della fanzine e dell'editoria indipendente.\nAlessandro Aiello ed 
 Enrico Aresu\, dal 1992 agitatori culturali sotto la sigla Canecapovolto\,
  fecero parte durante gli anni ottanta del network di mail-art legato alla
  scena industrial con la fanzine 'Constrictor' e il progetto 'Il sorriso v
 erticale'. Partendo dalle analisi delle produzioni cartacee degli anni 80\
 , che per l'occasione in via eccezionale saranno esposte e consultabili\, 
 i partecipanti impareranno tecniche e strategie comunicative fino alla rea
 lizzazione di una piccola pubblicazione.\n\nIl 4 giugno 2013 alle ore 19 s
 i parla del Network\, in cui viene messo in relazione il passato (un netwo
 rk postale) con il presente (un network virtuale). Gli ospiti saranno Maur
 izio Pustianaz (Gerstein\, Snowdonia\, Maelzel) con il talk ''198X\, The D
 ays of the Zines: Connessioni e desideri di una generazione senza connessi
 one'' e Gianfranco Santoro (L.S.D.\, Discipline produzioni\, Final Muzik) 
 attivi dagli anni '80 nella produzione e diffusione della musica alternati
 va\, industrial e d'avanguardia.\n\n'Reality Manipulation' si avvale inolt
 re di una piattaforma virtuale dove progressivamente verranno pubblicati c
 ontenuti\, interventi di altri musicisti o artisti\, foto e qualsiasi altr
 o tipo di materiale che concorrerà nella definizione il più possibile es
 austiva del periodo preso in esame. \nIl progetto\, oltre allo scopo di di
 ventare base di un solido archivio e punto di riferimento per i più appas
 sionati\,  vuole essere di spunto per una riflessione sul contemporaneo ba
 sandosi sul passato più creativo e produttivo.\n\nL'iniziativa è stata f
 inanziata con i fondi per le attività studentesche dell'Università Ca' F
 oscari di Venezia.
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SUMMARY;LANGUAGE=IT:Manet. Ritorno a Venezia
DESCRIPTION;LANGUAGE=IT:La Fondazione Musei Civici di Venezia ospita\, dal 
 24 aprile al 18 agosto 2013\, nelle monumentali sale di Palazzo Ducale 'Ma
 net. Ritorno a Venezia': un’esposizione di un’ottantina circa tra dipi
 nti\, disegni e incisioni\, progettata con la collaborazione speciale del 
 Musée D’Orsay di Parigi\, l’istituzione che conserva il maggior numer
 o di capolavori di questo straordinario pittore.\n\nLa mostra nasce dalla 
 necessità di un approfondimento critico sui modelli culturali che ispirar
 ono il giovane Manet negli anni del suo precoce avvio alla pittura. Questi
  modelli\, fino ad oggi quasi esclusivamente riferiti all’influenza dell
 a pittura spagnola sulla sua arte\, furono diversamente assai vicini alla 
 pittura italiana del Rinascimento\, come dimostrerà l’esposizione venez
 iana nella quale il pubblico potrà ammirare\, accanto ai suoi capolavori\
 , alcune eccezionali opere ispirate ai grandi tableaux della pittura venez
 iana cinquecentesca\, da Tiziano a Tintoretto a Lotto in particolare. Come
  è ben noto\, gli studi su Manet\, il grande precursore dell’Impression
 ismo\, si sono per lungo tempo concentrati sull’idea di una sua diretta 
 discendenza dall’opera pittorica di Velázquez e di Goya\, vedendo propr
 io nell’ispanismo non solo l’unica fonte della sua modernità\, ma anc
 he la ragione e lo stimolo per il suo rifuggire dai “ritorni” alla tra
 dizione accademica. Un approccio per così dire progressista\, che non tie
 ne però conto della passione di Manet per l’arte italiana della Rinasce
 nza\, che fu una fascinazione e un legame davvero intenso\, di cui darà p
 iena dimostrazione l’esposizione veneziana\, che metterà finalmente in 
 luce il suo rapporto stringente con l’Italia e la città lagunare.\n\nSe
  Le Déjeuner sur l’herbe e l’Olympia (1863) sono chiaramente variazio
 ni da Tiziano e due splendide testimonianze della relazione di Manet con l
 ’arte italiana\, ancora molti sono gli esempi della profonda conoscenza 
 dell’eredità di Venezia\, Firenze e Roma\, da parte del grande pittore\
 , che la mostra saprà svelare. L’itinerario dell’esposizione\, che pe
 rcorre\, attraverso grandi capolavori come Le fifre (1866)\, La lecture (1
 865-73)\, Le balcon (1869)\, Portrait de Mallarmé (1876 ca.)\, tutta la s
 ua vita artistica\, si apre con una serie di libere interpretazioni di ant
 ichi dipinti\, affreschi e sculture che Manet vide durante i suoi due prim
 i viaggi in Italia\, nel 1853 e nel 1857. Immediata risplende l’influenz
 a veneziana\, inseparabile dall’audacia con la quale il pittore sonda le
  istanze contemporanee e si defila dalle convenzioni accademiche. L’Ital
 ia del resto non è assente neppure nei dipinti di Manet più legati alla 
 Spagna: la sua pittura religiosa si nutre tanto di Tiziano e Andrea del Sa
 rto quanto di El Greco e Velázquez. Le sue silenti nature morte\, dietro 
 alla fedeltà alle formule olandesi\, riservano molte sorprese che non sol
 o rimandano alla tradizione nordica\, ma sembrano anche ispirarsi a un vig
 ore cromatico e costruttivo tutto italiano. Quando il pittore si avvicina 
 definitivamente alla “moderna” Parigi\, la sua pittura non tralascia l
 a memoria italiana\, ma ne resta intrisa di ricordi. Le tele di Lotto e di
  Carpaccio\, pensiamo alle Due dame veneziane affiancate in mostra a Le Ba
 lcon\, racconteranno di questi legami ai visitatori.\n\nIl 1874\, anno del
 la I° Esposizione dei Pittori Impressionisti\, è anche quello del suo te
 rzo viaggio in Italia\, dove ritrova anche la città amata da Turner e Byr
 on\, che immortala in due piccole tele\, raffiguranti il Canal Grande. È 
 quasi un incrociarsi con l’atmosfera già modernissima dell’ultimo Gua
 rdi. In questi due piccoli ma magistrali dipinti\, che fungeranno da model
 lo per molta pittura veneziana allo scorcio del XIX secolo\, l’aria è c
 osì trasparente da far cantare le tonalità dei blu e dei bianchi della s
 ua tavolozza come non mai. E anche nel suo celebre Bal masqué à l’Opé
 ra (ora a Washington)\, rifiutato quell’anno dai giurati del Salon parig
 ino\, risuonano le musiche degli amori mascherati e del gioco ambiguo dell
 ’identità\, che sicuramente ha conosciuto attraverso l’opera del vene
 ziano Pietro Longhi. Il terzo momento italiano della sua carriera parla de
 lle ultime esperienze di un artista\, che la morte stronca a soli 51 anni 
 (1883). L’ultimo Manet\, diviso tra l’esaltazione dei parigini à la p
 age e la svolta repubblicana del 1879\, fa gioire la pittura e infiammerà
  il Salon.\n\nCurata da Stéphane Guégan\, con la direzione scientifica d
 i Guy Cogeval e Gabriella Belli\, la mostra si propone come un autentico e
 vento: mai la pittura di Manet è stata presentata in maniera così signif
 icativa in Italia\, e mai è stato affrontato sul piano critico un aspetto
  così peculiare della sua arte. Il progetto è reso possibile grazie non 
 solo ai prestiti eccezionali del Musée d’Orsay ma anche di tante altre 
 istituzioni internazionali\, come il Metropolitan Museum di New York\, la 
 Bibliothèque Nationale de France\, il Courtauld Institute di Londra\, The
  Museum of Fine Arts di Boston\, The National Gallery di Washington\, l’
 Art Institute di Chicago\, il Musée des Beaux-arts di Digione\, il Musée
  di Grenoble\, il Musée des Beaux-arts di Budapest\, lo Städel Museum di
  Francoforte\, che hanno aderito all’evento insieme a numerosi collezion
 isti privati.
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SUMMARY;LANGUAGE=IT:La Venezia al tempo di Manet nella fotografia d’epoca
DESCRIPTION;LANGUAGE=IT:Venezia adagiata sulla Laguna\, sospesa nella soffi
 ce bruma mattutina. Decadente\, viva e misteriosa. L’Appartamento dogale
  e la Sala dello Scrutinio\, nella magnificente architettura di Palazzo Du
 cale\, ospitano l’interessante esposizione dedicata alla città lagunare
  al tempo di Manet. La mostra rappresenta il controcanto storico e documen
 tario all’evento Manet. Ritorno a Venezia (24 aprile - 18 agosto\, Palaz
 zo Ducale). E davvero il compendio assemblato rende l’atmosfera della Ve
 nezia dell'800. Dagli archivi della Fondazione Musei Civici di Venezia rie
 mergono documenti\, stampe\, pubblicazioni\, guide e fotografie d’epoca.
  I soggiorni del pittore francese\, nel 1852\, quando la città era ancora
  sotto la dominazione austriaca\, e nel 1874\, quando Venezia era italiana
 \, narrano emozioni e luoghi.\n\nManet vide così Venezia\, la amò e ne f
 ece ispirazione e arte. Restituita ai nostri occhi\, arricchita dalla pati
 na sottile degli anni\, che la rendono ancora più preziosa\, la rivediamo
  oggi. La riviviamo e comprendiamo\, con stupore ed incanto\, come e quant
 o essa costituì approdo e ispirazione per Manet stesso. Esperienze e perc
 orsi che affascinarono l’autore dell’Olympia e che\, intatti\, possiam
 o comprendere e ammirare. Scatti d’epoca: raccontano una storia nella St
 oria.
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 123 Venezia
SUMMARY;LANGUAGE=IT:Jean François Niceron. Prospettiva\, catottrica & magi
 a artificiale
DESCRIPTION;LANGUAGE=IT:La mostra affronta\, per la prima volta in ambito s
 cientifico mondiale\, l’opera prospettica e artistica del Padre minimo J
 ean François Niceron (1613-1646)\, le cui opere si offrono oggi come stra
 ordinarie sciarade: in biblico tra rigore matematico e gusto per il meravi
 glioso e lo stupefacente.\nAutore di due trattati divenuti pietre miliari 
 negli studi sulla prospettiva seicentesca (La perspective curieuse e il Th
 aumaturgus opticus)\, impegnato nei dibattiti dei più importanti circoli 
 culturali e scientifici tra Francia e Italia\, Niceron fu affascinato per 
 tutta la sua esistenza dall’idea che nella natura si nascondesse un codi
 ce segreto divino di cui la matematica\, e in primo luogo l’ottica\, pot
 evano farsi interpreti\,\n\nLa mostra ricostruisce\, attraverso un’anali
 si molto dettagliata\, il mondo espressivo di Niceron\, seguendo l’affas
 cinante interpretazione degli schemi retorici presenti nel suo trattato\; 
 attraversa virtualmente il complesso degli spazi che ospitano le anamorfos
 i 'gemelle' dei Padri Niceron e Maignan e ne comprende il valore iniziatic
 o\; percorre i sentieri della corrispondenza romana e francese dell’auto
 re\; e infine indaga i segreti politici e ottico-geometrici dei suoi gioch
 i\, inquadrabili nella poetica del dubbio elaborata da René Descartes.\nL
 e ricostruzioni (fisiche e virtuali) raccolte in questa mostra\, mai come 
 in questo caso\, mostrano come nella parola illusione (in ludus) si nascon
 da una componente giocosa\, esercitata da Niceron al confine tra arte e sc
 ienza.\n\n\nLa mostra è preceduta\, il mattino\, dal seminario internazio
 nale Rappresentazioni alle soglie del vuoto: estetiche della sparizione.\n
 \nLunedì 22 aprile\, ore 10\, Palazzo Badoer\, aula Tafuri. \nA cura di A
 gostino De Rosa e Giuseppe D’Acunto\nUniversità Iuav di Venezia & Imago
  rerum.
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LOCATION:Le Stanze del Vetro - Isola di San Giorgio\, Sestiere di Cannaregi
 o\, 30100 Venezia
SUMMARY;LANGUAGE=IT:Fragile?
DESCRIPTION;LANGUAGE=IT:Dopo il successo della mostra Carlo Scarpa. Venini 
 1932–1947 a cura di Marino Barovier\, prorogata fino al 6 gennaio 2013\,
  che ha totalizzato oltre 46.000 visitatori\, il progetto Le Stanze del Ve
 tro prosegue nel 2013 con due nuovi importanti appuntamenti espositivi: il
  primo sarà Fragile? a cura di Mario Codognato\, mentre a fine estate è 
 in programma una mostra monografica a cura di Marino Barovier dedicata all
 e creazioni del celebre artista Napoleone Martinuzzi per la vetreria Venin
 i tra il 1925 e il 1932.\n\nL’8 aprile 2013 apre al pubblico sull’Isol
 a di San Giorgio Maggiore a Venezia Fragile? a cura di Mario Codognato.\n
 \nLa mostra presenta 28 opere di artisti internazionali\, tra i più inter
 essanti del nostro tempo che hanno utilizzato anche il vetro come medium d
 ella loro poetica – da Marcel Duchamp e Joseph Beuys\, fino ad Ai Weiwei
 \, Damien Hirst\, Giovanni Anselmo e Jannis Kounellis solo per citarne alc
 uni – e rientra nel progetto Le Stanze del Vetro\, iniziativa congiunta 
 di Fondazione Giorgio Cini e Pentagram Stiftung\, nata con l’obiettivo d
 i valorizzare l’arte vetraria del Novecento e mostrare le innumerevoli p
 otenzialità e declinazioni di questa materia. L’esposizione resterà ap
 erta fino al 28 luglio 2013.\n\nNel particolare contesto della produzione 
 vetraria veneziana e della tradizione artigianale che la caratterizza\, la
  mostra Fragile? prende in considerazione un altro aspetto\, altrettanto r
 ilevante\, dell’utilizzo del vetro nelle arti visive del secolo scorso e
  di quello appena iniziato: l’impiego del vetro come oggetto trovato\, c
 ome materiale dalle particolari qualità metaforiche e linguistiche. Anzic
 hé la precisione o l’originalità del disegno del manufatto\, entrano i
 n gioco il potenziale simbolico della trasparenza\, della fragilità e del
 la resistenza (Fragile?)\, dell’imprecisione e della levigatezza\, nella
  costruzione di una situazione che attinge volontariamente dall’esperien
 za della realtà quotidiana e del linguaggio artistico contemporaneo.\n\nL
 a mostra Fragile? mette insieme le opere di alcuni tra i più interessanti
  artisti del nostro tempo\, che hanno utilizzato il vetro con intenti e ri
 sultati tra i più diversi e contrastanti: dal provocatorio gesto di Marce
 l Duchamp di rinchiudere in un’ampolla trasparente l’aria di Parigi al
 la tragica liricità dei frammenti di vetro dell’opera di Joseph Beuys d
 edicata alla ferocia del terremoto\, dalla trasformazione degli oggetti in
 dustriali in individualità poetiche nei lavori storici di Luciano Fabro a
 ll’ironica deflagrazione dei vetri delle automobili nel video di Pipilot
 ti Rist.\n\nNel loro insieme\, le opere e gli artisti presenti in Fragile?
  traducono le infinite potenzialità del vetro in una dialettica inedita c
 he coinvolge inevitabilmente la nostra esperienza quotidiana\, elemento co
 stitutivo del linguaggio artistico contemporaneo.\n\nTra gli altri\, Fragi
 le? mette in mostra i lavori di: Michael Craig-Martin\, Ceal Floyer\, Cars
 ten Nicolai\, Lawrence Weiner\, Monica Bonvicini\, Keith Sonnier\, Giusepp
 e Penone\, Rachel Whiteread\, Luciano Fabro\, Mona Hatoum\, David Hammons\
 , Claire Fontaine\, Cyril de Commarque\, Barry le Va\, Joseph Kosuth.
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LOCATION:Palazzo Grassi - San Marco 3231 - 30124 Venezia
SUMMARY;LANGUAGE=IT:Rudolf Stingel
DESCRIPTION;LANGUAGE=IT:Curata dall’artista stesso\, con il coordinamento
  di Elena Geuna\, la mostra si sviluppa su tutta la superficie espositiva 
 del palazzo\, coinvolgendo atrio\, primo e secondo piano. E' la prima volt
 a che l’intero spazio del museo viene dedicato a un unico artista.\n \nR
 udolf Stingel\, nato nel 1956\, vive e lavora tra New York e Merano\, sua 
 città natale. La sua opera è stata al centro di mostre personali in molt
 e istituzioni internazionali\, tra cui la Secession a Vienna (2012)\, la N
 eue Nationalgalerie a Berlino (2010)\, il Museum of Contemporary Art a Chi
 cago\, il Whitney Museum of American Art a New York (2007)\, il Museum fü
 r moderne Kunst di Francoforte (2004) e il Museo d’Arte Moderna e Contem
 poranea di Trento (2001). Ha inoltre partecipato alla Biennale di Venezia 
 nel 1993 e 2003. L’artista è anche stato presente nelle esposizioni “
 Where Are We Going?” (2006)\, “Sequence 1” (2007)\, “Mapping the S
 tudio” (2009-10) e “Il mondo vi appartiene” (2011) a Palazzo Grassi.
 \n \nIl progetto si iscrive nel programma di monografie di grandi artisti 
 contemporanei\, inaugurato nell’aprile 2012 con Urs Fischer (“Madame F
 isscher”)\, e presentato in alternanza e complementarietà alle esposizi
 oni tematiche della collezione François Pinault Foundation.\n \nLa mostra
  “Rudolf Stingel” rimane aperta a Palazzo Grassi fino al 31 dicembre 2
 013\, nel corso di tutta la 55a Biennale di arte contemporanea\, in occasi
 one della quale sarà inaugurata\, a partire dal 30 maggio 2013\, una nuov
 a esposizione anche a Punta della Dogana.
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LOCATION:Caffè Florian - Piazza San Marco 56 - 30124 Venezia
SUMMARY;LANGUAGE=IT:Omar Galliani. Il Sogno della Principessa Lyu Ji
DESCRIPTION;LANGUAGE=IT:Dal 30 maggio al 30 settembre gli storici arredi de
 lla Sala Cinese del più antico e famoso Caffè veneziano saranno arricchi
 ti dalla sua meravigliosa presenza.\nAl posto delle esotiche e sensuali fi
 gure femminili dipinte dal Pascutti ci sarà solo Lei\, evocata da una imm
 agine doppia\, anzi siamese.\nE tutto intorno\, dal pavimento al soffitto\
 , tavolini\, divanetti e sedie comprese\, una pioggia di simboli\, il regn
 o di una Principessa da sogno: fiori\, libri\, pergamene\, strumenti music
 ali\, carte di un regno di terra e di acque\, insieme all'occorrente per r
 endere ancora più affascinate una bellezza che è già assoluta perfezion
 e.\n\nA creare questa magia è Omar Galliani\, artista scelto per l'esposi
 zione 'Temporanea - Le realtà possibili del Caffè Florian'\, il raffinat
 o appuntamento con un grande interprete dell'arte contemporanea internazio
 nale che il Caffè Florian propone ad ogni cadenza di Biennale.\n\nUn lega
 me\, quello tra il Florian e la Biennale\, davvero profondo dato che è pr
 oprio sui divanetti di questo Caffè che alla fine dell'800 Riccardo Selva
 tico e i suoi amici maturarono l'idea di organizzare a Venezia un'esposizi
 one d'arte biennale come omaggio al Re Umberto e alla Regina Margherita. I
 dea che portò\, nel 1895\, alla prima Esposizione Internazionale d'Arte\,
  divenuta poi famosa nel mondo come La Biennale di Venezia.\n\nL'istallazi
 one dedicata a Lyu Ji è un vero atto d'amore da parte dell'artista. Ecco 
 come lo stesso Galliani descrive questo suo Omaggio alla meravigliosa Prin
 cipessa d''Oriente: 'nell'ultima notte delle nove rose bianche i tuoi cape
 lli d'ebano si sono intrecciati alle mie cento matite che ho consumato sul
 le quattro pareti e un soffitto nella sala ad oriente dell' unica città d
 'acqua d'occidente.\nIl tuo volto si specchia tra cristalli e stucchi di u
 n tempo che galleggia su stesso nell'attesa del the verde del pomeriggio o
  nell'ultimo calice di cristallo della notte.\nNel riflesso dei tuoi occhi
  si specchiano gli oggetti di una geografia senza nome . alle latitudini s
 i accendono e sovrappongono i riti dell' ospitalità tra il tuo soffitto d
 ei sogni e la tua cosmesi nascosta.\nSu piccoli tavoli di marmo ho inciso 
 il tuo nome dove i calici di mille cristalli hanno baciato le tue labbra d
 i porpora pallida treccia d'oriente.\nLa mia matita ha cercato nella notte
  dei tuoi sogni il contorno del tuo profilo. dimora d'eleganza e fragranza
  tra oriente e occidente il Florian custodirà il tuo respiro. muta bellez
 za senza nome' .\n\nIn Lyu Ji Omar Galliani focalizza i suoi ricorrenti pe
 rsonaggi femminili e\, insieme\, la sua passione per l'Oriente. L'istallaz
 ione al Florian è un sublime\, intenso omaggio alla femminilità\, alla m
 agia di uno sguardo dagli occhi color della notte\, all'immagine reale e a
  quella evocata\, potremmo dire all'aura\, di ogni donna. Un atto d'amore 
 sensualissimo\, pregnante e insieme etereo di ogni uomo innamorato per la 
 sua donna. E insieme un omaggio all'Oriente e alla Cina\, territorio dove 
 l'artista è da anni protagonista con mostre nei grandi musei dei diversi 
 Paesi.\n\nNiente meglio di Venezia e dell'unico Caffè che negli anni di C
 asanova e Goldoni ammetteva anche le donne\, per dar conto di questo profo
 ndo innamoramento\, del legame tra l'artista e il femminino\, tra l'uomo e
  quel meraviglioso\, eterno mistero che è la donna. Ogni donna\, 'muta be
 llezza senza nome'\, al di là dell'anagrafe\, archetipo di un sentimento 
 assoluto. Per lo meno finché dura il sogno.\nLa magica stanza ' disegnata
  ' avrà come destino il viaggio in quanto si sposterà poi negli altri Fl
 orian del mondo. Lyu Ji continuerà il suo viaggio quale ambasciatrice tra
  oriente e occidente.\nIn posizione privilegiata sotto i portici delle Pro
 curatie Nuove in Piazza San Marco a Venezia\, il Caffè Florian fu aperto 
 il 29 dicembre 1720 da Floriano Francesconi con il nome di 'Alla Venezia T
 rionfante'\, ma ben presto la clientela prese l'abitudine di chiamarlo 'Fl
 orian'. Da allora il locale rappresenta un ritrovo per artisti\, intellett
 uali\, politici e personaggi illustri nonché punto di incontro di svariat
 e realtà.
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LOCATION:Fondazione Giorgio Cini - Isola di San Giorgio\,  Venezia
SUMMARY;LANGUAGE=IT:«A Wave of Ultra-Modern Music». Venezia e oltre
DESCRIPTION;LANGUAGE=IT:L’Istituto per la Musica della Fondazione Giorgio
  Cini opera per la tutela e la valorizzazione di archivi del  XX e del XXI
  secolo\, con particolare attenzione a quelli prodotti da personalità di 
 rilievo del mondo musicale\, coreutico e audiovisivo.\n\nLe carte esposte 
 appartengono a 8 fondi distinti sul piano archivistico\, ma intersecati fr
 a loro su quello storico-documentario. Nelle sei vetrine si alternano\, se
 condo l’ordine degli eventi\, i passaggi o le presenze sulla scena inter
 nazionale veneziana di Alfredo Casella\, Gian Francesco Malipiero\, Aurel 
 Milloss\, Luigi Cortese\, Gino Gorini\, Alberto Bruni Tedeschi\, Camillo T
 ogni e Nino Rota: dalla tappa della celebre tournée italiana di Arnold Sc
 hönberg con il Pierrot Lunaire e il Concerto per quartetto d’archi di C
 asella alla prima esecuzione assoluta del Gesang zur Nacht di Camillo Togn
 i\, passando per Malipiero che compone per il cinema e scrive su Stravinsk
 ij. Una polifonia della storia musicale emerge anche nei suoi tratti incon
 ciliabili o non ancora conciliati fra la Sonata per violoncello e pianofor
 te di Gorini e i Cinque momenti musicali di Cortese\, oppure\, sorprendent
 emente\, fra Diagramma circolare di Bruni Tedeschi e La grande guerra di M
 ario Monicelli. L’ultima vetrina è dedicata alle musiche di Rota per Il
  Padrino.
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LOCATION:Ikona Gallery - Campo di Ghetto Nuovo\, Cannaregio 2909 - Venezia
SUMMARY;LANGUAGE=IT:Cristina Gori: Vault Over
DESCRIPTION;LANGUAGE=IT:Il progetto\, site specific\, vede l’artista inte
 rprete di un percorso metaforico e mentale che collega la città di Venezi
 a alla città di Xi’an e si muove sui passi di Marco Polo per compiere u
 n nuovo viaggio attraverso la Via della Seta che\, in antichità\, collega
 va i due luoghi costituendo uno dei tragitti più importanti della storia 
 per gli scambi commerciali e culturali. “Vault Over attraversa spazi tem
 porali e geografici\, mitici e mitologici e ci conduce con il proprio sgua
 rdo all’interno di un esercito di terra schierato”.\nFanno parte del p
 rogetto una serie di autoritratti\, un intervento installativo e un dipint
 o del pittore cinese Zhou Zhiwei. Il progetto è documentato da un catalog
 o disponibile in mostra con testi di Carolina Lio. \n\nLa riflessione alla
  base del progetto Vault Over parte da uno dei paradossi più importanti c
 he ci poniamo sulla storia e la continuità dei due grandi blocchi economi
 ci rappresentati dalla dicotomia Occidente / Oriente. Scrive a questo prop
 osito Carolina Lio all'interno del catalogo che accompagna la mostra: “S
 empre più spesso sentiamo parlare di divisione tra il mondo West e il mon
 do East e allo stesso tempo di globalizzazione. Queste due idee completame
 nte in contrasto tra di loro sono entrambe vere\, dimostrate\, studiate e 
 sostenute. Si può dire che si tratta di uno dei grandi paradossi del nost
 ro tempo\, forse persino quello più importante. Ecco perchè molti artist
 i sentono il bisogno di indagare quale sia il limite di veridicità tra qu
 este due tematiche. Quanto sono davvero distanti oppure uniti Occidente e 
 Oriente?”.\n\nLavorando su queste riflessioni e su quello che sembra uno
  scontro tra due sistemi\, Cristina Gori usa se stessa\, la propria immagi
 ne e l'elemento del suo corpo che sente come maggiormente contraddistintiv
 o della propria immagine: i suoi capelli\, particolarmente lunghi \, per c
 reare un incontro tra le due culture\, ed  identificarsi con uno dei simbo
 li più conosciuti e rappresentativi della storia della Cina: l'esercito d
 i terracotta. Infatti\, sono proprio le acconciature dei guerrieri a contr
 addistinguere le varie posizioni all'interno dell'antico esercito cinese d
 ell'imperatore Qin Shihuang. Attraverso una serie di autoritratti Cristina
  Gori trasforma se stessa in una ibridazione tra l'identità veneziana e q
 uella cinese\, dando una personale visione della Via della Seta attraverso
  la sovrapposizione e la stratificazione delle due culture e delle loro st
 orie. Coperta da uno strato di argilla l'artista si trasfigura e si immerg
 e nella storia  rivestita di una seconda pelle ricca di rimandi sociologic
 i e storici\, presentando un lavoro in un cui l'uomo e la sua umanità (me
 ssi in risalto dal fatto che ad essere rappresentato è non l'intero corpo
  ma la sola testa) diventano somma di un flusso vitale infinito e immortal
 e che ha attraversato tutti i secoli\, che ci compone e che ci sopravvive 
 per continuare ad accumularsi e perpetuare la sua costruzione eterna del m
 ondo”.\nE’ proprio sull’idea di pelle di natura\, come superficie ta
 ttile ed ideologica \, che l’artista basa la propria ricerca artistica i
 ncentrata sul  dualismo natura - artificio \, sul concetto di imitazione e
 d ibridazione tra due elementi in antitesi.
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LOCATION:Palazzo Ducale - San Marco 01 - 30124 Venezia
SUMMARY;LANGUAGE=IT:Fortezze veneziane del Mediterraneo
DESCRIPTION;LANGUAGE=IT:Ospitata nella sede del “potere” della Sereniss
 ima\, la mostra ricostruisce\, attraverso gli interessanti materiali del G
 abinetto di Cartografia e della Biblioteca del Museo Correr\, i sistemi mi
 litari veneziani di difesa e i capisaldi fortilizi dello Stato da Mar.\n 
 \nNell’esposizione si potranno ammirare le rappresentazioni di forti e f
 ortezze sorte nei luoghi strategici e più sensibili lungo le rotte maritt
 ime veneziane del Mediterraneo\, allo scopo di rendere sicuri i vitali com
 merci con il Levante.\n \n\nSeguono saggi di architettura che illustrano i
 l ruolo nodale di Corfù e Cipro\, il peso anche simbolico del “baluardo
 ” di Candia\, l’attenzione dedicata alla rete difensiva delle coste da
 lmate e dell’Albania Veneta e i progetti per la Morea continuamente espo
 sta\, dopo la riconquista di Francesco Morosini di fine Seicento\, alla ri
 montante espansione turca.\n\n\nTra le principali opere che la mostra pres
 enta\, nella sezione dedicata al XVI secolo\, vi è un’interessante e ra
 ra pergamena con la raffigurazione delle fortificazioni di Corfù. Si potr
 à vedere anche una pianta di Zara databile tra il 1564 e il 1567 con un a
 mbizioso progetto\, mai realizzato\, di ampliamento delle mura difensive a
 l di là del porto per proteggere le sue strutture. Per il Settecento vale
  la pena ricordare i progetti di Matthias Johann von der Schulemburg per C
 orfù che sarà definita “la più bella e forte piazza di quante ve ne s
 ono in Europa”\, qui rappresentati da una pianta datata 1727\, forse da 
 ricondurre alla mano dell’ingegnere Antonio Moser de Filseck.\n\nA cura 
 di Camillo Tonini\, Diana Cristante
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